Il Natale quando arriva arriva

Il primogenito dorme nel suo nuovo letto, con la metà mancante consegnata da tre corrieri accolti col gaudio riservato ai Magi a Betlemme.

All’improvviso un urlo squarcia il silenzio della notte “altolà! Chi va là!”.

Esclama lui, come uno sceriffo d’altri tempi, come Giovanna d’Arco che sente le voci.

Si riaddormenta dopo pochi istanti, mentre io resto a fissare il buio contando le ore che mancano alla sveglia e ai modi per farlo fuori senza andare in galera.

La mezzana si fa spedire pacchi indicando solo il suo nome, senza cognome né indirizzo -tanto mi conoscono, afferma la fanciulla- e così mi tocca andare al punto di consegna per ritirare un suo regalo.

La piccola trova, nel calendario dell’avvento, al posto del cioccolatino un buono per una carbonara domestica da consumare per cena. La sua esultanza ricorda quella di Caressa dei mondiali a Berlino.

Io ricevo un pacco che aspettavo, in dono dei meravigliosi porcini e bevo la tisana con un’amica e il caffè con un’altra.

Ce n’è abbastanza per arrivare a Natale.

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Eccoci.

Sono venticinque anni, mica bruscolini. Però di solito si festeggia lo stare insieme, non l’essere lontani.

Che poi non l’ho mica capito dove sei, vicino o lontano, nel cuore o nel cielo, nei miei geni o in quelli dei tuoi nipoti.

Scrivo lo stesso, ti parlo comunque, qualcuno sentirà, da qualche parte arriverà.

Il primogenito gioca a scacchi. Sai, sono cambiate molte cose, non ha più il basket, può vedere pochi amici, non va a scuola da mesi. Però comincia a pensare al suo futuro e la cosa mi incanta e atterrisce allo stesso tempo.

La mezzana non solo abita l’iperuranio, ma lo ha anche arredato. Studia scienze umane ma vuole fare la make up artist o la tatuatrice, ancora non s’è deciso.

Ha il disordine nel corredo genetico e per arrivare a lei tocca scavalcare montagne di vestiti gettati in ogni dove.

Mi manda messaggi su whatsapp per avere grattini sulla schiena, sua dipendenza e droga.

La piccola è grande, ma non glielo diciamo. È generosa e attenta, curiosa e iraconda, amabile e scontrosa.

Con lei bisogna capitare nel giorno giusto.

Io ho scritto un libro, papà.

Quanto vorrei che tu lo potessi tenere tra le mani, sul comodino, nella mensola in alto della libreria.

Chissà che avresti detto, vedendo il tuo cognome su un libro in vetrina.

Sto bene e cerco di essere felice e grata, ché di motivi ne ho davvero tanti.

Sono amata, dunque fortunata.

Venticinque anni oggi, papà, non so dire se è più mancanza o nostalgia, ora che è più il tempo vissuto senza di te che quello passato insieme.

Forse è solo amore.

Ciao, papà.

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La fine di un amore

“Buongiorno assistenza Ikea sono Serena, come posso aiutarla?”

“Buongiorno, meno male che è serena lei perché io ho un grosso problema. È passato il corriere con la mia consegna…”

“Bene!”

“Mi lasci finire. Certa che fosse arrivato il letto nuovo di mio figlio, il mio solerte vicino è passato a smontare il vecchio letto, del quale abbiano fatto legna da ardere. Quando abbiamo aperto il pacco…”

“Non c’era il letto!”

“Mi lasci finire. C’era il letto, ma solo metà”

“Mi faccia controllare…ah certo! Metà arriva dal punto vendita di San Giuliano, l’altra metà da Corsico. Tranquilla, tra una settimana arriverà anche il resto”

“Tra una settimana? Signora Serena mi scusi, ma mio figlio dove lo metto a dormire che c’è solo la rete?”

“Ci metta sopra un materasso e via, anche in Giappone dormono così”

“A me questo non lo dovevate fare, dopo tutto quello che c’è stato tra noi”

Anche gli amore più grandi vacillano. Le delusioni aprono crepe difficili da riparare.

Cara Ikea, questo non me lo dovevi fare.

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Pronto, chi vede?

“Mamma mamma mamma corri! Sta suonando il cellulare!”

“E allora rispondi, arrivo”

“È una videochiamata, è l’app dei ciechi”

“Non vedenti. Veloce veloce, rispondiamo! Pronto?”

“Buonasera, sono a cena e vorrei sapere cosa sono questi”

“Sono…vediamo…fiocchi magri di formaggio…scadono domani”

“Ah. Ma chi li ha comprati? Che schifezza. Questo?”

“Ricotta, scade il quindici gennaio”

“Bene. Mi scusi, l’ultimo…”

“Mascarpone! Scade il ventitré febbraio”

“Oh, finalmente qualcosa di buono. Grazie e buona sera”

“Buona sera anche a lei”

La tecnologia può essere sorprendente, quando con un gesto cosi semplice si può fare qualcosa di tanto utile.

Il primogenito e io, presi da euforia per essere riusciti finalmente ad aiutare qualcuno, ci siamo sentiti un po’ Batman e Robin.

Stiamo ancora discutendo su chi sia uno e chi l’altro, ma non si può avere tutto.

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Breaking news

Il primogenito, rapito dalla serie La regina degli scacchi, ha imparato a giocare da solo con dei video tutorial, temo durante le ore altrimenti dedicate alla didattica a distanza.

Se dovesse andar male con il liceo, siamo pronti a fare un corso di russo e sfidare Garri Kimovič Kasparov, per conquistare il titolo mondiale.

La mezzana ha deciso che suonerà l’ukulele, salvo poi accorgersi che in casa vive solo una vecchia chitarra scordata che ha prontamente riaccordato, grazie a una apposita app.

La piccola guarda compulsivamente video sulla migliore preparazione della carbonara. Ormai visita più http://www.salumiciociari che Zalando.

Io che impacchetto regali alla mia maniera, male ma con amore, metto il tappetino del bagno sul calorifero perché bagnato e la mattina scopro che non era acqua, quando la casa si sveglia avvolta in una nuvola di o de piscio di gatto.

I cioccolatini del calendario dell’avvento sono finiti cinque giorni fa.

Per il resto, va tutto molto bene.

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La seconda Legge di Mendel

Eccolo qui.
Da oggi disponibile e pronto per camminare da solo. Un grande grazie ai tanti che, sulla fiducia, lo hanno già acquistato. Non vi dico l’emozione di ricevere le prime foto del libro appena arrivato nelle vostre case.
In questa storia c’è tanto di me, e spero molto di voi.
Che sia una buona lettura

Lo potete trovare in libreria e qui

https://divergenze.eu/2020/12/09/la-seconda-legge-di-mendel/

https://www.lafeltrinelli.it/smartphone/libri/seconda-legge-mendel/9788831900300?smartphone=true

https://www.ibs.it/seconda-legge-di-mendel-libro-barbara-boggio/e/9788831900300

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Libera subito

“Mami, guarda questa villa. Mi sembra adatta a noi”

“Piccola, ancora su Immobiliare.it? Ma basta, non dobbiamo cambiare casa”

“Otto stanze, parco intorno, piscina interrata. C’è anche la sauna. Libera subito. Prezzo su richiesta. Richiediamo?”

“Sei impazzita? Con cosa la pago secondo te? Vendiamo gli organi di tuo fratello?”

“Mami, hai scritto un libro. Diventeremo ricchi”

“Piccola, amore. No, non diventeremo ricchi”

“Ma la Rowling si è comprata un castello”

“Ma la Rowling ha scritto Harry Potter”

“Beh, allora ti potevi impegnare un po’ di più”

E niente, speriamo nelle vendite.

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Di sogni e cassetti

Ho scritto la prima pagina cinque anni fa, una notte caldissima di agosto. Seduta su un terrazzo di un appartamento in Abruzzo, mentre i miei figli dormivano.

La potenza di certe storie è che sono loro a venirti a cercare, svegliandoti se dormi, chiamandoti se stai cucinando, sussurrando l’urgenza di essere raccontate.

Io ho provato a farlo nel miglior modo possibile.

Ho scritto di ciò che conosco, ché non so fare altrimenti.

La storia di una famiglia, della fatica del crescere, partendo da una domanda. Può la mela cadere lontano dall’albero? Possiamo essere diversi da chi ci ha generato?

A brevissimo arriverà lui, un sogno che esce dal cassetto in cui è restato a lungo.

il mio primo romanzo, sarà disponibile presto, grazie anche a una casa editrice che ha fatto della cura dei testi-oltre che di una infinita pazienza verso certi autori impazienti-la sua cifra stilistica.

Che dire, sono felice.

E aspetto con gioia di presentarvelo ufficialmente.

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Thank you

“Buongiorno professoressa, mi scusi ho fatto un po’ fatica a collegarmi. Sa, i figli hanno tutte piattaforme diverse”

“Nessun problema, eccoci qua. Cominci lei a dirmi come vede suo figlio”

“Beh, cosa possiamo dire. Sì, ha delle lacune, vengono da lontano. Negli anni si è cercato di colmarle, a volte con successo, altre meno. Certo, lui sicuramente potrebbe impegnarsi un po’ di più, approfondire, chiedere, ampliare. Diciamo che la didattica a distanza per certi versi non aiuta, l’adolescenza nemmeno. Ci tiene, ma non sempre abbastanza.
E poi, diciamocelo signora professoressa, l’inglese non è proprio la sua materia”

“Beh, mi fa piacere. Perché io insegno matematica, signora”

Temo di essere stata rimandata a settembre.

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Clio make up

“Mamma, non così. Il correttore va picchiettato sulle occhiaie sfumandolo poi verso l’esterno”

“Scusa, ti ho chiesto qualcosa?”

“Ma dai, il fondotinta! Non si spalma, si usa il beauty blender! Dai, le basi”

“Non ricordo di averti chiamata”

“E il contouring? Dove lo mettiamo?”

“Non farmi rispondere”

“No vabbè, ma il blush? Vorrai mica uscire senza una spennellata di colore sulle guance”

“A’ Clio make up, non devi fare lezione?”

“Sono in pausa. Mamma, non ci siamo. Non va bene nulla della tua beauty routine. Meno male che ci sono io”

La mezzana, novella make up artist, ha sentito l’urgenza di correggere le imperdonabili mancanze cosmetiche di sua madre.

A breve un tutorial chiarificatore.

Su come far fuori una figlia senza essere scoperti.

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