Be positive

La gaudente parentesi riccionese s’è conclusa ormai da più di una settimana.

Una vacanza con poco mare, molta vita notturna, cenette gourmet, piadine crudo e squacquerone tra un pranzo e l’altro.

Albe sulla spiaggia, giochi sull’acqua, nuovi incontri.

Il primogenito è tornato dalla sua prima esperienza di totale autonomia carico di ricordi, esperienze da non dimenticare e una carica di positività.

Al covid, purtroppo.

Nonostante tutte le raccomandazioni, malgrado la mascherina e il disinfettante, i tamponi e le precauzioni ciò che più si temeva s’è avverato.

Nella lunga lista di paure genitoriali, da un anno e mezzo a questa parte, si è aggiunta quella del contagio.

Certo, un rimedio potrebbe essere quello di tenerseli vicini, di non correre il rischio, di aspettare tempi migliori.

Ma l’estate dei diciott’anni è adesso, come si può chiedere di rimandarla.

Certo, per sette giorni di divertimento il prezzo da pagare sembra un po’ alto: il virus si sta facendo sentire, beffardo, con una vasta gamma di sintomi.

Ma potendo tornare indietro, credo che sceglierebbe nuovamente di godersi quei sette giorni di entusiasmo, stupidaggini, emozioni, risate e -probabilmente ma non voglio sapere- sbornie.

Adesso affrontiamo questo tempo di solitudine, ché l’isolamento sembra essere il peggiore degli effetti collaterali.

E per la prima volta dall’inizio della scuola elementare, con tutto questo tempo a disposizione finirà i compiti delle vacanze prima del rientro a scuola.

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In cucina con piccoletta

“Piccola, mi fai i pancake?”

Chiede un temerario fratello maggiore, ignaro e ingenuo come un agnello portato al macello.

“Certo, non c’è problema”

Quindici minuti, quattro ciotole, due padelle e uno strano odore più tardi.

“Piccola, ma come li hai fatti? Sembrano strani”

“Allora, ho messo queste uova, scadevano il dieci giugno ma dici sempre che le scadenze sono indicative. La farina non bastava ma ho aggiunto il preparato per crêpes dietetiche, quello che compri e poi butti perché dici che non ti piace ma poi ricompri quando sei a dieta. Lo zucchero non c’era e allora ho mischiato il dolcificante liquido è uno yogurt al pistacchio. Ah, ci voleva il latte ma non ne avevamo e ho messo l’acqua, così sono più leggeri”

Con tutto quello che di buono avrei potuto lasciare a mia figlia, proprio il cucinare male doveva capitarle.

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Tutti al mare

Le notizie del primogenito sono scarse e frammentate.

Qualche immagine ogni tanto, nessun volto riconoscibile, solo paesaggi e cibo.

Eh sì, perché i sei giovani in vacanza da soli in quel di Riccione, hanno poche idee ma ben chiare.

Intanto la spiaggia. Andrete in quella libera, giusto? Ma certo, un ombrellone dai cinesi e via.

E poi la foto del Bagno Sirena con lettini, sdraio e servizio bar.

Che per carità, nessuno li voleva in spiaggia a Coccia di morto, ma neanche a spalmarsi crema sulla sdraio extra lusso.

Poi, il cibo. A me arrivano foto di spaghetti con le vongole, che sembra essere il piatto locale più apprezzato.

A un’altra madre è arrivato il video di una serata a base di linguine all’astice, che quando arriva a casa mi spiegherà perché toglie pure i gamberetti dal risotto.

L’albergo dove soggiornano ha un nome francese altisonante, ricorda vagamente un postribolo ma costa come un soggiorno sulla Croisette.

Però no, non andrò a trovarlo, per un motivo dettato dalla mia ricca cultura pedagogica: non ho ferie.

Tuttavia, se qualcuno tra i miei contatti si trova per caso in zona, mi faccia sapere.

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Lassù sulla montagna

Alla formazione di mamme già schierata, l’altra sera, si è aggiunta di straforo anche la piccola.

Zitte zitte e quatte quatte, tornante dopo tornante, ci siamo avventurate verso il paesino di montagna che ospita la mezzana e le sue amiche, autonome vacanziere e novelle Heidi.

Tuttavia, la tecnologia che solitamente utilizziamo noi madri per mappare le creature in giro per il mondo ci si è rivoltata contro.

Un karma beffardo, complice di una applicazione di iPhone, ha fatto sì che noi, maestre spione, fossimo stanate nel bar del paese nel bel mezzo dell’aperitivo, tra un tramezzino e uno spritz.

Inni di gioia sono comunque stati innalzati alla notizia della cena al ristorante.

Si sa, la montagna mette fame, e le montanare fanciulle scandiscono la giornata tra colazioni, merende e programmazione dei pasti vari.

Oggi pare che si sia scaricata la bombola del gas per cucinare, e l’unica alternativa possibile è stata quella di pranzare fuori.

Più che una vacanza, un tour enogastronomico.

Nel frattempo il rientro si avvicina, è così la fine dei bagordi.

Domani però parte il primogenito per la riviera romagnola.

Si prospetta una nuova gita.

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In ferie

È partita da poco più di ventiquattro ore, ma già si sente la sua mancanza.

La mezzana, regolarmente assunta e stipendiata come colf di casa e deputata allo svuotamento di lavatrici e lavastoviglie, addetta allo smaltimento rifiuti con raccolta differenziata, s’è presa la spettante nonché dovuta settimana di ferie.

Un piccolo paese di montagna ha accolto la fanciulla e le sue sue amiche del cuore, nella prima esperienza di vacanza in autonomia.

Una autonomia per lo più culinaria perché le tre giovani, bloccate in casa da una pioggia incessante, altro non fanno che cucinare e mangiare.

Le fantasie su passeggiate nella natura selvaggia, bagni al fiume e pic nic in quota si sono infrante contro un meteo ostile e beffardo.

Io, di mio, vivo bene e con serenità questa sua prima esperienza senza adulti di riferimento.

Sono contenta di vederla sbocciare nell’autonomia, aperta alla vita e alle esperienze che le regala.

Infatti, domani sera vado a trovarla.

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Eros e psiche

“Mamma, è stato bellissimo questo ultimo giorno di oratorio! Ci siamo divertiti un sacco, giochi, canzoni, poi abbiamo fatto la sfilata”

“La sfilata?”

“Sì, abbiamo creato una fascia per ogni bambino, con “Miss simpatia” o “Mister calcio”, con una caratteristica per bambino”

“Che bello! Saranno stati contenti”

“Sì, e poi l’hanno fatto loro per noi. Sai io che Miss ero?”

“Che Miss eri?”

“Miss Eros”

“Scusa? Ma come? L’oratorio, la solidarietà, la prossimità, l’incontro…e tu come caspita sei diventata Miss Eros? E io che magnificavo a destra e a manca la tua bravura. Mi sa che mi siedo”

“Mamma, ma che hai? Sono Miss Eros perché quando chiamo Eros, uno dei bambini, lo faccio con la E aperta e tutti mi prendono in giro. Tutto bene? Ma che avevi capito?”

Niente, come spesso accade non avevo capito niente.

E nulla, anche l’oratorio è finito.

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Barcellona

Diario di bordo del capitano Kirk

Data stellare tre luglio duemilaventuno

Barcellona

Ci eravamo già stati cinque anni fa, e la piccola ha mostrato disappunto e sconcerto alla scoperta del mancato completamento della Sagrada Familia.

Ho cercato di entrare in una farmacia -e non per comprare souvenir- ma sono stata bloccata dalla guida, ché il protocollo covid non consente di frequentare luoghi non autorizzati. In effetti, se penso a un luogo di degrado, malattia e sporcizia viene proprio in mente la farmacia.

Comunque, baldanzosi e senza medicine siamo tornati sulla nave, che è salpata dopo poco sulle note di Con te partirò e il vocione di Bocelli.

Meglio della colonna sonora di Titanic, senza dubbio.

Sprezzanti del pericolo, i tre si sono avventurati nel percorso avventura sospeso intorno al ponte più alto. La mamma li ha coraggiosamente fotografati dalla sdraio della piscina sottostante.

Quest’anno non ci portiamo a casa neanche una maglietta tamarra o un magnete -tutto vietato- ma la consapevolezza che insieme, nel mondo, siamo sempre gli stessi che a casa: rompiscatole, litigiosi, schizzinosi, in disaccordo ma con gli occhi pieni di meraviglia e la voglia di scoprire.

Anche quando ci presentiamo alla serata in bianco, tutti colorati.

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Malta

Diario di bordo del capitano Kirk

data stellare primo luglio duemilaventuno

Malta

Le leggende metropolitane abbondano, qui sulla nave.

Sì dice che due incauti crocieristi, ieri in escursione a Palermo, abbiano avuto l’ardire di acquistare un magnete a una bancarella e per questo siano stati dati in pasto agli squali dal ponte principale, con l’ausilio di Capitan uncino.

Meno poeticamente pare siano stati fatti solo sbarcare, perché colpevoli di acquisto in luogo non autorizzato, ma abbiano conservato salva la vita.

Questi fatti gettano ombre inquietanti sulla nostra fuga in pedalò, che Alcatraz spostati proprio.

Per stare più tranquilli comunque oggi faremo il terzo tampone-in navigazione tra le onde, un’esperienza unica-ché la prudenza non è mai troppa.

La verità è che, se mai ci allontaneranno dalla nave, non sarà per il covid o le trasgressioni, ma a causa dei nostri outfit da scappati di casa nelle elegantissime cene di gala.

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Vips

Il primogenito è corso per i corridoi della nave strappandosi i capelli come Homer Simpson, quando grida “moriremo tutti”

Motivo di cotanto sconforto, la notizia di avere sfiorato l’incontro, a Roma, nientedimeno che con Kim Kardashian.

La mezzana e la piccola sorridono beate da ore riguardando l’ultimo selfie.

In mezzo a loro, nel bar di prua, il noto YouTuber Gianmarco Zagato, l’indagatore dell’incubo. Dopo averlo riconosciuto si sono avvicinate furtive per manifestargli imperitura stima e follow.

A cena, nel tavolo a fianco, una donna appariscente in uno sfavillante tailleur fucsia e grandi occhiali scuri.

È Tina Cipollari, storica opinionista di uomini e donne, programma cult di canale cinque dove sgallettate e sgallettati, giovani e non, si corteggiano per trovare l’anima gemella.

La fiera del trash.

Se di questi nomi non ne conoscete uno, state tranquilli.

Siete solo dei boomer, proprio come me.

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Pizza

Diario di bordo del capitano Kirk
Data stellare ventinove giugno duemilaventuno.

Napoli
Ci siamo affidati ai cinquantadue santi della città, San Gennaro in primis.
Abbiamo affrontato i trentotto gradi del centro storico con la stoicità del martirio, tanto per stare in tema.
Davanti alla facciata di una delle quattrocento trentotto chiese, ci hanno raccontato che nelle mattonelle sono nascosti strani simboli, che si sono rivelati essere un vero e proprio spartito.
Suonato, dà vita a una musica.
La guida ci ha poi spiegato che in alcuni quartieri le donne escono ad accompagnare i figli in pigiama e mollettone sulla testa, affermazione che mi ha definitivamente consacrato partenopea.
Con trepidazione e sudori -non freddi, sempre trentotto gradi ci stavano, come dicono qui-ci siamo avvicinati alla pizzeria consentita dalla dittatoriale compagnia di crociera.
E qui, finalmente, la piccola ha potuto gustare l’originale pizza napoletana.
Tutto è bene ciò che finisce bene, perché la guida ha corso il serio rischio di trovare il suo cranio appeso fuori da una delle famose quattrocento trentotto chiese.

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