Presagi

Nessuno te lo dice quando per la prima volta lo stringi tra le braccia, stremata piangente e stupefatta di avere messo al mondo tanta minuscola perfezione;

nessuno te lo dice quando ti incanta e ti incatena con il suo primo sdentato sorriso;

nessuno te lo dice quando dopo mesi di “lalalalalala” rimbomba nelle orecchie e nel cuore il primo “mamma” della sua -e tua- vita (poi ne seguiranno decine, centinaia, migliaia, milioni fino a non poterne più ma questa è un’altra storia);
nessuno te lo dice quando fiero e traballante mette un piede dopo l’altro e con un urlo di trionfo ondeggia verso di te;
nessuno te lo dice quando lo accompagni emozionata e commossa al suo primo giorno di asilo, la sua manina dentro la tua, lo zainetto con il bavaglino sulle spalle e lo smarrimento negli occhi;
nessuno te lo dice quando, con il grembiulino nero e una cartella gigante, in fila per due col resto di uno, entra per la prima volta alla scuola elementare pronto a leggere, scrivere e contare;
nessuno te lo dice quando guardi per ore dietro il vetro appannato di una piscina i suoi tuffi in vasca grande, pronta a cogliere il suo sguardo che cerca il tuo;
nessuno te lo dice quando un mattino freddo, in piedi sul marciapiede, lo vedi fare ciao con la mano dall’alto del pullman mentre parte con i suoi amici per la prima importante gita;
nessuno te lo dice in tutte le mille occasioni in cui ammiri il tuo bambino camminare verso la tanta agognata autonomia.
Poi accade che una sera d’estate come tante passeggi per il paese con il tuo ragazzino, ti sorprendi a osservare i suoi piedi grandi e l’andatura lenta, noti che la sua testa è più vicina alla tua, i suoi silenzi più frequenti, in una estenuante alternanza tra il bisogno di coccole e quello di solitudine, vicinanza e distanza, autonomia e dipendenza.
La (pre)adolescenza si è insinuata subdolamente nelle nostre vite, silenziosa e inesorabile; nessuno ce lo aveva detto o forse noi non ci avevamo creduto, e ora abbiamo questo ospite ingombrante che a quanto pare vivrà con noi ancora per qualche anno.
Non sono sicura di essere pronta.

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Scomode verità

Ieri sera in pigiama e latte caldo ce ne stavamo tranquilli e stretti sul divano per la visione del nostro programma di dolci preferito. A un certo punto passa in televisione il nuovo spot della dixan. Sembra una pubblicità come tante altre, ma in realtà è un subdolo tentativo di minare le già fragili certezze materne, che meriterebbe di essere segnalato all’associazione in difesa dei consumatori. Se non l’avete visto lo riassumo brevemente: una bambina sorridente fa il disegno della sua mamma esclamando “una mamma fantastica” e arriva lei, la mamma fantastica appunto, felice, truccata e pettinata, assolutamente imperturbabile davanti alle quotidiane disgrazie domestiche: il sugo che schizza sulla camicetta quando stai per uscire, il bambino che si spalma il latte coi cereali come fosse una crema di bellezza, essere imbottigliata nel traffico alle otto del mattino. Ovviamente tutto in casa è bianco: dal divano alle pareti, dai mobili al gatto ai vestiti di lei, che mantiene una calma glaciale davanti a qualsivoglia problema.

“Guarda mamma, lei si che è tranquilla, mica come te”

“Si certo, per essere così quella se lo fuma, il dixan. E poi cosa vorresti dire, che non sono una madre amorevole e serena?”

Attimi di silenzio, scambio di sguardi perplessi.

“Ehm.. l’altra volta in autostrada gridavi con il signore davanti che andava piano”

“E poi quell’altra volta ti sei infuriata perché ho rovesciato la bottiglia nella minestra”

“Ah, e ti ricordi quando..”

“Bastaaaaa! Spegniamo la televisione e tutti a letto”

“Visto mamma? Faresti meglio anche tu a comprare il dixan”

Maledette pubblicità ingannevoli.

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Bilanci

E via, si parte.

Il viaggio al contrario per ritornare e’ una buona occasione per un veloce bilancio delle vacanze. Ecco il mio.

Ho preso il sole, le cartoline e i pidocchi.

Ho perso tempo ed è stata una benedizione, le chiavi di casa e spesso la pazienza.

Ho attraversato cinque regioni, percorso più chilometri di quanti avrei mai immaginato dalla montagna al mare e viceversa, corso la mattina sulla spiaggia con la tamarrissima zumba fitness negli auricolari.
Ho rivisto delle persone, conosciute di nuove, perse di vecchie.
Ho pensato, letto e scritto. Ho amato e odiato i miei figli a fasi alterne ma costanti, ho maledetto i compiti delle vacanze ininterrottamente.
Ma è il momento di tornare a casa dove ci aspettano il gatto, le bollette ammucchiate sul tavolo, i compiti da finire e i quaderni a righe di quarta da comprare. Ci aspetta quel periodo di assestamento tipico dei rientri, con la treccina fatta in spiaggia da tagliare perché se al mare fa esotico a casa fa pagliaccio, le briglie della quotidianità domestica da riprendere, i tempi da ristabilire. Con l’entusiasmo e i buoni propositi di ogni inizio che, per quanto mi riguarda, durano
mediamente come l’abbronzatura sulla pelle.

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Perfidia balneare

Da anni ormai è usanza, nella mia famiglia, l’alternanza pomeridiana in spiaggia. Nelle ore più calde, quelle del riposo e del silenzio, secondo una rigida e inviolabile turnazione un genitore saluta sorridendo il resto della famiglia e se ne va felice e leggero verso la spiaggia con la sola compagnia di un bel libro e della crema solare.

A quell’ora la spiaggia è quasi deserta, se si escludono le famiglie tedesche -bianchi come il latte ma perennemente sotto il sole, dalla culla all’età adulta- qualche adolescente addormentato che si risveglierà con un’ustione di terzo grado e un gruppo di arzille anziane signore. Stanno sedute in tre o quattro su una sdraio, con i loro costumi interi fiorati e tante chiacchiere da scambiarsi.
Oggi il gruppo contava una nuova entrata, molto spiritosa a giudicare dalle grasse risate che le altre si stavano facendo. 
”E poi avreste dovuto vedere la faccia di mia nuora stamattina quando sono arrivata! Era pietrificata! Le è andata via pure l’abbronzatura! Pensa che non ho detto niente neanche a mio figlio, ieri ho detto a Gilberto di portarmi al mare a trovare i nipoti e zac! Sorpresa! E aspetto stasera per dirle che mi fermo fino a sabato!”

E riecheggia per la spiaggia una risata diabolica, mentre le altre la guardano ammirate.

La perfidia non ha età.

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Selezione naturale

Al bar della spiaggia.

“Un caffè macchiato, per favore”

Mentre aspetto tranquilla di ricevere la mia ordinazione noto che appoggiato al bancone vicino a me c’è un uomo, età indefinita, capelli troppo scuri per essere naturali e pancetta prominente. Appena la tazzina di caffè viene appoggiata davanti a me sfodera un gran sorriso e un rodato “posso offrirglielo io, bella signorina?” Per inciso, con il mollettone sui capelli che dopo un mese di mare somigliano a un mazzo di alghe, il magliettone copricostume di Mafalda che non sarà fashion ma è comodissimo, sabbia persino tra i denti non è che “bella signorina” sia particolarmente credibile.
Non faccio in tempo ad aprir bocca che arriva il primo “mammaaaa!!! io prendo le patatine lime e pepe rosa!!”
seguito dal secondo “mamma, io un cono cioccolato, nocciola, puffo e violetta con un po’ di panna montata” e per finire “si può l’hot dog con maionese ketchup e patatine fritte mammina?”
Mi volto per rispondere -di no- alle folli richieste alimentari dei miei figli e mi accorgo che il simpatico Casanova è sparito. Evaporato. Smaterializzato. Neanche il grande Houdini, re delle fughe, riusciva così bene a scomparire.

Ora, magari avrà avuto paura di dover pagare, oltre al mio caffè, anche la spesa settimanale all’esselunga, o che i figli non fossero finiti e ce ne fosse qualcuno lasciato all’ombrellone, fatto sta che non ne ho più avuto notizia.

I figli sono il più efficace sistema di selezione al mondo.

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Serate belle

Ci sono persone con dei doni speciali.

Ci sono persone a cui la vita ha chiesto di percorrere sentieri bui, quelli che tutti cerchiamo di evitare perché ci abitano le nostre paure più grandi. Perdita, malattia, sofferenza.

Ci sono persone che quei sentieri non solo li percorrono, con uno zaino carico di coraggio, forza, ostinazione e resistenza, ma ne escono ancora più forti, ancora più luminosi.

Questa sera ho avuto la gioia di passare del tempo con una di queste persone, una donna ma soprattutto una madre. Che è stata nel bosco più buio e insidioso di tutti, che custodisce il timore più grande di ogni genitore. Lei lo ha percorso senza mai lasciare la mano all’altro suo bambino, che oggi è un ragazzone alto, con le spalle larghe e gli occhi buoni. Lei ha il rossetto rosso, i capelli nerissimi e l’anima grande. Ha ancora bisogno dello zaino, perché la vita non ha smesso di chiederle il conto, ma preferisce usare una borsetta colorata.
Ci sono persone che, fortunatamente, non si dimenticano.

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Nuovi idoli

La famiglia che osservavo giorni fa purtroppo non si è più vista in spiaggia, forse spaventata da quell’impicciona di vicina di ombrellone.

Ma non c’è tempo di annoiarsi. Me ne stavo comodamente in riva al mare a costruire con entusiasmo il milionesimo castello di sabbia scambiando sguardi di complicità e solidarietà con un’altra madre, alle prese con la mia stessa inebriante attività. La differenza tra noi era la conta dei figli, che la vedeva superarmi di uno. Una di queste creature, un ragazzino ossuto che non avrà avuto più di dieci anni a un certo punto rompe il silenzio chiedendo ad alta voce: “mamma, stavo guardando le altre signore in spiaggia: perché non sei come loro?” La madre alza la testa confusa, sudata e insabbiata fino alle orecchie e gli chiede (pessima mossa) cosa intenda. E lui: “beh, le altre sono più magre e meno… budinose”. Ecco, se fosse stato figlio mio lo avrei con tutta probabilità affogato seduta stante, la signora invece, senza smettere di scavare la buca (che sospetto a questo punto fosse destinata proprio a lui) risponde: “carissimo, è colpa tua, di tuo fratello, tua sorella è quella che è venuta prima di lei. Prima di voi ero uno schianto, quindi sta zitto e scava”

Da oggi ho un nuovo idolo.

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Vita da spiaggia

Sarà deformazione professionale, sarà che le vite degli altri mi intrigano più di una telenovela, sarà che non sono capace di farmi i fatti miei. Sarà quel che sarà ma la vita di spiaggia è fonte inesauribile di curiosità e amenità varie.

Di recente mi è capitata come vicina di ombrellone una famigliola, madre, padre, bambina sui cinque/sei anni. Fin qui tutto bene. Poi mi accorgo che, non appena lei si allontana con la bambina per un bagno, un castello di sabbia o una merenda lui si precipita a frugare nella borsa di lei e controlla furtivo un cellulare con cover di Swarovski rosa che immagino appartenere alla consorte. Evidentemente oltre ai gruppi whatsapp della scuola materna deve aver trovato altro; quando la moglie torna e si sdraia per prendere il sole lui chiama la figlia esclamando “andiamo a fare un tuffo!”; lei, ignara, continua a godersi il sole messaggiando con il suo brillantissimo cellulare quando all’improvviso arriva di corsa la bimba, tenendo in equilibrio un grande secchiello pieno d’acqua e.. splash! lo getta sulla madre levando in un sol colpo più strati di olio solare e probabilmente l’intera memoria dell’iPhone. Lei balza a sedere, oscillando per un attimo fra rabbia e stupore, poi si mette ad urlare alla bambina che si guarda intorno sgomenta e tra i singhiozzi urla “me lo ha detto papa’ di farlo!!”
E lui, l’adorabile genitore, mette su uno sguardo il più possibile innocente e le risponde che non è affatto vero e che era all’oscuro delle diaboliche intenzioni della piccola.

Ecco, non so come sia andata a finire perché se ne sono andati e seguirli mi pareva un po’ da stalker, ma la vacanza è ancora lunga e confido nelle prossime puntate.

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Saluti

Ciao al pranzo con vista sul mare, al geco di guardia alla porta, alla gelateria sotto casa che fa karaoke fino a notte fonda.

Ciao a una regione prima sconosciuta, agli arrosticini, alle olive e ai cremini.

Ciao alla vertigine della solitudine e a questa insolita formazione familiare.

Domani si parte, ci si ritrova e si ricomincia in un altro mare, in questa estate che sembra non finire mai.

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Critiche cinematografiche

“Il film che hai scelto e’ assolutamente inadatto e diseducativo per le mie sorelle, mi stupisco di te mamma”

Con queste parole il saggio e bacchettone primogenito mi ha apostrofato nel tragitto dal cinema alla macchina. Cinema che, peraltro, mi era parso l’unica alternativa preferibile all’infanticidio, dopo una giornata chiusi in casa con la pioggia sui vetri e i compiti sul tavolo (che poi qualcuno mi spiegherà perché si chiamano delle “vacanze”: se sei in vacanza i compiti non li fai, giusto?)
Comunque. In effetti la scelta del film poteva essere fatta con più criterio, ma il titolo mi pareva appropriato e siamo arrivati in ritardo perché abbiamo trovato coda per strada, alla cassa e ai popcorn, quindi non ci ho pensato più di tanto e voila’, centoventi minuti di trash assoluto: parolacce, allusioni sessuali che poco alludevano e molto mostravano e una scena finale memorabile (“mamma, cosa sbucava dalle mutande del signore?”)

Ecco cosa succede quando ci si allontana troppo dal vecchio e caro Walt Disney.

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