Serate belle

Ci sono persone con dei doni speciali.

Ci sono persone a cui la vita ha chiesto di percorrere sentieri bui, quelli che tutti cerchiamo di evitare perché ci abitano le nostre paure più grandi. Perdita, malattia, sofferenza.

Ci sono persone che quei sentieri non solo li percorrono, con uno zaino carico di coraggio, forza, ostinazione e resistenza, ma ne escono ancora più forti, ancora più luminosi.

Questa sera ho avuto la gioia di passare del tempo con una di queste persone, una donna ma soprattutto una madre. Che è stata nel bosco più buio e insidioso di tutti, che custodisce il timore più grande di ogni genitore. Lei lo ha percorso senza mai lasciare la mano all’altro suo bambino, che oggi è un ragazzone alto, con le spalle larghe e gli occhi buoni. Lei ha il rossetto rosso, i capelli nerissimi e l’anima grande. Ha ancora bisogno dello zaino, perché la vita non ha smesso di chiederle il conto, ma preferisce usare una borsetta colorata.
Ci sono persone che, fortunatamente, non si dimenticano.

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Nuovi idoli

La famiglia che osservavo giorni fa purtroppo non si è più vista in spiaggia, forse spaventata da quell’impicciona di vicina di ombrellone.

Ma non c’è tempo di annoiarsi. Me ne stavo comodamente in riva al mare a costruire con entusiasmo il milionesimo castello di sabbia scambiando sguardi di complicità e solidarietà con un’altra madre, alle prese con la mia stessa inebriante attività. La differenza tra noi era la conta dei figli, che la vedeva superarmi di uno. Una di queste creature, un ragazzino ossuto che non avrà avuto più di dieci anni a un certo punto rompe il silenzio chiedendo ad alta voce: “mamma, stavo guardando le altre signore in spiaggia: perché non sei come loro?” La madre alza la testa confusa, sudata e insabbiata fino alle orecchie e gli chiede (pessima mossa) cosa intenda. E lui: “beh, le altre sono più magre e meno… budinose”. Ecco, se fosse stato figlio mio lo avrei con tutta probabilità affogato seduta stante, la signora invece, senza smettere di scavare la buca (che sospetto a questo punto fosse destinata proprio a lui) risponde: “carissimo, è colpa tua, di tuo fratello, tua sorella è quella che è venuta prima di lei. Prima di voi ero uno schianto, quindi sta zitto e scava”

Da oggi ho un nuovo idolo.

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Vita da spiaggia

Sarà deformazione professionale, sarà che le vite degli altri mi intrigano più di una telenovela, sarà che non sono capace di farmi i fatti miei. Sarà quel che sarà ma la vita di spiaggia è fonte inesauribile di curiosità e amenità varie.

Di recente mi è capitata come vicina di ombrellone una famigliola, madre, padre, bambina sui cinque/sei anni. Fin qui tutto bene. Poi mi accorgo che, non appena lei si allontana con la bambina per un bagno, un castello di sabbia o una merenda lui si precipita a frugare nella borsa di lei e controlla furtivo un cellulare con cover di Swarovski rosa che immagino appartenere alla consorte. Evidentemente oltre ai gruppi whatsapp della scuola materna deve aver trovato altro; quando la moglie torna e si sdraia per prendere il sole lui chiama la figlia esclamando “andiamo a fare un tuffo!”; lei, ignara, continua a godersi il sole messaggiando con il suo brillantissimo cellulare quando all’improvviso arriva di corsa la bimba, tenendo in equilibrio un grande secchiello pieno d’acqua e.. splash! lo getta sulla madre levando in un sol colpo più strati di olio solare e probabilmente l’intera memoria dell’iPhone. Lei balza a sedere, oscillando per un attimo fra rabbia e stupore, poi si mette ad urlare alla bambina che si guarda intorno sgomenta e tra i singhiozzi urla “me lo ha detto papa’ di farlo!!”
E lui, l’adorabile genitore, mette su uno sguardo il più possibile innocente e le risponde che non è affatto vero e che era all’oscuro delle diaboliche intenzioni della piccola.

Ecco, non so come sia andata a finire perché se ne sono andati e seguirli mi pareva un po’ da stalker, ma la vacanza è ancora lunga e confido nelle prossime puntate.

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Saluti

Ciao al pranzo con vista sul mare, al geco di guardia alla porta, alla gelateria sotto casa che fa karaoke fino a notte fonda.

Ciao a una regione prima sconosciuta, agli arrosticini, alle olive e ai cremini.

Ciao alla vertigine della solitudine e a questa insolita formazione familiare.

Domani si parte, ci si ritrova e si ricomincia in un altro mare, in questa estate che sembra non finire mai.

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Critiche cinematografiche

“Il film che hai scelto e’ assolutamente inadatto e diseducativo per le mie sorelle, mi stupisco di te mamma”

Con queste parole il saggio e bacchettone primogenito mi ha apostrofato nel tragitto dal cinema alla macchina. Cinema che, peraltro, mi era parso l’unica alternativa preferibile all’infanticidio, dopo una giornata chiusi in casa con la pioggia sui vetri e i compiti sul tavolo (che poi qualcuno mi spiegherà perché si chiamano delle “vacanze”: se sei in vacanza i compiti non li fai, giusto?)
Comunque. In effetti la scelta del film poteva essere fatta con più criterio, ma il titolo mi pareva appropriato e siamo arrivati in ritardo perché abbiamo trovato coda per strada, alla cassa e ai popcorn, quindi non ci ho pensato più di tanto e voila’, centoventi minuti di trash assoluto: parolacce, allusioni sessuali che poco alludevano e molto mostravano e una scena finale memorabile (“mamma, cosa sbucava dalle mutande del signore?”)

Ecco cosa succede quando ci si allontana troppo dal vecchio e caro Walt Disney.

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Emozioni ferragostane

La mattina hanno salutato gli amici in partenza, preparandosi a una settimana solo loro quattro. Poi sono andati a piantare l’ombrellone colorato acquistato dai cinesi e sono entrati in acqua a cercare refrigerio, trovando più meduse che persone; non si sono persi d’animo e, passeggiando sul bagnasciuga si sono imbattuti in un gruppo festante che ondeggiava al ritmo di limbo e tche’ tcherere e si sono fatti travolgere dalla musica incalzante -fare zumba da anni servirà pure a qualcosa- infine prima di mangiare si sono sfidati a un partitone a calcetto, finito tragicamente in rissa quando la piccola si è accorta di aver perso per autogol. Hanno pranzato con la dose di gelato che l’organizzazione mondiale della sanità raccomanda per un mese, nel pomeriggio hanno giocato a pallavolo, pallanuoto, caccia al granchio e scava la buca, fino a non poterne più. Una pioggia provvidenziale l’ha salvata da altri devastanti tornei.
Tra poco ceneranno con quella che a casa e’ l’eccezione e qui la regola: la pizza.

Hanno condiviso il ferragosto al mare insieme, il primo in quarantuno anni per lei (che ha avuto una triste infanzia di estati montanare) e il primo dei loro undici, nove e sette anni (che hanno una meravigliosa infanzia ma sempre con vacanze a fine agosto).

Buon ferragosto!

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Holiday

La vacanza marinara procede in relativa tranquillità. I bambini si divertono, nuotano e esplorano gli scogli col retino per procacciare il pranzo -fino a oggi il magro bottino e’ stato di qualche striminzito gamberetto, un granchio e un pesce (morto da tempo) gentilmente donato da un generoso pescatore-; lei ha un’amica a cui appoggiarsi nei momenti bui (“mamma, dov’è la maschera? “Sulla tua faccia, tesoro” “mamma, in questo mare ci sono gli squali? E le mante? E le meduse? E i cavallucci? E le aragoste? E i granchi?” “Mamma, facciamo una buca/castello/scultura con la sabbia?” “Mamma, guardami!!!!!”)
La piccola ha anche perso un dentino mentre azzannava un trancio di pizza (praticamente l’unico alimento di cui si stanno nutrendo) e attende pazientemente l’arrivo nella notte del pesciolino dei denti, che fa le veci del più casalingo topino.
Tutto andrebbe dunque per il meglio se il destino cinico e baro non ci mettesse lo zampino, nel caso specifico con un guasto alla rete idrica del paesino che li ospita e la conseguente mancanza d’acqua estesa a ogni abitazione, albergo o locale della zona. Per fronteggiare l’emergenza sciacquone i quattro si sono quindi dovuti ingegnare e hanno così pensato di procurarsi l’acqua necessaria dove se ne trova in abbondanza: nel mare di fronte a loro. Al calare della sera, armati di coraggio, secchi, mastelli e bottiglie si sono avventurati in spiaggia con i pantaloni arrotolati a metà gamba e hanno riempito tutti i contenitori con il prezioso elemento. Sono tornati di corsa a casa bagnati, insabbiati e ridendo a crepapelle.

Ecco, non sarà romantico come guardare le stelle cadenti, ma penso che se lo ricorderanno anche da grandi.

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In viaggio

Sono partiti un mattino buio, poco prima dell’alba, carichi di entusiasmo, bagagli e buone intenzioni. Hanno attraversato quattro regioni ma a guardare il tempo impiegato avrebbero potuto essere quattro continenti. Rispetto ai viaggi passati alcune cose sono migliorate; un tempo non lontano era bastato un viaggio in Liguria per rivedere le posizioni sull’infanticidio dopo aver ascoltato in loop per centoventi minuti l’accattivante hit “volevo un gatto nero nero nero, mi hai dato un gatto bianco con te non gioco più”. Oggi i gusti musicali di famiglia sono cambiati ma non è ben chiaro se si vada verso un miglioramento (“mamma, metti Alvaro?” “Alvaro???” “Solar no? È la canzone dell’estate”)
Durante il viaggio sono riusciti a fare pipì in sei diversi autogrill-la sincronia non abita qui- e adesso sono sufficientemente preparati per redigere una nuova lonely planet sui punti di ristoro autostradali e delle relative toilettes.
All’arrivo hanno trovato il mare, il sorriso caldo di un’amica e due braccia forti per scaricare le valigie.
E ora comincia il divertimento.

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Code a tratti

Il gruppetto è piuttosto eterogeneo e vivace: ci sono gli anziani coniugi che tornano a Bologna dopo essere stati a trovare i nipotini (“signora, vedesse che belli! Anzi aspetti, che tanto qui non ci si muove, Ettore prendi il telefono che faccio vedere i bambini a questa simpatica signora”); c’è la famiglia che sta tornando a Bari dopo essere venuta a visitare l’Expo (“vi è piaciuta?” “Insomma”); c’è un pullman di albanesi che nessuno sa dove sia diretto ma che tutti osservano per capire come usare il loro bagno; ci sono due bellissime e giovani ragazze con la radio a tutto volume che stanno andando a Rimini (“ma si, intanto balliamo un po’ qui”); c’è l’agente della polizia stradale sosia di Brad Pitt che distribuisce sorrisi e acqua; 
e ci siamo anche noi, con una autonomia residua di un litro d’acqua, tre dvd e la pipì da fare.

L’esperienza del bivacco in autostrada mi mancava proprio.

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Cose che amo

Mi piace quando siamo in macchina e alla radio suonano una canzone che piace a tutti e quattro e ci mettiamo a cantarla a voce altissima e sembra che la musica si senta nelle orecchie e nella pancia;

Mi piace quando scoprono qualcosa per la prima volta, un luogo, un sapore, un’emozione e mi guardano incantati come se potessi svelargli l’universo intero;

Mi piace quando la sera sono tutti a letto ma li sento parlottare a bassa voce di quello che combineranno domani;

Mi piace quando qualcuno di noi dice una frase buffa e un altro corre a scriverla sul quaderno di famiglia e ridiamo tutti insieme.

Ecco, questo breve promemoria sarà la mia guida, il mio faro e il mio mantra nelle prossime due settimane nelle quali saremo tutti e quattro insieme in un posto nuovo e lontano, e mi chiederò ripetutamente chi me lo ha fatto fare.

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