In attesa

Sarà capitato a tutti di aspettare una telefonata, una mail, un trillo dal mondo esterno e che fosse una priorità assoluta. Bene, non c’è niente di meglio che aspettare ardentemente qualcosa per non riceverla.
Ieri io aspettavo un messaggio, quindi sono stata con l’orecchio teso per sentire al volo il tanto desiderato segnale acustico, tra il vociare dei bambini prima, il traffico dopo e attenta ad ogni piccola vibrazione quando ho dovuto silenziarlo al lavoro. Durante la giornata ho quindi ricevuto, tra gli altri:
-numero ventotto whatsapp dal gruppo “le amiche del cuore” nel quale è stato subdolamente inserito il mio numero essendo la figlia di mezzo sprovvista di suo cellulare (che, tra l’altro, comincio a pensare sia stata una astuta e malvagia manovra per averne uno suo, prendendomi per sfinimento all’ennesimo “ding!” del gruppo di cui sopra);
-un messaggio da parte del negozio di abbigliamento bambino per propormi un’offerta irrinunciabile sui “must have autunnali under dieci” (testuali parole);
-venti mail di groupon con la possibilità di mangiare polenta e asino fino alla fine dei miei giorni;
-due newsletter da cui non riesco a cancellarmi nonostante le abbia provate tutte, a parte prendere a testate lo schermo dell’IPhone;
-un mms di mio zio con la foto del gatto travestito per hallowen;
-una chiamata da parte del gestore telefonico che insiste a sostenere che io possegga due linee anziché una.
E, cosa lo dico a fare, il tanto atteso messaggio non è arrivato. O forse si è perso con tutto questo traffico, chissà. Mi sa che oggi spengo il telefono.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Forever volley

È arrivata di corsa nel buio della sera, facendo le scale a tre a tre con grandi falcate e gridando “mamma” già dal secondo gradino. È entrata in casa come Taz il diavolo della Tasmania, travolgendo gatto e sorellina che si trovavano accidentalmente nella sua traiettoria. Si è buttata tra le mie braccia e con gli occhi pieni di stelle ha strillato “sono nell’under dodici!!!!!”
Lei è la figlia di mezzo, pallavolista da due anni, felicemente trascorsi a pascolare nel mini volley, che da ieri sera è ufficialmente passata, con le sue amiche, tra le fila della squadra da sei.
“Ti ricordi, mamma?? Eh? Ti ricordi quando l’anno scorso volevo lasciare tutto e non andare più agli allenamenti perché il mio bagher faceva schifo e tutte le battute finivano in rete? Ti ricordi che tu mi hai obbligato a continuare e..”
“Obbligato? Escludo di avere mai fatto una cosa simile”
“Si sì, eccome se mi hai obbligato. E poi mi hai fatto tutti quei discorsi noiosi sull’impegno, la fatica di imparare le cose nuove, ah! E poi mi hai raccontato di quando giocavi tu alla mia età ma c’era la tua amica che era tanto più brava di te..”
“Beh, tanto, non esageriamo..”
“Non mi interrompere: e tu eri triste ma ti piaceva così tanto la pallavolo che non hai lasciato, e poi abbiamo guardato su YouTube tutti quegli episodi di Mimì Ayuhara e tu ti ricordavi ancora la sigla..”
“Va bene va bene, tesoro, arriva al punto”
“Avevi ragione tu, mamma”

Quattro parole e una virgola. Non credevo bastasse così poco per sciogliere quel punto nascosto tra il cuore e la pancia, sentire le lacrime dietro agli occhi e essere felici come se fosse arrivata la convocazione in nazionale.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Leggo dunque sono

Ognuno di noi nella vita ha il suo modo di rilassarsi, cacciare la negatività, i brutti pensieri e lo stress di una giornata in salita. C’è chi nuota, chi fa le torte, chi ne mangia. C’è chi si sfinisce in palestra, chi ricama e chi dipinge. Chi dorme e chi canta. Io leggo. Da che ho memoria la lettura ha fatto parte della mia vita, con le fiabe raccontate dalla mia mamma, i libri sui comodini dei miei genitori e in fila sulle mensole del salotto. Mia madre per qualche anno ha lavorato anche in una libreria e ricordo l’incanto di camminare tra quegli scaffali colmi di storie dalle copertine colorate. Mio padre invece era iscritto al Club degli editori, che ogni mese spediva a casa un catalogo con il libro del mese e una selezione di storie per il socio lettore. Ricordo l’arrivo dopo qualche settimana del pacco con i libri richiesti e l’entusiasmo di papà al ritorno da una giornata di lavoro che pregustava ciò che avrebbe letto la sera. Io leggo di tutto fin da piccola, un po’ perché da figlia unica ci si trova spesso con dei momenti di vuoto da riempire, un po’ perché ho scoperto presto la magia di una storia che ti incatena, portandoti in un tempo e in un luogo diversi e dai quali non vorresti tornare indietro. Al liceo tenevo spesso un romanzo all’interno del libro di testo, così che da fuori tutti pensassero che io stessi seguendo la lezione. Il guaio -o il vantaggio, non so- è che nella lettura io mi astraggo, mi perdo e mi dimentico, ma soprattutto non ascolto. Una mattina, durante una lunga lezione di italiano, mi sono sentita chiamare più volte e quando ho alzato gli occhi dal libro che stavo leggendo ho incrociato gli sguardi di compagni, compagne e professoressa in attesa di una mia risposta. “Allora Boggio, quindi tu sei d’accordo?” mi ha incalzato nuovamente l’insegnante. Peccato che io non avessi la più pallida idea di quale fosse l’argomento, presa com’ero dalle mie letture alternative. “Ehm.. Dunque..si, certo che sono d’accordo” ricordo di avere risposto, tra le facce perplesse dei miei amici. Mi ero appena dichiarata a favore della pena di morte, grazie alla mia puntuale disattenzione. Da allora ho letto di tutto, dai romanzi rosa agli horror, dalle biografie storiche ai trattati di filosofia, da cinquanta sfumature alle fiabe. Ogni sera, da che sono piccolissimi, leggo ai bambini una storia diversa prima di dormire, un rito sempre uguale che pacifica loro e rasserena me. Vorrei che anche i miei figli amassero la lettura, che trovassero conforto e compagnia da un libro accanto al letto, un modo diverso ma buono per lasciare almeno per un po’ i problemi e le preoccupazioni altrove. Per ora non posso dire di esserci riuscita, perché il primogenito preadolescente preferisce il pallone da basket e gli amici, l’incostante secondogenita avrà cominciato cento libri senza mai andare oltre la pagina cinque, la più piccola passa i suoi pomeriggi in cortile a giocare. Ma tutti e tre amano ascoltare le storie e hanno da sempre memoria di una mamma con il libro in mano. Io ho buttato un seme, ne sono certa. Resta solo da capire quando germoglierà.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Feliz Santo

Conosco una donna molto speciale, e oggi è il suo onomastico. Se penso a un aggettivo che la definisca quello è coraggiosa. Con la vita, le persone, le difficoltà e se stessa. Una donna capace di impastare la crostata con la stessa facilità con cui sale su una scala armata di motosega per potare gli alberi del suo amato giardino, che monta l’armadio della camera dopo il trasloco e fa l’orlo ai pantaloni di una figlia ancora incapace di cucire, che guarda con amore i suoi nipoti e sceglie un giorno a caso sul calendario per farlo diventare la loro personalissima festa, che li lascia mangiare la pizza sul divano abbracciati al cane, che gli offre di merenda la polenta avanzata. Una donna capace di curare da sola il suo giardino, fare l’orto e tagliare la legna, che disegna come un angelo e lascia biglietti per dirci che ci ama. Una donna con una grande casa abitata da due gatti, un cane, due tartarughe di terra che l’hanno resa nonna di tante piccole tartarughine, tenute al caldo sotto una lampada rossa fino all’arrivo della primavera. Una donna che ti sorprende con un bellissimo regalo a febbraio, anche se il tuo compleanno è ad aprile, perché voleva vedere subito la tua espressione mentre scarti il pacchetto colorato. Una donna che dimentica ricorrenze e feste comandate ma riconosce la tristezza da un “pronto” al telefono.
Una donna, la mia mamma. E allora buon onomastico da chi, come te, se ne dimentica sempre.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Drammi infantili (e non)

Ha aperto gli occhi sul nuovo giorno e ha cominciato a piangere. Ha versato tutte le sue lacrime dal letto al bagno, dal bagno alla cucina, dalla cucina alla sala. Ha pianto mentre faceva la pipì, quando si infilava la maglia nelle mutande come dice sempre la nonna e pucciando i biscotti nella tazza di latte. Ha intonato un lamento che neanche le prefiche ai funerali, a riprova che il sangue non è acqua e quel quarto di sicilianità che le scorre nelle vene ogni tanto si fa sentire. Ha continuato a singhiozzare fino al cancello della scuola, dove per non fare brutte figure si é asciugata gli occhi, soffiata il naso e con uno smagliante sorriso ha dichiarato ai compagni “ho gli occhi rossi perché sono allergica a matematica alla prima ora”. Il motivo di cotanta disperazione è presto detto: ieri la piccola sarebbe stata l’unica della famiglia ad andare a scuola, mentre i fratelli avrebbero trascorso una eccitante e avventurosa mattinata con la mamma dal dentista. E dire che le abbiamo pure taciuto la nostra colazione al McDonald’s, altrimenti una chiamata al telefono azzurro non ce la toglieva nessuno. Inutile aggiungere che ad avere più voglia di piangere e disperarsi era proprio la mamma, che ha dovuto spostare un bel po’ di appuntamenti per il benessere orale dei figli maggiori, attraversare l’intera città e trascorrere quattro lunghissime ore nella sala d’aspetto del presidio odontoiatrico. Quando finalmente i tre sono riusciti a rivedere la luce, si è reso necessario un passaggio in edicola, per medicare i sorrisi doloranti. Io comincio a dirlo qui: settimana prossima il dentista tocca a me, cerco qualcuno che dopo mi porti in edicola, o al bar per un cappuccino, insomma che si prenda cura di me, tanto per cambiare.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Del contouring e altre amenità

Sono pochi i negozi in cui entrando mi sento così profondamente inadeguata e fuori posto come le profumerie. Tanto per cominciare ho dei problemi con gli odori troppo intensi, anche se si chiamano Dior Sauvage e costano come fare il tagliando alla macchina. Entrare quindi in un locale dove sembra essere esplosa l’intera produzione dei deodoranti per ambiente Glade mi provoca immancabilmente tosse secca e lacrimazione abbondante. Poi ci sono loro, le commesse. Giovani, belle, capelli e trucco perfetto; coscientemente tu sei consapevole che devono essere così per vendere prodotti di bellezza, ciononostante l’autostima vacilla dopo i primi cinque minuti in negozio, tra le graziose fanciulle e gli specchi disseminati a ogni angolo. Ieri però dovevo assolutamente acquistare il fondotinta finito e mi sono quindi avventurata in questo antro chic e profumato. La zelante commessa che sembrava uscita dalle pagine di Vanity Fair mi ha subito proposto e elencato un numero tendente a infinito di correttori, creme base, fondotinta, cipria e fard rigorosamente antirughe. L’irritazione è svanita, trasformatasi in sdegno, quando ho visto i prezzi e calcolato che tutto il pacchetto di restyling mi sarebbe costato come l’intero pranzo della comunione. E poi, le domande. “Signora, cosa utilizza di solito per il contouring?” Il vuoto. Ero più preparata all’esame di filosofia teoretica del secondo anno, del quale avrò capito si e no una pagina o due. “É attrezzata con il materiale per stendere il fondotinta?” Panico. Perché, non bastano le mani? Avrei voluto chiedere ma mi sono trattenuta perché ho intuito non fosse la domanda giusta da fare. Alla fine, resistendo stoicamente alle profumate proposte della signorina, che mi avrebbero resa bellissima e splendente dalla prima applicazione, me ne sono andata con il modello base di fondotinta per pelli mature. Se quello non basterà pazienza, c’è sempre il filtro di Instagram. Che è pure gratis.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Domenica bestiale

“Anche tu qui, la domenica?”
“Si, la spesa non guarda in faccia a nessuno e non santifica le feste. Soprattutto quando festeggi il compleanno di un figlio in ritardo e invece di cavartela con la pizza per scantonare la cena ti tocca preparare primo secondo e contorno perché “mamma mi piacerebbe tanto”
“Io sono qui per il correttore, non quello delle occhiaie come si potrebbe facilmente intuire ma lo sbianchetto, come lo chiamavano una volta, perché mio figlio non può assolutamente continuare i compiti senza. E a casa ho una sedia occupata dai panni da stirare che ormai arriva al soffitto”
“Ah, non me ne parlare. Io nel fondo della cesta ho ancora canotte e shorts. Finisce che li stiro in tempo per la prossima estate”
“Io dovrei anche lavorare un po’, ma non so se oggi ce la faccio.”
“Io devo trovare cinque foglie di colore diverso per il compito di scienze della piccola. O meglio, mia figlia le dovrebbe trovare ma se vado adesso nel bosco con lei per cercarle addio cena, panni e sistema nervoso. Quindi mi fermerò al ritorno all’ingresso della pista ciclabile e ne raccoglierò qualcuna. Non sarà educativo ma si chiama sopravvivenza.”
Le due, un po’ più sorridenti per la breve ma salvifica condivisione, si sono salutate alla cassa fai da te e sono andate ognuna per la propria strada. La mia, neanche a dirlo, era quella della ciclabile dove ho raccolto un numero imprecisato di foglie colorate, cacche di cani e ortiche. Chissà se alla maestra andranno bene.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Un tuffo nel passato

Stamattina presto, mentre tutti dormivano, sono uscita a correre. C’erano pace, tranquillità e un sole spuntato da poco a farmi compagnia. Il mio mondo ideale, insomma. Le macchine in giro erano poche e quasi non mi sono accorta quando una di queste ha rallentato accostandosi vicino a me. Ho sentito una voce e qualcuno che diceva il mio nome con tono interrogativo, mi sono voltata e al volante c’era lui. Lui, il grande amore dei miei quindici anni, quello che mi ha spezzato il cuore limonando con la ragazzina che più odiavo nella scuola per tutto il viaggio in pullman durante una gita scolastica, per il quale ho pianto tutte le mie lacrime chiusa nella mia cameretta ascoltando l’opera omnia di Marco Masini convinta, come ogni adolescente degna di questo nome, che mai più sarei stata felice e sarei invecchiata sola in compagnia di tre gatti. Quello che speri di incontrare da grande bella come il sole, con i capelli splendenti e vaporosi, il trucco perfetto e il tacco dodici, così da fargli mangiare le mani fino ai gomiti e prendere a testate il muro per averti lasciato andare. E invece. Questa notte il gatto ha deciso di dormire vicino a me scatenando la mia latente allergia, e i miei occhi stamattina erano rossi e venati come quelli del mio amico Walter al settimo giorno di vacanza nei Coffee Shop di Amsterdam. I capelli grazie all’umidità mattutina sembravano cotonati con la corrente a 220 volt e ricordavano quelli di Krusty il Clown. Per non svegliare nessuno accendendo la luce poi, avevo indossato una felpa a caso, che si era poi rivelata quella della mia figlia decenne, sicuramente già alta ma con quelle tre o quattro taglie meno di me. L’insieme dunque non era il più favorevole, anche se sarebbe stato perfetto ieri sera per fare dolcetto o scherzetto. Pure lui comunque non mi è sembrato al massimo della forma, soprattutto perché non c’era quasi più traccia della folta chioma corvina che aveva incantato ai tempi tante liceali come me. Rivedersi è stato strano, come quando incontri il macellaio in posta, sai che lo conosci ma non riesci a ricordare chi sia, senza il grembiule del supermercato. Ecco, mi sa che il passato sarebbe meglio lasciarlo dov’è, con i capelli e senza rughe, come in una bella fotografia chiusa in cassetto.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Cronaca di una giornata in salita

Ci son giornate che inizi chiedendoti quanto male devi aver fatto nella tua vita precedente per meritarti in questa una tale sequela di sfighe. Ieri mattina alle sei e trenta c’era più sole fuori che dentro di me. Mi sono alzata più che negativa, nefasta, che a confronto il crudele gufetto che diffonde odio pare la fata turchina. L’unica cosa saggia da fare sarebbe stata rintanarsi sotto il piumone, come aveva velatamente suggerito la sveglia, defunta per sempre dopo il debole trillo che mi ha strappato al sonno. I bambini che, si sa, captano e percepiscono sentimenti e umori materni si sono prontamente adeguati mostrando dal risveglio il loro lato più oscuro e molesto. In ufficio mi aspettava un’allegra attività che porta il nome di rendicontazione, più conosciuta dagli addetti ai lavori come una delle sette piaghe d’Egitto. Il mio adorato computer mi ha dato il benvenuto avvisandomi che qualcuno nottetempo aveva cercato di entrare nella mia posta elettronica -che poi, poveretto, si sarebbe annoiato a morte visto il tenore delle mie conversazioni via mail- e mi ha quindi richiesto ennemila controlli prima di lasciarmela usare. Sbrigate tutte le mattutine incombenze è arrivata l’ora di riprendere i bambini a scuola, quindi mi sono diretta alla macchina dove mi sono accorta di non trovare più le chiavi. Credo di non essere l’unica a possedere una borsa che probabilmente comunica con un’altra dimensione, visto che scompaiono oggetti indispensabili e ne appaiono di stravaganti e inutili, uno su tutti il “mai più senza” grattaschiena della piccola. Ma questa volta non era colpa della borsa ma ancora della mia incurabile storditaggine che mi aveva fatto lasciare le chiavi direttamente inserite nel cruscotto. Roba che è più facile rubarmi la macchina che l’account di posta elettronica. Arrivata a casa ho trovato nella cassetta della posta una gentile missiva della compagnia telefonica, che ha deciso in autonomia di addebitarmi bollette per due linee, nonostante io ne possegga solo una. La gentile signorina slovena che ha prontamente risposto alla mia chiamata mi ha tranquillizzata spiegandomi in un italiano incerto che “sono cose che capitano”. Solo a me però, avrei voluto aggiungere. Il resto della giornata non ha -fortunatamente- riservato altre sorprese, se non il tranquillo tran tran pomeridiano di compiti che prevedeva studio in tandem con l’amico migliore del grande per la temutissima interrogazione di storia, letture varie e interminabili prove di flauto per la secondogenita e tautogrammi per la piccina (e adesso voglio vedere quanti di voi sanno di cosa si tratta e non vale cercare su google). Insomma, solo un’altra giornata di ordinaria follia.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Caffè?

“Mamma, caffè o non caffè?”
Questa non è la gentile offerta di una bevanda calda, come potrebbe erroneamente sembrare. È la personalissima unità di misura dei miei rapporti amicali, che sempre la solita secondogenita ha ideato per capire in che rapporti io sia con la maestra, la mamma del suo compagno o il lattaio. “Caffè o non caffè” è la massima sintesi del “quanta voglia hai di passare del tempo con quella persona? Vuoi condividere un momento di chiacchiere con lui/lei/loro? Vuoi ascoltarli e raccontargli le tue cose?” E non solo. È un modo per provare a intuire come è fatto il mondo della mamma, quale bussola utilizza per orientarsi nell’intricato mondo delle relazioni con gli altri, chi vorrebbe come amici e perché. Qualche coordinata che aiuti anche lei, riservata ma tanto desiderosa di fare amicizie, a comprendere quale sia il modo giusto per farlo.
Inizialmente non ho gradito molto questa curiosità che sconfinava nell’intrusione, che si sommava e moltiplicava le consuete millemila domande del giorno. Ammetto però di essermi sbagliata, perché adesso anche a me capita, incontrando persone più o meno nuove della mia vita, di pormi la fatidica domanda. Ma la risposta più bella e geniale l’ho sentita dare dalla sorella piccola a quella grande. Alla domanda “ma tu con me il caffè lo prenderesti?” ha così risposto: “per il caffè sono piccola, ma con te mi mangerei pure una teglia di lasagne”.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento