Grandi esperienze

Sono ormai tre anni che i miei figli maggiori partecipano, durante l’estate, al campeggio organizzato dalla Parrocchia del paese in cui viviamo. Oggi ci siamo ritrovati come consuetudine a mangiare tutti insieme, responsabili, animatori, ragazze campeggiatrici (era la festa del turno femminile perché fino alla prima media maschi e femmine fanno vacanze separate, per poi riunirsi inaspettatamente proprio quando è in atto la tempesta ormonale) e i loro genitori. E’ stata l’occasione di vedere il dvd con fotografie e filmati delle nostre fanciulle e delle esperienze che hanno potuto fare in quel periodo. Si, perché quegli undici giorni sono innanzitutto una grande esperienza, a volte la prima, che i nostri figli si trovano a fare lontano da casa, famiglia e soprattutto da mamma e papà. Accompagnati da adulti responsabili, preparati, ma soprattuto carichi di entusiasmo e di una certa dose di incoscienza li guidano un giorno dopo l’altro alla scoperta delle bellezze e delle fatiche della vita comunitaria in alta montagna. Affrontano sorridenti entusiasmi, liti, capricci e nostalgie con passo lento ma deciso, proprio come nelle lunghe camminate per arrivare ogni volta a un rifugio più alto, a un panorama diverso e sempre più bello, a un cielo stellato che sopra i duemila sembra più vicino e luminoso. Un coraggioso gruppo di mamme li accompagna in questa avventura, cucinando per loro tre volte al giorno con la fantasia, la perizia e la professionalità dei grandi chef. Io, che sbaglio le dosi della pasta per cinque, mi inchino davanti a queste donne che cuociono pizzoccheri e infornano crostate per quaranta persone. Ragazzi e ragazze sperimentano l’autonomia di scegliersi i vestiti adatti ogni mattina, senza che la mamma gli raccomandi di mettere la maglia e chiudere la giacca, di lavarsi i denti ogni sera e di addormentarsi in una tenda di amiche senza il bacio della buona notte ma con tante risate. Sperimentano la nostalgia e l’attesa, ma anche l’abbraccio, il conforto e la condivisione. Giocano, camminano, scoprono, litigano, piangono e ridono, sotto lo sguardo di animatori poco più grandi di loro che hanno già fatto queste esperienze e si mettono a disposizione per farle vivere ad altri. Io, che sono sempre stata una bambina paurosa, non ho avuto la fortuna che hanno oggi i miei figli e i nostri ragazzi. Sono grata a chi permette loro di vivere queste esperienze, perché è un po’ come se, con loro e qualche anno di ritardo, le vivessi anche io.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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