Nel complesso

Il piccolo gatto, che passa la vita in una placida alternanza tra il divano rosso e la ciotola della pappa, si improvvisa giustiziere della notte ingaggiando una lotta furibonda con un micio straniero.

Rimedia un occhio graffiato, una visita dalla dolce veterinaria coi capelli rossi, una puntura di antibiotico.

Si vendica facendo pipì sul trasportino che alla prima curva inonda il sedile e i miei pantaloni.

Arrivano gli acquisti compulsivi fatti pochi giorni fa. Dopo avere provato con gran disinvoltura la mutanda guaina che tutto contiene e tutto può, in pendant col reggiseno dei miracoli, ti accorgi con sgomento che l’abbinata produce un rotolino intorno alla vita che ricorda le curve dell’omino Michelin.

In un momento di altissima ispirazione pedagogica, di quelli che senti la pacca sulla spalla di Maria Montessori e Rosseau che fa il tifo a bordo campo, ho infilato in un sacco nero tutti i vestiti che stazionavano da giorni sul pavimento della stanza delle ragazze.

Con una plateale sceneggiata, ho portato tutto nel baule della macchina. È lì, per l’appunto, li ho dimenticati per un mese. Non so se li tirerò mai fuori.

Nel complesso, tutto bene.

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Sorridi, sei su candid camera

“Piccola?”

“Qualcuno ha visto la piccola?”

“Io no mamma”

“Piccola chi? Ahahahahah come sono simpatico Blo”

“Non risponde neanche al telefono”

“Magari è scesa a giocare?”

“Senza dircelo?”

La piccola, con l’animo burlone da carnevale di Rio, si è furbamente nascosta nei meandri del mio armadio (a suo rischio e pericolo, tra l’altro)

Sbucata dopo un tempo indefinito tra mille risate (sue) ha deciso dopo poche ore di replicare questo riuscitissimo scherzo.

Senza considerare però l’inaffidabilità e la cialtroneria dei suoi congiunti.

È rimasta quindi rintanata, tra vecchie magliette sbrindellate e jeans che mi si chiuderanno dopo morta ma che non butto perché sai mai, per un considerevole lasso di tempo.

Scovata dal gatto, infastidito per il furto della cuccia preferita, se ne è andata offesa per non essere stata cercata.

Caro telefono azzurro, se dovessi ricevere una sua chiamata sappi che abbiamo le nostre valide ragioni, per lasciarla chiusa nell’armadio.

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Oggi

“Avanti prego avanzare, davanti alla sedia e piedi sul bollone per terra, questa è la giusta distanza”

“Sembra il gioco della sedia”

“Ma adesso prenderò benissimo il 5G ahahahahah”

“Quello dietro mi sembra troppo giovane, secondo me imbroglia”

“Avanti prego avanzare, davanti alla sedia e piedi sul bollone per terra, questa è la giusta distanza”

“Io non ci credo, però lo faccio”

“Io ho fame, ma ho letto che è più sicuro farlo a stomaco vuoto”

“Ma tu, che ti fai iniettare?”

“Perché, si può scegliere?”

“Avanti prego avanzare, davanti alla sedia e piedi sul bollone per terra, questa è la giusta distanza”

Una mattina nebbiosa e freddina, che promette però una giornata splendente. Una umanità variegata e varia, in attesa coi piedi sul proprio bollone.

L’emozione della prima dose, anche se detta così fa un po’ tossico.

Mi sono vaccinata.

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Madri

Amorevole, presente, attenta, sacrificale, attiva, biologica, premurosa, severa, coraggiosa, dolce, indulgente, affettuosa, disponibile, adottiva, combattiva, inadeguata, paziente, affidataria, stressante, sorridente, tollerante, mancata, felice.

Il curriculum di una madre contiene tanti e tali requisiti che mettono timore.

Difficile trovare un candidato che presenti tutte queste caratteristiche.

A un passo dalla maggiore età come madre, so che la maternità è l’esperienza più pervasiva e trasversale che si possa sperimentare.

So che una madre non nasce davanti a due linee colorate su un test, né dopo il parto e nemmeno quando torna a casa col suo bambino.

Essere madre è un’attitudine, un orientamento, un’opportunità.

Come ogni cosa, non ti rende migliore se non ne cerchi il senso.

È scrivere parole a matita, che saranno i figli a scegliere se ripassare in penna o cancellare, per riscriverne altre.

È la capacità di accogliere senza essere travolti, far stare in equilibrio il tenere e il lasciare andare, lo stare vicino e la giusta distanza, mantenere la rotta consentendo deviazioni, sorreggere lasciando che camminino da soli, intuire quando mollare la presa.

È un modo di stare nel mondo e stare in relazione con gli altri, guidati dalla consapevolezza che la maternità è un dono che si fa dono a sua volta.

Auguri a chi è madre, di un figlio, un’idea, un progetto, un pensiero.

Perché chiunque si prenda cura di qualcuno o di qualcosa, è madre.

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Ladri di biciclette

Il primogenito sta definendo gli ultimi dettagli della prima vacanza solo con gli amici, che farà a luglio.

Sarà un viaggio alla ricerca di arte, tradizione e cultura. Ricco di suggestioni ed esperienze.

Perché quando fin da piccoli fai scoprire loro il mondo e le sue meraviglie, da grandi le cercheranno ancora.

Andranno a Riccione.

La mezzana è diventata la versione coi capelli lunghi del dott.Nowzaradan di vite al limite.

Controlla l’assunzione quotidiana di calorie sua, mia e della piccola. Accorre in cucina se sente il fruscio di un pacchetto che si apre, tanto che siamo state costrette a comprare le patatine nel tubo, per non essere scoperte.

La piccola indaga sul furto di biciclette e monopattini elettrici, avvenuto nel piazzale della scuola media.

Novella Sherlock Holmes, elabora con le sue amiche teorie degne di Criminal Minds.

Io controllo di avere il portafoglio in borsa, il cellulare in tasca e la testa sul collo, dopo una settimana faticosa, in cui è stato necessario fare di necessità virtù.

Anche se io, con le virtù, non sono mai stata tanto brava.

Però mi sto impegnando.

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Sorellanza

“Piccola corri, presto!”

“No, sono a letto”

“Dai, è importante, devo farti vedere una cosa”

“Mandamela su whatsapp”

“Veloce! Devi proprio vedere, forza!”

“Eccomi qua, cosa c’è?”

“Niente, ma già che sei in piedi mi porteresti un bicchier d’acqua?”

La sorellanza è un sentimento potente. Quasi come la cuscinata che la piccola ha tirato in testa alla mezzana.

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Il primo passo

“Mami, dobbiamo parlare”

“È urgente, piccola? Sto facendo il polpettone e sai che mi devo concentrare, altrimenti viene una schifezza”

“Sì, è urgente e importante”

“Urca, allora siediti lì e dimmi”

“Mami, tu mi hai sempre detto che il primo passo per farsi aiutare è ammettere di avere un problema”

“Sì, potrei averlo detto”

“Mami, davvero. So che io sono la figlia e tu la madre ma sai che con me puoi parlare”

“Piccola, davvero, grazie. Ma sono un po’ confusa. Chi ha un problema?”

“Mami, dillo e sarà tutto più semplice”

“Ma dire cosa, scusa?”

“Va bene, mi ci hai costretta tu. Cos’è questo?”

Qualche giorno fa, al ritiro della spesa al Drive, insieme ai consueti buoni mi hanno omaggiata di una mini bottiglia di liquore. Bottiglietta che, naturalmente, è rimasta a giacere nella mia borsa insieme a sette mascherine, un numero imprecisato di scontrini e le mentine uscire dalla loro scatola.

La piccola l’ha trovata e ha subito pensato mi facessi un sorso ogni tanto, tra un accompagnamento a pallavolo e un giro in lavanderia.

Mi chiamo Barbara, ho quarantasette anni e non bevo il limoncello, giuro.

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Malgrado tutto

Hai barba e baffi, spalle larghe e un’altezza che non ti soddisfa ma già ragguardevole.

La tartaruga di addominali scolpita, vinta alla lotteria genetica, che resiste indomita ai numerosi Crispy Mcbacon con patatine grandi.

Un ciuffo folto e lungo, che arriva a metà di quegli occhi verdi che chissà da quale antenato sono venuti.

Ti eserciti coi quiz della patente, anche se è presto per iscriversi.

Vuoi andare in vacanza coi tuoi amici, tu hai proposto Gallipoli e loro Rimini.

Sulla tua bocca è comparsa la parola università, e anche se non sappiamo dove, come, perché, detta ad alta voce sembra quasi reale.

Hai la memoria del pesce rosso, dimentichi le cose da una stanza all’altra e torni a chiedermi cosa dovevi fare, vivi in una camera dove il caos regna sovrano e studi in cucina perché la tua scrivania è inagibile.

A un passo dall’ultimo anno di liceo, nel mezzo di una pandemia, hai tirato fuori dal cilindro un impegno e senso di responsabilità di solito riservato al basket, tua grande passione.

Vendi carte pokemon e vuoi arricchirti coi bitcoin.

Caro primogenito, non riesco a raccontarti quanto il vederti costruire il tuo futuro illumini il mio.

Tu che tieni accesa in me la fiammella dell’indignazione per l’ingiustizia perché in te divampa.

Che sei capace di sgretolare montagne di pazienza con la tua polemica, frantumare la serenità familiare con l’opposizione e il dibattito, che ti fai ripetere le cose oltre ogni ragionevole dubbio e ancora ridi se fai i rutti con gli amici.

Ecco, malgrado o grazie a tutto ciò, non mi stanco mai di osservarti crescere.

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Le buone nuove

L’idraulico ha individuato subito il guasto, nella caldaia che sta creando una gigantesca infiltrazione nella casa del mio vicino.

Non c’è stato tempo di esserne sollevati perché a ruota ne ha trovati altri due, di guasti.

Quando è andato via, ho preiscritto la piccola a un corso cepu di idraulica, così almeno uno dei tre sarà in grado di mantenersi degnamente.

Il computer del primogenito chiede una password di accesso che non abbiamo. Silenzioso e immobile, rifiuta ogni accesso ai preziosissimi compiti del disperato studente. Ora è nelle mani di un tecnico, che capirà se resettare le nostre vite o darci speranza.

La piccola ha fatto cadere un vaso -l’unico- sul pavimento, ora i vetri sono ovunque e il gatto sembra di Swarovski.

Nonostante la riapertura delle scuole i miei figli sono ancora tutti a casa, con conseguente svuotamento cronico di frigo.

Mentre seguivo a occhi chiusi un corso di mindfulness, in un momento di meditazione, ho intravisto la piccola e la mezzana rotolarsi dal ridere per i miei esercizi.

Per il mio ormai prossimo compleanno il primogenito ha chiesto ad Alexa “cose da regalare a una madre”.

Mi aspetto un frullatore, ma chissà.

E questo è tutto, seguitemi per altre buone notizie.

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Remise en forme

La piccola fa ginnastica ogni giorno, sul tappetino da yoga della sorella, sdraiata sul pavimento del mio bagno.

Musica motivante, un personal training rinchiuso nello schermo del tablet, che impartisce ordini con la dolcezza di Torquemada e la grazia di Attila.

La mezzana corre.

Su e giù da una ciclabile, con le AirPods altezza timpano e volume rischio precoce sordità, i pantaloncini corti e l’affanno di un fumatore storico di nazionali senza filtro. Calcola calorie, grassi e carboidrati di ogni cibo, pure quello del gatto.

Pesa gli alimenti sul bilancino come un pusher al parchetto.

Se c’è la pizza in tavola, invoca il diritto sancito per legge allo sgarro alimentare.

Io, ogni mattina presto, percorro i sentieri intorno casa con i capelli a cipolla, una vecchia e sbrindellata tuta, forse appartenuta alla piccola.

Le cuffiette nelle orecchie con le lezioni di storia di Alessandro Barbero, che va bene fare i giovani ma fino a un certo punto.

Grattugio carote compulsivamente, per ammortizzare il costo del nuovo grattugia verdure appena comprato. A conti fatti, ci vorranno un paio d’anni.

Il primogenito, quota magra della famiglia, col metabolismo veloce come Usain Bolt, sta sul divano a mangiare untissime patatine.

Victoria’s secret, stiamo arrivando.

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