Notte prima degli esami

La piccola ha cominciato la sua estate oratoriana sotto il segno della bicicletta.

Tenuta in garage per undici mesi, il mezzo a due ruote viene riesumato quando la fanciulla indossa la maglietta con la scritta animatrice. Quest’anno più che mai, visto che Nostro Signore dell’ortopedia aveva consigliato di fare cyclette.

É durata tre giorni: al quarto la sua esuberante pedalata s’é scontrata contro un palo beffardo, che deve essersi spostato nella notte per ostacolarle il cammino.

Palo uno, piccola zero.

La mezzana comincia domani con il primo scritto dell’esame di maturità, il tema.

Mentre il mondo si interroga sulle tracce che usciranno, lei é andata a fare la ceretta.

Sarà d’obbligo come il dizionario di italiano rigorosamente senza i sinonimi e contrari, immagino (se qualcuno sapesse il perché di questo astio verso i sinonimi ma lo spieghi, grazie)

Il primogenito, futuro dott. Nowzaradan (celeberrimo e cattivissimo nutrizionista di un famoso programma tv) macina un esame dopo l’altro, giudica con disprezzo i nostri piatti mal bilanciati mentre divora i suoi due etti di pasta di precetto.

Io fingo di essere a luglio inoltrato per illudermi che le vacanze siano vicine.

Spoiler, non funziona.

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Domenica bestiale

La piccola é tornata sul luogo del delitto.

A Cesenatico, dove il suo ginocchio s’é frantumato ed é cominciata la nostra odissea tra gran visir dell’ ortopedia e viaggi premio a Rozzangeles.

Un anno che tanto ci ha arricchito di conoscenze fisioterapiche e tanto impoverito, sempre per le suddette.

É tornata non come ginnasta ma come molesta mascotte, amorevolmente accolta dai suoi meravigliosi e folli maestri dei Truzzi Volanti.

La mezzana esercita per la prima volta il suo diritto al voto nella duplice veste di votante e scrutatrice.

Per vestire i suddetti panni s’é presentata al seggio con un paio di pantaloni di pelle nera e un libro da leggere.

Al netto dell’outfit da capodanno, la sua mamma é andata a votare orgogliosissima di trovarla lì.

Il primogenito permane nel regno degli inferi che é la preparazione alla sessione d’esami estivi, da cui riemerge la sera per nottate gaudenti con gli amici.

Come possa sopravvivere a questo ritmo é cosa ignota.

Io sono nel parcheggio dell’ipermercato ma non scendo dalla macchina per origliare la litigata furibonda di una coppia parcheggiata a fianco. Pare lui l’abbia tradita, ma non é chiara la dinamica.

É domenica.

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Giugno

É un periodo di grande serenità.

Questo giugno non poteva davvero cominciare meglio.

La mezzana continua con le lezioni di guida, ed io ho l’onore di essere quell’adulto patentato da almeno dieci anni che la deve affiancare.

Ormai parte senza balzi improvvisi, conosce le marce, i segnali stradali, il parcheggio a elle e a esse, qualsiasi cosa vogliano dire.

Io faccio tre aritmie con un litro, mi pare una buona media.

A brevissimo comincerà con gli esami di maturità ed é concentrata e tesa verso l’obiettivo: l’estate.

La piccola azzoppata prosegue le sue innumerevoli terapie riabilitative. Con gioia l’accompagno in palestra, a fare fisioterapia in acqua, al controllo medico a Rozzangeles e abbiamo appena vinto due sedute settimanali di tecarterapia.

Basterà allungare la settimana di un paio di giorni e dovremmo starci dentro.

Il primogenito é in sessione d’esame, e averlo accanto é piacevole come una vacanza in riviera con Voldemort.

Il fidanzato zampetta da un evento elettorale all’altro, tanto che rischio di mettere il suo nome sabato, sulla scheda elettorale.

In giardino sono tornate le gazze, e gatto Matisse-memore degli attacchi passati- le guarda da dietro il passagatto con lo sguardo carico d’odio che la piccola riserva al minestrone.

Sulla macchina -con la carrozzeria martoriata da figli piloti- oggi ho trovato sotto il tergicristallo il cartoncino del “ritiro il tuo vecchio usato”.

A breve me lo attaccheranno direttamente sulla borsa.

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Dieci eulo

Nella vita é importante scegliere con cura quali siano le battaglie da combattere.

Concentrarsi su ciò che davvero conta, qualcosa di imprescindibile dalla nostra scala valoriale, e lasciare andare il resto.

Con queste premesse, ho ceduto a una battaglia che mai avrei vinto.

Da anni il paio di pantaloni bianchi giaceva solitario nell’armadio, a ogni stagione veniva riesumato nell’illusoria speranza di essere indossato. A ogni stagione veniva rimesso sulla mensola dalla proprietaria, che constatava con somma frustrazione l’impossibilità di tirare su quella maledetta cerniera continuando a respirare.

Arresasi quindi all’ineluttabilità della pancetta, addebitata più ai tre figli partoriti che non all’abuso di lasagna, si é recata dal Gran Visir del taglio e cucito: il sarto cinese del paese.

Un uomo che é diventato leggenda, col suo italiano apparentemente stentato e i modi bruschi, che per “dieci eulo” sistema orli, cambia cerniere e tesse vele di navi.

Per i suddetti pantaloni, dopo avere scosso il capo con disappunto e disapprovazione, ne ha chiesti venti.

“Lavolo difficile” ha esclamato brandendo il metro da sarta e puntando spilli a caso, praticamente una seduta di agopuntura sul giro vita in omaggio.

“Lavolo difficile” ha esclamato l’indomani alla riconsegna del capo.

“Lavolo difficile” ha commentato la proprietaria dei suddetti pantaloni bianchi, allacciandoli finalmente in vita.

Impossibile sedersi, ma in fondo cosa importa.

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50 special

“La riga bianca”

“Lo so, sono giusta”

“Le striscia pedonali”

“Lo so, ho rallentato”

“Il signore laggiù in bici mi sembra possa vivere ancora qualche anno”

“Lo so, non lo investo”

“Il dosso, stai cercando di decollare?”

“Lo so, ho messo la seconda”

“Il semaforo é arancione”

“Lo so, mi fermo”

“Questa macchina deve portarci in giro ancora per qualche anno”

“Lo so, sto attenta”

“Qui di fianco ho il baratro, puoi stare un po’ più in mezzo?”

“Lo so, non finiremo nel baratro”

“Stai andando fortissimo, rallenta!”

“Mamma, siamo a cinquanta all’ora”

La signorina “lo so” é la figlia mezzana, nel pieno del delizioso periodo del foglio rosa. Il che significa guide in ogni occasione possibile, come già fu col primogenito.

La seconda voce, che spesso si tramuta in urlo, é della stimata pedagogista, come si evince dalla pacatezza e la serenità delle risposte.

La fanciulla in realtà é piuttosto brava, ansiosa com’è di guadagnarsi la tanto agognata autonomia di mezzi.

Che purtroppo mai otterrà, stante l’uso una automobile per tre persone.

In tutto questo, una sola certezza.

I cinquanta sono i nuovi duecento.

Anni e chilometri.

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Mi fido di te

Succede che sei a Lisbona, in vacanza.

Ma, in quanto socia onoraria del club delle madri, sai che le vacanze vere non esistono.

Succede dunque che tu abbia un colloquio da remoto con la professoressa di Scienze umane delle figlie, fissato in tempi non sospetti.

Per cominciare ricordi all’ultimo del fuso orario Italia-Portogallo, e ti tocca collegarti dove sei al momento: nella strada della movida, la pink street, tra ragazzi festanti, fanciulle che si fanno selfie e persino un tizio vestito da spiderman che va avanti e indietro.

Succede che tu non possegga gli auricolari, ma non voglia far sapere all’intera Lisbona che la piccola non studia come dovrebbe.

Ma hai una figlia tecnologica che decide di prestarti le sue preziose AirPods, anche se si accorge di averne solo una e di aver scordato l’altra a casa. Poco importa, pensi tu, e ti infratti nella movida per presenziare al tuo colloquio.

Succede che, pochi passi dietro di te, nascosta come un ladro di auto, la mezzana resti in ascolto con la seconda AirPods, che naturalmente non era stata dimenticata.

Tutto faceva parte del piano criminale ordito dall’infingarda fanciulla, che non é stata poi abbandonata in Portogallo solo perché il biglietto di ritorno era già stato pagato.

Succede che quando c’è la fiducia, c’è tutto.

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Sì, viaggiare

La piccola s’é avvinghiata alla mano della sorella come una partoriente in preda alle convulsioni, ché non lo dice ma se la fa sotto dalla paura.

La mezzana, viaggiatrice seriale, ha finito il romanzo che stava leggendo tra il decollo e l’atterraggio.

Il primogenito ha dormito, o forse é svenuto.

Poche file più indietro, un suo amico che accidentalmente aveva la nostra stessa destinazione.

All’arrivo l’ostello che Booking definiva “spettacolare” ci ha sbalorditi per l’arredamento minimal ed essenziale tipico degli istituti penitenziari del Bangladesh. Come deodorante per ambienti un Arbre magique alla curcuma e varie spezie indiane.

Se dovessimo definire lo stile in una parola, sarebbe tugurio.

Uber é una benedizione del cielo, in una città che sale e scende, scende e sale.

Meno male che ci sono i pastel de ‘nata.

Lisboa, siamo arrivati.

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Libero stile

É scesa dal treno coi capelli cotonati intorno alla testa, le ciabatte attaccate allo zaino di scuola e lo sguardo stralunato.

“Non é possibile, quella é matta! L’acqua arriva giù dalla montagna tanto è ghiacciata. Avanti e indietro, indietro e avanti, prendi la tavoletta, molla la tavoletta. Io mi sono infilata nella corsia degli scarsi e lei mi ha spostata in quella dei bravi, dove si lavora di più. Allora ho chiesto di andare in bagno e mi sono imboscata”

É uscita dallo spogliatoio sorridente e spettinata, anche se si era dimenticata a casa almeno la metà delle cose necessarie.

“É stato bellissimo, l’acqua é come alle terme, il fisioterapista mi ha fatto vedere tutti gli esercizi, mi sono rilassata e guarda qui! Cammino già meglio”

La mezzana ha cominciato oggi il corso di nuoto scolastico, facoltativo come la partecipazione alla coppa Cobram del ragionier Fantozzj.

La piccola ha iniziato la fisioterapia in acqua, che un milione di euro alla volta le restituirà la corretta mobilità post intervento.

Federica Pellegrini, trema.

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Pole pole

Dopo cinque lunghissime settimane di accompagnamenti in auto, quaranta minuti nel traffico del mattino e quaranta minuti nel traffico del primo pomeriggio, la piccola non più stampellata ma comunque ancora zoppicante ha ripreso ad utilizzare i gloriosi mezzi pubblici.

Dalla stazione all’ingresso della sua scuola ci sono circa tredici minuti a piedi.

Il fisioterapista s’e raccomandato -ma non era necessario, davvero- di non correre.

Ore 7.45 Ding!

“Mamma, sto camminando piano”

ore 7.55 Ding!

“Mamma, forse faccio ritardo a scuola, mi devi fare la giustificazione”

Ore 8.00 Ding!

“Mamma abbiamo trovato un cane solo per strada e abbiamo chiamato i carabinieri. Ci hanno detto che manderanno l’accalappiacani ma che dobbiamo restare con lui per farlo stare tranquillo. Aspetta a fare la giustifica, chissà quando riesco ad arrivare a scuola”

Cerco qualcuno che resti un po’ con me per farmi stare tranquilla, ora.

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Giovane dentro

Sono numerosi gli indicatori dello scorrere inesorabile del tempo.

Ti avvicini ai cinquanta e ti emozioni per il detersivo della lavatrice in offerta al cinquanta per cento -flacone grande, eh-, sei elettrizzata dalla nuova friggitrice ad aria a doppio cestello, salvi ricette a basso contenuto di colesterolo, ché é meglio prevenire.

Il farmacista abituale, simpatico come una cartella di equitalia a fine mese, mentre paghi il Brufen ti propone l’imperdibile controllo gratuito delle vene varicose, che sa signora mia a una certa età non si sa mai (e solo il mio spiccato senso civico e le telecamere fuori dalla farmacia mi impediscono di tracciare col chiodo sulla fiancata della sua auto una vena varicosa).

Poi arriva un lunedì, faticoso come spesso accade, a recapitarti una simpatica missiva.

Cara Barbara, da oggi puoi accedere gratuitamente al programma di prevenzione e screening del colon retto. Presenta questo coupon (in farmacia, ça va sans dire) per la ricerca di sangue occulto nelle feci!

A breve aprirò un crowdfunding per il mio primo deambulatore.

Siate generosi, donate.

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