Dica

“Pronto? Sì dimmi pure, sono schiacciato su un bus nel Conero”

“Pronto? Ciao! Tranquillo, sono sul vulcano in Islanda”

“Pronto? Carissimo! Ti sento male perché sto facendo un trekking sul Machu Picchu ”

“Sì buonasera, possiamo sentirci domani che sono al concerto di Elton John?”

“Eccolo, quanto tempo! Tutto bene, sono al gate, mi sto imbarcando per il Nicaragua”

“Buongiorno, attenda un attimo che sono ai controlli di sicurezza a Shangai”

“Ciao amore! Sono nelle Mesetas, una salita infinita ci sentiamo dopo”

Non é come il “non mi disturba affatto, dica” di verdoniana memoria, ma telefonare al fidanzato é sempre un’avventura.

Hanno fatto bene a invitarlo all’UlisseFest della Lonely Planet.

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Cara ti amo

Dopo anni di Blo, Mother, mamy, mammina, da poco ho un nuovo appellativo.

L’incipit di ogni mia interlocuzione con la piccola, quale che sia l’argomento.

Cara.

Risponde al telefono “pronto cara?”, chiede informazioni “Cara, é pronto?”, esprime opinioni, “cara, devi sapere che…”

A ogni “cara” pronunciato da lei sento arrivare una bolla di orticaria su di me.

Per non parlare delle truffe o dei raggiri perpetrati “no, non lo fanno il corso di recupero a scuola” (sono cominciati lunedì); “ma certo che ho sistemato la stanza”(il gatto non trovava più il modo di uscire)

Non paga di cotanto fastidio, la neo sedicenne non esce di casa senza le sue preziosissime ciglia finte.

Ciglia che, stante il suo disordine assoluto e totalizzante, vengono rinvenute nei posti più impensati.

Viste da lontano, buttate sul pavimento o appiccicate a un muro, sembrano quelle orride bestiacce con mille zampette, e non é la prima volta che le finisco a ciabattate in preda al disgusto.

E l’ orticaria peggiora.

Se me la raccontassero la troverei adorabile e spassosa.

Ma io ci vivo.

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É lei o non é lei? Certo che é lei! (Cit)

Al bar dietro casa.

“Buongiorno, avrei un pacco da ritirare e…”

“Oddio, ma é lei?”

“Ehm…in che senso?”

“Giuseppe, ragazzi, l’abbiamo trovata!”

“Ma dai!”

“Davvero!”

“Evviva!”

“Finalmente!”

“Era ora!”

“Ma dove era finita?”

Qualche tempo fa, dopo avere ritirato un pacco, non ho più trovato la mia carta d’identità. Cerca qui, cerca là, ma non é che magari l’ho lasciata proprio al bar?

E infatti.

Un uomo l’aveva riportata all’indirizzo scritto sopra, scoprendo dai vicini che mi ero trasferita in un’altra zona.

Cercandomi nell’altra zona, non mi aveva trovata e la carta d’identità era tornata al bar, appiccicata al mobile tra una stecca di Marlboro light e un gratta e vinci Milionario per sempre.

Finché non sono rientrata in quel bar e acclamata come Vasco sul palco di San siro.

Non ricevevo una accoglienza così festosa dalla sera che ho portato a casa il sushi per la piccola, al posto del minestrone.

Quasi quasi la dimentico un’altra volta.

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Na-na-na-na-na

-Spingere e far ballar la fresca

Vuoi vincere e dominar la festa

La mia medicina è aprire un’altra bollicina

Fino alla mattina non ci scende la gaina

E tu puoi spingere

Na-na-na-na-na-na-na

Puoi spingere

Na-na-na-na-na-na-na

La mia medicina è aprire un’altra bollicina

E tu puoi spingere

(Na-na-na-na-na-na-na)-

“Adunata bambini!”

-Finiamo quella vodka e iniziamo col Pinot nero

Vuole passare a trovarmi in hotel

Le mani in alto nella discoteca

Spingo sempre (stanotte spingo te)

Spingere e far ballar la fresca

Vuoi vincere e dominar la festa-

“Tutti dentro che é l’ora della preghiera”

-La mia medicina è aprire un’altra bollicina

Fino alla mattina non ci scende la gaina

E tu puoi spingere

Vida loca questa sera

Noi spingiamo e ne varrà la pena

Rum e coca dentro una balera

Noi spingiamo come dentro al pogo di una festa hardcore (eh)

Spingere-

Oratorio feriale, anno del signore 2024. La musica si eleva verso il cielo e sciaguratamente anche verso casa mia.

Il Don si candida ad essere il direttore artistico del prossimo festival dì Sanremo, altrimenti non si spiega.

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Notte prima degli esami

La piccola ha cominciato la sua estate oratoriana sotto il segno della bicicletta.

Tenuta in garage per undici mesi, il mezzo a due ruote viene riesumato quando la fanciulla indossa la maglietta con la scritta animatrice. Quest’anno più che mai, visto che Nostro Signore dell’ortopedia aveva consigliato di fare cyclette.

É durata tre giorni: al quarto la sua esuberante pedalata s’é scontrata contro un palo beffardo, che deve essersi spostato nella notte per ostacolarle il cammino.

Palo uno, piccola zero.

La mezzana comincia domani con il primo scritto dell’esame di maturità, il tema.

Mentre il mondo si interroga sulle tracce che usciranno, lei é andata a fare la ceretta.

Sarà d’obbligo come il dizionario di italiano rigorosamente senza i sinonimi e contrari, immagino (se qualcuno sapesse il perché di questo astio verso i sinonimi ma lo spieghi, grazie)

Il primogenito, futuro dott. Nowzaradan (celeberrimo e cattivissimo nutrizionista di un famoso programma tv) macina un esame dopo l’altro, giudica con disprezzo i nostri piatti mal bilanciati mentre divora i suoi due etti di pasta di precetto.

Io fingo di essere a luglio inoltrato per illudermi che le vacanze siano vicine.

Spoiler, non funziona.

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Domenica bestiale

La piccola é tornata sul luogo del delitto.

A Cesenatico, dove il suo ginocchio s’é frantumato ed é cominciata la nostra odissea tra gran visir dell’ ortopedia e viaggi premio a Rozzangeles.

Un anno che tanto ci ha arricchito di conoscenze fisioterapiche e tanto impoverito, sempre per le suddette.

É tornata non come ginnasta ma come molesta mascotte, amorevolmente accolta dai suoi meravigliosi e folli maestri dei Truzzi Volanti.

La mezzana esercita per la prima volta il suo diritto al voto nella duplice veste di votante e scrutatrice.

Per vestire i suddetti panni s’é presentata al seggio con un paio di pantaloni di pelle nera e un libro da leggere.

Al netto dell’outfit da capodanno, la sua mamma é andata a votare orgogliosissima di trovarla lì.

Il primogenito permane nel regno degli inferi che é la preparazione alla sessione d’esami estivi, da cui riemerge la sera per nottate gaudenti con gli amici.

Come possa sopravvivere a questo ritmo é cosa ignota.

Io sono nel parcheggio dell’ipermercato ma non scendo dalla macchina per origliare la litigata furibonda di una coppia parcheggiata a fianco. Pare lui l’abbia tradita, ma non é chiara la dinamica.

É domenica.

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Giugno

É un periodo di grande serenità.

Questo giugno non poteva davvero cominciare meglio.

La mezzana continua con le lezioni di guida, ed io ho l’onore di essere quell’adulto patentato da almeno dieci anni che la deve affiancare.

Ormai parte senza balzi improvvisi, conosce le marce, i segnali stradali, il parcheggio a elle e a esse, qualsiasi cosa vogliano dire.

Io faccio tre aritmie con un litro, mi pare una buona media.

A brevissimo comincerà con gli esami di maturità ed é concentrata e tesa verso l’obiettivo: l’estate.

La piccola azzoppata prosegue le sue innumerevoli terapie riabilitative. Con gioia l’accompagno in palestra, a fare fisioterapia in acqua, al controllo medico a Rozzangeles e abbiamo appena vinto due sedute settimanali di tecarterapia.

Basterà allungare la settimana di un paio di giorni e dovremmo starci dentro.

Il primogenito é in sessione d’esame, e averlo accanto é piacevole come una vacanza in riviera con Voldemort.

Il fidanzato zampetta da un evento elettorale all’altro, tanto che rischio di mettere il suo nome sabato, sulla scheda elettorale.

In giardino sono tornate le gazze, e gatto Matisse-memore degli attacchi passati- le guarda da dietro il passagatto con lo sguardo carico d’odio che la piccola riserva al minestrone.

Sulla macchina -con la carrozzeria martoriata da figli piloti- oggi ho trovato sotto il tergicristallo il cartoncino del “ritiro il tuo vecchio usato”.

A breve me lo attaccheranno direttamente sulla borsa.

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Dieci eulo

Nella vita é importante scegliere con cura quali siano le battaglie da combattere.

Concentrarsi su ciò che davvero conta, qualcosa di imprescindibile dalla nostra scala valoriale, e lasciare andare il resto.

Con queste premesse, ho ceduto a una battaglia che mai avrei vinto.

Da anni il paio di pantaloni bianchi giaceva solitario nell’armadio, a ogni stagione veniva riesumato nell’illusoria speranza di essere indossato. A ogni stagione veniva rimesso sulla mensola dalla proprietaria, che constatava con somma frustrazione l’impossibilità di tirare su quella maledetta cerniera continuando a respirare.

Arresasi quindi all’ineluttabilità della pancetta, addebitata più ai tre figli partoriti che non all’abuso di lasagna, si é recata dal Gran Visir del taglio e cucito: il sarto cinese del paese.

Un uomo che é diventato leggenda, col suo italiano apparentemente stentato e i modi bruschi, che per “dieci eulo” sistema orli, cambia cerniere e tesse vele di navi.

Per i suddetti pantaloni, dopo avere scosso il capo con disappunto e disapprovazione, ne ha chiesti venti.

“Lavolo difficile” ha esclamato brandendo il metro da sarta e puntando spilli a caso, praticamente una seduta di agopuntura sul giro vita in omaggio.

“Lavolo difficile” ha esclamato l’indomani alla riconsegna del capo.

“Lavolo difficile” ha commentato la proprietaria dei suddetti pantaloni bianchi, allacciandoli finalmente in vita.

Impossibile sedersi, ma in fondo cosa importa.

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50 special

“La riga bianca”

“Lo so, sono giusta”

“Le striscia pedonali”

“Lo so, ho rallentato”

“Il signore laggiù in bici mi sembra possa vivere ancora qualche anno”

“Lo so, non lo investo”

“Il dosso, stai cercando di decollare?”

“Lo so, ho messo la seconda”

“Il semaforo é arancione”

“Lo so, mi fermo”

“Questa macchina deve portarci in giro ancora per qualche anno”

“Lo so, sto attenta”

“Qui di fianco ho il baratro, puoi stare un po’ più in mezzo?”

“Lo so, non finiremo nel baratro”

“Stai andando fortissimo, rallenta!”

“Mamma, siamo a cinquanta all’ora”

La signorina “lo so” é la figlia mezzana, nel pieno del delizioso periodo del foglio rosa. Il che significa guide in ogni occasione possibile, come già fu col primogenito.

La seconda voce, che spesso si tramuta in urlo, é della stimata pedagogista, come si evince dalla pacatezza e la serenità delle risposte.

La fanciulla in realtà é piuttosto brava, ansiosa com’è di guadagnarsi la tanto agognata autonomia di mezzi.

Che purtroppo mai otterrà, stante l’uso una automobile per tre persone.

In tutto questo, una sola certezza.

I cinquanta sono i nuovi duecento.

Anni e chilometri.

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Mi fido di te

Succede che sei a Lisbona, in vacanza.

Ma, in quanto socia onoraria del club delle madri, sai che le vacanze vere non esistono.

Succede dunque che tu abbia un colloquio da remoto con la professoressa di Scienze umane delle figlie, fissato in tempi non sospetti.

Per cominciare ricordi all’ultimo del fuso orario Italia-Portogallo, e ti tocca collegarti dove sei al momento: nella strada della movida, la pink street, tra ragazzi festanti, fanciulle che si fanno selfie e persino un tizio vestito da spiderman che va avanti e indietro.

Succede che tu non possegga gli auricolari, ma non voglia far sapere all’intera Lisbona che la piccola non studia come dovrebbe.

Ma hai una figlia tecnologica che decide di prestarti le sue preziose AirPods, anche se si accorge di averne solo una e di aver scordato l’altra a casa. Poco importa, pensi tu, e ti infratti nella movida per presenziare al tuo colloquio.

Succede che, pochi passi dietro di te, nascosta come un ladro di auto, la mezzana resti in ascolto con la seconda AirPods, che naturalmente non era stata dimenticata.

Tutto faceva parte del piano criminale ordito dall’infingarda fanciulla, che non é stata poi abbandonata in Portogallo solo perché il biglietto di ritorno era già stato pagato.

Succede che quando c’è la fiducia, c’è tutto.

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