Senti come piove

Piove.

Si corre la Tre Valli varesina, la gara ciclistica più amata da tutti gli studenti di ogni ordine e grado poiché comporta la chiusura delle scuole.

Piove.

Sono da poco passate le sei e ho già accompagnato la mezzana in stazione, pronta per il suo peregrinare da fuori sede.

Ma siccome potrebbe andare peggio, visto che già piove, un guasto sulla linea blocca i treni per Milano e lascia a piedi la studentessa, proprio nel comune della scuola della sorella.

È così si riparte per accompagnare la piccola a scuola e recuperare la mezzana.

Il traffico é appena percepito, stante il guasto alla line ferroviaria, la chiusura di molte strade per la gara e la pioggia battente.

Arriviamo comunque con larghissimo anticipo e andiamo in un bar ad aspettare l’apertura dei cancelli. 

Peccato che la piccola sia furibonda con la sorella, rea confessa di non averla svegliata per salutarla, prima della partenza.

La sorella, stanca e nervosa per non poter rientrare per tempo in università, si accorge che la giacca indossata dalla piccola é sua.

Per sedare la rissa e calmare gli animi allungo un braccio in direzione delle ragazze, rovesciandomi il caffè d’orzo bollente.

Sui pantaloni della tuta della piccola, che nella fretta e per non uscire in pigiama ho arraffato e indossato al volo. 

Piove.

Addio. 

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Di archi, frecce e prosciutti

Si preparava da giorni, tra feste, aperitivi, saluti e abbracci.

Compilava  lunghe liste di cosa portare, cosa lasciare, cosa comprare (quest’ultima la lista più lunga)

Progettava attività, luoghi da visitare, esperienze da fare.

La mezzana, in una domenica di metà settembre piena di sole é salita su un Flixbus verde. Si é dovuta sedere sul trolley per chiuderlo, nonostante il grosso zaino che portava sulle spalle.

Non é stata perquisita ma avremmo dovuto, stante la sua cronica attitudine ad usare shampoo, felpe e caricatori altrui.

S’é fatta abbracciare dalla sorella e si é staccata a forza dalla sua mamma, ché l’avrebbe tenuta così per ore.

É partita per vivere l’avventura della studentessa universitaria fuori sede, lontana anche se non lontanissima.

Raggiungibile in quelle due ore e mezzo di macchina necessarie alla sua apprensiva madre per stare tranquilla, in una città con la giusta misura per non perdersi, abbastanza grande per sperimentarsi, dove il prosciutto é buonissimo.

Caro Gibran, tu avrai tutte le ragioni a dire che i nostri figli non sono nostri, che noi siamo gli archi e loro le frecce e bla bla bla, ma mannaggia tutto io a quella fanciulla ho insegnato a camminare, mica mi aspettavo che corresse via così veloce. 

Comunque tranquillo, so che devo lasciarla andare e la prendo con serenità e saggezza.

Dopodomani andiamo a trovarla. 

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Canto notturno di una mezzana errante

La figlia mezzana ha trascorso quattro giorni a Napoli, con l’amica-sorella S.

Le due vagabonde hanno stilato un programma per questi giorni nella città partenopea da far invidia alla Lonely Planet.

Le mete selezionate -se vi interessa per un prossimo viaggio prendete nota- sono state H&M, Zara, Pull and Bear, Tallie weijl, Sephora, Victoria secret.

E poi imperdibili locali “con lo Spritz a un euro!”, pizze a portafoglio, pizze intere, cuoppo fritto.

Nonostante ciò pare siano riuscite a vedere un buon numero di luoghi e monumenti, a meno che non abbiano usato Photoshop.

In aeroporto, al rientro, le abbiamo trovate in compagnia di Vincenzo, giovanotto napoletano che aveva bisogno di un passaggio. Aspirante mago, si sarebbe recato a un famoso raduno di magia nella nostra città. 

Insomma, sui souvenir dobbiamo ancora migliorare. 

Neanche il tempo di digerire il cuoppo che eccola lì, alle otto di una domenica mattina, in tutina da discoteca e stivaloni, trucco e acconciatura. Direzione Modena, all’attesissimo evento di musica Techno. “Si balla dalle dodici a mezzanotte, fighissimo”

Sotto la pioggia, peraltro. 

Tornerà con le rane negli stivali, se tutto va bene.

O con un altro Vincenzo da accompagnare. 

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Tre, due, uno

“Ragazzi, tutto a posto con la piscina?”

“Certo!”

L’ho trovata con l’acqua verde come certe foto coi filtri delle Maldive, o del laghetto dietro la centrale nucleare dei Simpson dove sguazzano pesci con tre occhi.

“Le piante, bagnate?”

“Certo!”

Ho trovato il limone che s’é praticamente spremuto da solo per trovare un po’ di refrigerio.

“I gatti, hanno mangiato?”

“Certo!”

Gatto Matisse m’ha buttato le zampe al collo in un abbraccio carico di significato e di fame 

“In frigo c’è qualcosa?”

“Certo!”

Sì, l’eco. 

“Piccola, ti stai preparando per gli esami?”

“…”

La pioggia che evapora sull’asfalto bagnato. 

Il gelato nascosto in freezer.

La piega del parrucchiere. 

Poche cose scompaiono tanto in fretta quanto il benessere delle vacanze, al rientro a casa. 

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Casa mia 2024

Parigi non é la sola a prepararsi per l’arrivo delle Olimpiadi.

A casa mia, e lo dico con la modestia che mi contraddistingue, si svolgono da anni.

Tra il salotto e la cucina, il giardino e le camere da letto, si disputano le Olimpiadi dell’adolescenza.

Dimenticate lancio del giavellotto, il basket tre per tre, il badminton e il nuoto sincronizzato.

Qui di gareggia nel salto agli ostacoli di qualunque oggetto abbandonato sul pavimento, dai vestiti alle scarpe agli zaini.

Categoria di quest’anno la chiamata senza risposta, solo se il chiamante é il genitore e il ricevente il figlio/a/i.

Di grande interesse anche il sollevamento del rotolo esaurito della carta igienica: nessuno tra i figli é riuscito a classificarsi.

Imperdibile la sfida di pugilato, quando una delle sorelle si appropria indebitamente dei vestiti -o trucchi, fermagli, creme, varie ed eventuali-dell’altra.

Spettacolare la staffetta al termine della cena: qui la squadra punta in alto, nello scomparire uno dopo l’altro al momento di sparecchiare.

L’orienteering é disciplina quotidiana, alla ricerca del caricabatterie del cellulare. Il sacro Graal é stato più semplice da ritrovare.

In ultimo, ma non per importanza, il lancio della responsabilità.

Non sono stato io, é stato lui/lei/loro/il gatto, ma sul podio si sale con “mamma, é colpa tua se…” (il candidato completi la frase con “non ho gli occhi blu-sono bassa-non siamo ricchi-il buco nell’ozono-le guerre nel mondo)

A casa mia -Ça va sans dire-il podio é al completo in più categorie.

Io, quest’anno, ambisco all’oro per la fuga.

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Tempesta perfetta

La mezzana china in giardino a prendere a martellate una felpa di Spongebob.

É rimasto attaccato l’antitaccheggio, e lei ha così pensato di risolvere il problema alla radice: ora ne é rimasto solo metà, magari suonerà di meno quando entra ed esce da un negozio.

La piccola sguazza nella piscina in giardino, mio incauto acquisto dovuto alla dipendenza da marketplace. Mi iscriverò ad un gruppo di auto mutuo aiuto per acquirenti compulsivi di usato.

Lei é un tripudio di felicità e regressione, perché ogni due bracciate -due, ché poi la piscina finisce- esclama “mamma guardami! Mamma guardami!” come ai bei tempi del parco giochi.

Il primogenito in sessione studia-mangia proteico-studia-beve proteine-studia-si allena, e non ha certo il tempo di ricordarsi di chiudere i finestrini dell’auto durante la Tempesta perfetta di stanotte, che mancava solo il capitano George Clooney a governare il peschereccio in balia delle onde.

Io alleno solo il muscolo della pazienza, che al momento é come l’addominale: flaccido.

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Dica

“Pronto? Sì dimmi pure, sono schiacciato su un bus nel Conero”

“Pronto? Ciao! Tranquillo, sono sul vulcano in Islanda”

“Pronto? Carissimo! Ti sento male perché sto facendo un trekking sul Machu Picchu ”

“Sì buonasera, possiamo sentirci domani che sono al concerto di Elton John?”

“Eccolo, quanto tempo! Tutto bene, sono al gate, mi sto imbarcando per il Nicaragua”

“Buongiorno, attenda un attimo che sono ai controlli di sicurezza a Shangai”

“Ciao amore! Sono nelle Mesetas, una salita infinita ci sentiamo dopo”

Non é come il “non mi disturba affatto, dica” di verdoniana memoria, ma telefonare al fidanzato é sempre un’avventura.

Hanno fatto bene a invitarlo all’UlisseFest della Lonely Planet.

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Cara ti amo

Dopo anni di Blo, Mother, mamy, mammina, da poco ho un nuovo appellativo.

L’incipit di ogni mia interlocuzione con la piccola, quale che sia l’argomento.

Cara.

Risponde al telefono “pronto cara?”, chiede informazioni “Cara, é pronto?”, esprime opinioni, “cara, devi sapere che…”

A ogni “cara” pronunciato da lei sento arrivare una bolla di orticaria su di me.

Per non parlare delle truffe o dei raggiri perpetrati “no, non lo fanno il corso di recupero a scuola” (sono cominciati lunedì); “ma certo che ho sistemato la stanza”(il gatto non trovava più il modo di uscire)

Non paga di cotanto fastidio, la neo sedicenne non esce di casa senza le sue preziosissime ciglia finte.

Ciglia che, stante il suo disordine assoluto e totalizzante, vengono rinvenute nei posti più impensati.

Viste da lontano, buttate sul pavimento o appiccicate a un muro, sembrano quelle orride bestiacce con mille zampette, e non é la prima volta che le finisco a ciabattate in preda al disgusto.

E l’ orticaria peggiora.

Se me la raccontassero la troverei adorabile e spassosa.

Ma io ci vivo.

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É lei o non é lei? Certo che é lei! (Cit)

Al bar dietro casa.

“Buongiorno, avrei un pacco da ritirare e…”

“Oddio, ma é lei?”

“Ehm…in che senso?”

“Giuseppe, ragazzi, l’abbiamo trovata!”

“Ma dai!”

“Davvero!”

“Evviva!”

“Finalmente!”

“Era ora!”

“Ma dove era finita?”

Qualche tempo fa, dopo avere ritirato un pacco, non ho più trovato la mia carta d’identità. Cerca qui, cerca là, ma non é che magari l’ho lasciata proprio al bar?

E infatti.

Un uomo l’aveva riportata all’indirizzo scritto sopra, scoprendo dai vicini che mi ero trasferita in un’altra zona.

Cercandomi nell’altra zona, non mi aveva trovata e la carta d’identità era tornata al bar, appiccicata al mobile tra una stecca di Marlboro light e un gratta e vinci Milionario per sempre.

Finché non sono rientrata in quel bar e acclamata come Vasco sul palco di San siro.

Non ricevevo una accoglienza così festosa dalla sera che ho portato a casa il sushi per la piccola, al posto del minestrone.

Quasi quasi la dimentico un’altra volta.

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Na-na-na-na-na

-Spingere e far ballar la fresca

Vuoi vincere e dominar la festa

La mia medicina è aprire un’altra bollicina

Fino alla mattina non ci scende la gaina

E tu puoi spingere

Na-na-na-na-na-na-na

Puoi spingere

Na-na-na-na-na-na-na

La mia medicina è aprire un’altra bollicina

E tu puoi spingere

(Na-na-na-na-na-na-na)-

“Adunata bambini!”

-Finiamo quella vodka e iniziamo col Pinot nero

Vuole passare a trovarmi in hotel

Le mani in alto nella discoteca

Spingo sempre (stanotte spingo te)

Spingere e far ballar la fresca

Vuoi vincere e dominar la festa-

“Tutti dentro che é l’ora della preghiera”

-La mia medicina è aprire un’altra bollicina

Fino alla mattina non ci scende la gaina

E tu puoi spingere

Vida loca questa sera

Noi spingiamo e ne varrà la pena

Rum e coca dentro una balera

Noi spingiamo come dentro al pogo di una festa hardcore (eh)

Spingere-

Oratorio feriale, anno del signore 2024. La musica si eleva verso il cielo e sciaguratamente anche verso casa mia.

Il Don si candida ad essere il direttore artistico del prossimo festival dì Sanremo, altrimenti non si spiega.

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