Lassù sulla montagna

Alla formazione di mamme già schierata, l’altra sera, si è aggiunta di straforo anche la piccola.

Zitte zitte e quatte quatte, tornante dopo tornante, ci siamo avventurate verso il paesino di montagna che ospita la mezzana e le sue amiche, autonome vacanziere e novelle Heidi.

Tuttavia, la tecnologia che solitamente utilizziamo noi madri per mappare le creature in giro per il mondo ci si è rivoltata contro.

Un karma beffardo, complice di una applicazione di iPhone, ha fatto sì che noi, maestre spione, fossimo stanate nel bar del paese nel bel mezzo dell’aperitivo, tra un tramezzino e uno spritz.

Inni di gioia sono comunque stati innalzati alla notizia della cena al ristorante.

Si sa, la montagna mette fame, e le montanare fanciulle scandiscono la giornata tra colazioni, merende e programmazione dei pasti vari.

Oggi pare che si sia scaricata la bombola del gas per cucinare, e l’unica alternativa possibile è stata quella di pranzare fuori.

Più che una vacanza, un tour enogastronomico.

Nel frattempo il rientro si avvicina, è così la fine dei bagordi.

Domani però parte il primogenito per la riviera romagnola.

Si prospetta una nuova gita.

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In ferie

È partita da poco più di ventiquattro ore, ma già si sente la sua mancanza.

La mezzana, regolarmente assunta e stipendiata come colf di casa e deputata allo svuotamento di lavatrici e lavastoviglie, addetta allo smaltimento rifiuti con raccolta differenziata, s’è presa la spettante nonché dovuta settimana di ferie.

Un piccolo paese di montagna ha accolto la fanciulla e le sue sue amiche del cuore, nella prima esperienza di vacanza in autonomia.

Una autonomia per lo più culinaria perché le tre giovani, bloccate in casa da una pioggia incessante, altro non fanno che cucinare e mangiare.

Le fantasie su passeggiate nella natura selvaggia, bagni al fiume e pic nic in quota si sono infrante contro un meteo ostile e beffardo.

Io, di mio, vivo bene e con serenità questa sua prima esperienza senza adulti di riferimento.

Sono contenta di vederla sbocciare nell’autonomia, aperta alla vita e alle esperienze che le regala.

Infatti, domani sera vado a trovarla.

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Eros e psiche

“Mamma, è stato bellissimo questo ultimo giorno di oratorio! Ci siamo divertiti un sacco, giochi, canzoni, poi abbiamo fatto la sfilata”

“La sfilata?”

“Sì, abbiamo creato una fascia per ogni bambino, con “Miss simpatia” o “Mister calcio”, con una caratteristica per bambino”

“Che bello! Saranno stati contenti”

“Sì, e poi l’hanno fatto loro per noi. Sai io che Miss ero?”

“Che Miss eri?”

“Miss Eros”

“Scusa? Ma come? L’oratorio, la solidarietà, la prossimità, l’incontro…e tu come caspita sei diventata Miss Eros? E io che magnificavo a destra e a manca la tua bravura. Mi sa che mi siedo”

“Mamma, ma che hai? Sono Miss Eros perché quando chiamo Eros, uno dei bambini, lo faccio con la E aperta e tutti mi prendono in giro. Tutto bene? Ma che avevi capito?”

Niente, come spesso accade non avevo capito niente.

E nulla, anche l’oratorio è finito.

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Barcellona

Diario di bordo del capitano Kirk

Data stellare tre luglio duemilaventuno

Barcellona

Ci eravamo già stati cinque anni fa, e la piccola ha mostrato disappunto e sconcerto alla scoperta del mancato completamento della Sagrada Familia.

Ho cercato di entrare in una farmacia -e non per comprare souvenir- ma sono stata bloccata dalla guida, ché il protocollo covid non consente di frequentare luoghi non autorizzati. In effetti, se penso a un luogo di degrado, malattia e sporcizia viene proprio in mente la farmacia.

Comunque, baldanzosi e senza medicine siamo tornati sulla nave, che è salpata dopo poco sulle note di Con te partirò e il vocione di Bocelli.

Meglio della colonna sonora di Titanic, senza dubbio.

Sprezzanti del pericolo, i tre si sono avventurati nel percorso avventura sospeso intorno al ponte più alto. La mamma li ha coraggiosamente fotografati dalla sdraio della piscina sottostante.

Quest’anno non ci portiamo a casa neanche una maglietta tamarra o un magnete -tutto vietato- ma la consapevolezza che insieme, nel mondo, siamo sempre gli stessi che a casa: rompiscatole, litigiosi, schizzinosi, in disaccordo ma con gli occhi pieni di meraviglia e la voglia di scoprire.

Anche quando ci presentiamo alla serata in bianco, tutti colorati.

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Malta

Diario di bordo del capitano Kirk

data stellare primo luglio duemilaventuno

Malta

Le leggende metropolitane abbondano, qui sulla nave.

Sì dice che due incauti crocieristi, ieri in escursione a Palermo, abbiano avuto l’ardire di acquistare un magnete a una bancarella e per questo siano stati dati in pasto agli squali dal ponte principale, con l’ausilio di Capitan uncino.

Meno poeticamente pare siano stati fatti solo sbarcare, perché colpevoli di acquisto in luogo non autorizzato, ma abbiano conservato salva la vita.

Questi fatti gettano ombre inquietanti sulla nostra fuga in pedalò, che Alcatraz spostati proprio.

Per stare più tranquilli comunque oggi faremo il terzo tampone-in navigazione tra le onde, un’esperienza unica-ché la prudenza non è mai troppa.

La verità è che, se mai ci allontaneranno dalla nave, non sarà per il covid o le trasgressioni, ma a causa dei nostri outfit da scappati di casa nelle elegantissime cene di gala.

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Vips

Il primogenito è corso per i corridoi della nave strappandosi i capelli come Homer Simpson, quando grida “moriremo tutti”

Motivo di cotanto sconforto, la notizia di avere sfiorato l’incontro, a Roma, nientedimeno che con Kim Kardashian.

La mezzana e la piccola sorridono beate da ore riguardando l’ultimo selfie.

In mezzo a loro, nel bar di prua, il noto YouTuber Gianmarco Zagato, l’indagatore dell’incubo. Dopo averlo riconosciuto si sono avvicinate furtive per manifestargli imperitura stima e follow.

A cena, nel tavolo a fianco, una donna appariscente in uno sfavillante tailleur fucsia e grandi occhiali scuri.

È Tina Cipollari, storica opinionista di uomini e donne, programma cult di canale cinque dove sgallettate e sgallettati, giovani e non, si corteggiano per trovare l’anima gemella.

La fiera del trash.

Se di questi nomi non ne conoscete uno, state tranquilli.

Siete solo dei boomer, proprio come me.

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Pizza

Diario di bordo del capitano Kirk
Data stellare ventinove giugno duemilaventuno.

Napoli
Ci siamo affidati ai cinquantadue santi della città, San Gennaro in primis.
Abbiamo affrontato i trentotto gradi del centro storico con la stoicità del martirio, tanto per stare in tema.
Davanti alla facciata di una delle quattrocento trentotto chiese, ci hanno raccontato che nelle mattonelle sono nascosti strani simboli, che si sono rivelati essere un vero e proprio spartito.
Suonato, dà vita a una musica.
La guida ci ha poi spiegato che in alcuni quartieri le donne escono ad accompagnare i figli in pigiama e mollettone sulla testa, affermazione che mi ha definitivamente consacrato partenopea.
Con trepidazione e sudori -non freddi, sempre trentotto gradi ci stavano, come dicono qui-ci siamo avvicinati alla pizzeria consentita dalla dittatoriale compagnia di crociera.
E qui, finalmente, la piccola ha potuto gustare l’originale pizza napoletana.
Tutto è bene ciò che finisce bene, perché la guida ha corso il serio rischio di trovare il suo cranio appeso fuori da una delle famose quattrocento trentotto chiese.

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No uovo no party

Diario di bordo del capitano Kirk

data stellare ventotto giugno duemilaventuno

Roma

Era più di un anno che aspettavamo questa vacanza. giunta come dono di natale un anno e mezzo fa, bloccata dalla pandemia, rimandata per il vaccino.

qualcuno, in famiglia, attendeva solo una cosa, motore e movente per imbarcarsi in questa avventura: mangiare la migliore carbonara della città eterna.

Trentotto gradi ma percepiti cinquantadue, tre figli ma percepiti quattordici, ci siamo avventurati per le vie della capitale seguendo una zelante e preparata guida.

in epoca covid qualunque destinazione autonoma è preclusa, ci si può muovere solo in gruppo.

ed ecco quindi il nostro variegato gruppo arrivare al tanto sospirato ristorante tipico, dove la piccola ha preso le sembianze di un mussulmano alla Mecca, un cristiano alla grotta di Lourdes, un bambino davanti al camino la notte di natale.

Fino al momento della ferale notizia. non abbiamo uova, niente carbonara.

nel corso degli anni ho consolato la piccola per le ginocchia sbucciate, le litigate con gli amici, il podio mancato, malinconie e male di vivere di vario genere.

ma oggi sarebbe servito un crocefisso e il paletto di frassino per uscirne vivi.

nulla ha potuto la amatriciana, il secondo con contorno e dolce tipico.

vendetta è stata giurata.

fossi nel ristoratore, avrei meno paura di una visita a sorpresa della guardia di finanza.

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Si salpa

Dal benzinaio
“Ciao, mi fai il pieno?”
“Ah, pronti per le vacanze? Divertiti!”

Alla cassa del supermercato
“Solo queste due cose oggi? Che fai, parti?”

A casa, il vicino
“Grandi pulizie, si va in vacanza?”

Vivere in una piccola città ha i suoi vantaggi, su tutti l’abbandono totale della privacy.
Quando vai avanti a dieci euro per volta di benzina, paghi due carrelli di spesa alla volta, pulisci saltuariamente certe zone di casa, non puoi nasconderti.
Ebbene sì, si salpa.

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Tredici

Sei arrivata in un giorno caldissimo, nell’estate appena iniziata di tredici anni fa.
Sulle facce dei tuoi fratelli sono comparse delle inspiegabili macchioline rosse, come un contagio. Avrei dovuto capirlo.
Ti chiamavamo Beyoncé per la potenza del tuo pianto e, considerando quanto spesso urli, forse non ci eravamo sbagliati.
Sei la persona più colorata che io conosca.
Se tutti abbiamo un’aura intorno, tu hai un arcobaleno intero.
Hai la sensibilità di cogliere i sentimenti delle persone che hai intorno, una delicatezza nel maneggiare il sentire altrui che fa a pugni con l’irruenza fisica che ti contraddistingue.
Ogni abbraccio un livido, i bicchieri rovesciati, un entusiasmo travolgente che però travolge.
Piccola mia, che ti innervosisci quando fai shopping, urli contro tuo fratello che ti prende in giro, osservi tua sorella con uno sguardo pieno d’amore, anche se non ti presta i suoi vestiti.
Che hai una parola e un pensiero per tutti, perché hai dovuto sgomitare per avere un posto e vorresti che tutti lo avessero.
Che metti tanto impegno in quello che fai, mossa da una curiosità che è un gran dono nella vita, anche se a volte sconfina nell’impicciarsi.
Che vivresti di carbonara e potresti uccidere se fatta con panna e pancetta.
Che ti concedi ancora di essere la mia piccola, anche se piccola oramai non sei più.
Resterà un segreto tra noi, non lo diremo a nessuno.
Buon compleanno amore mio, resti sempre la più bella sorpresa che la vita potesse farmi.
Cresci, ma conserva un po’ di infanzia, continua a praticarla. Strabuzza sempre gli occhi davanti alle novità, sai coglierne la meraviglia.
Buon compleanno, Bianca.

La tua mamma

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