
Non sono tanto il caldo torrido, le zanzare, la fine della scuola, a dirmi che é arrivata l’estate.
A casa mia ci sono degli indicatori precisi e inequivocabili che sanciscono l’arrivo della stagione più calda.
In ordine sparso
-l’anguria. Non appena le giornate si allungano un po’ il fidanzato comincerà a comprare quantità industriali di cocomero. Come nel fil di Fantozzi, che scopriva il tradimento della moglie Pina con il panettiere, trovando ogni stipite della cucina pieno di pane, io a giugno comincio a sospettare una tresca del fidanzato con la fruttivendola.
-la piscina in giardino. Ogni anno la piccola e io scegliamo il giorno più caldo e, nelle ore più fresche tra mezzogiorno e le due, montiamo la piscina. Ogni anno avanza un pezzo, troviamo un buco, la pompa non va. Verso settembre riusciamo a fare un bagno.
-il gelato. Anche se vale un po’ per tutto l’anno, comincia ufficialmente la stagione del “annamo a pijà er gelato?” ogni sera. Per il fidanzato é di precetto, io passo per quella strana a cui non piace il gelato.
-gli autoscontri. Ogni anno, da che ne ho memoria, gli autoscontri Zanfretta calano sul paese appena finite le scuole. Queste gioiose macchinine buttate una contro l’altra- al costo di una coppa multi gusto con panna del gelato di cui sopra- ci tengono compagnia per quasi un mese. E ogni sera c’è una figlia da portare e riaccompagnare.
-il rientro dei figli universitari. La sessione é finita, le lezioni pure, così il fuorisede comincia il suo movimento migratorio. Oggi qui, domani là, sempre munito di trolley carico di panni da lavare. La parabola più alta della celebre frase di Maria Montessori “questa casa non é un albergo”
Alla fine l’estate è questo: un eterno compromesso tra il diabete da cocomero del fidanzato, i lavaggi industriali del fuorisede e i passaggi notturni alle giostre. Ma va bene così. Ora scusatemi, vado a controllare quale pezzo della pompa della piscina avanzerà quest’anno.