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Sono sedici anche se pare incredibile.

A me, perlomeno, che ho il ricordo vivido della notte in cui ti sei precipitato in questo mondo, con le rocambolesche modalità a cui avrei dovuto ben presto abituarmi.

C’era l’isola dei famosi in televisione e io stavo preparando il risotto.

Chissà perché la nostra memoria mantiene dettagli tanto insignificanti, come il colore della divisa dell’ostetrica che mi ha detto che stavi bene, nonostante tutto, o l’immagine delle mie gambe che tremano prima del cesareo d’urgenza.

Le urgenze, caro il mio primogenito, sono diventate per un po’ parte della nostra vita ma sono solo dettagli, proprio come i programmi televisivi di quella sera.

Non ero preparata all’uragano di emozioni che la tua nascita mi ha scatenato. Che ancora oggi mi scateni, tu che hai la responsabilità e il privilegio di essere il primo in tutto, in quanto primogenito.

Che ti sei beccato la versione più inesperta della tua mamma ma anche forse la più entusiasta.

Tu che da sedici anni mi insegni cosa significa avere cura, esserci per un altro, diventare esempio nelle parole e nei fatti. Il tuo esserci mi costringe a essere la versione migliore di me, affinché tu possa essere quella migliore di te.

Osservarti oggi mi fa pensare che sia la strada giusta, adesso che il tuo profilo è ormai delineato, la voce più bassa e le inclinazioni caratteriali ripassate a penna, ché prima erano solo abbozzate a matita.

Tu che hai a cuore l’ambiente, l’accoglienza, i temi sociali; che ti impegni nello studio -con sbuffi e lamentele, ma con un senso del dovere che ammiro- e nella pallacanestro, tua seconda famiglia.

Che ogni tanto perdi l’equilibrio e inciampi perché si sa, l’adolescenza è un pavimento scivoloso, a volte ti alzi da solo e altre prendi la mano che ti tendo.

Che metti insieme una quantità di stupidera accanto a una profondità di pensiero che a volte mi chiedo se ci abitate in due in quella testa.

Che hai questi pazzeschi occhi verdi che da sedici anni non smetto di ammirare.

Che sei il mio ragazzo grande e non so dire che onore è per me essere la tua mamma.

O Blo.

O Maria.

O Mother.

Buon compleanno, primogenito del mio cuore.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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