Faial

Da Pico si prende un traghetto la mattina, dopo aver lasciato il nostro bed and breakfast che per architettura ricorda una baita di montagna.

Piove, quella pioggerella sottile e bastarda che ti entra nelle ossa e nelle scarpe, ancora non completamente asciutte dopo il mancato avvistamento di balene dell’altro giorno.

Ma qui non ci si fa fermare dal meteo avverso e si viene così ricompensati da Faial, un’isola piena di sole.

Il porto è uno spettacolo di colori. Qui si fermano le imbarcazioni che attraversano l’oceano, solitari navigatori o gruppi di avventurieri. Ognuno lascia il suo ricordo sulla pietra del molo, con una grandissima varietà di murales.

Tradizione vuole che si vada a bere un gin tonic da Peter, storico bar dell’isola, appena arrivati dalla traversata.

Noi, che abbiamo solo traghettato per mezz’oretta scarsa e siamo anche astemi optiamo per una più sobria sopa do dia, che consumata in un locale così ricco di storia ti fa sentire comunque un po’ lupo di mare.

Camminiamo per Horta, la cittadina più popolosa, scoprendo la fabbrica delle balene, il luogo dove venivano portate dopo essere state catturate e uccise. Visitiamo l’acquario, che sembra lo sgabuzzino del più famoso simile di Genova, ma dove gli animali vengono curati e riportati a casa, nell’oceano.

Riprendiamo il traghetto nel tardo pomeriggio, sulla nostra isola c’è la settimana dei balenieri, evento che mobilita un paese intero con street food, bancarelle e danze popolare azzorriane.

Nel mentre il cielo si apre e lui, Pico, il vulcano da scalare, esce dalle nuvole al tramonto come una vera star.

Senza controllo e previsioni, quest’isola è meravigliosa.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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