Di Natale, ancora

Il pomeriggio del giorno di Natale ero in macchina, destinazione lavoro.

Di umore ombroso, immersa in quella vittimistica sensazione tanto sgradevole quanto a volte comoda di essere sola e raminga mentre il resto del mondo scia sulle Dolomiti, mette in valigia il pareo per le spiagge di Zanzibar o allunga le gambe nella piscina di una spa.

Guidavo così, coi pensieri persi e i gesti automatici di chi percorre una strada quotidianamente.

A svegliarmi dal torpore un cappotto rosso, sul lato sinistro della strada.

Un cappotto rosso indossato da una donna bionda, la cintura stretta in vita, i capelli sciolti, lunghi e lisci.

La schiena china, verso qualcosa sul ciglio della carreggiata. 

Una strada normalmente trafficata, a volte pericolosa.

Tra le mani una fila di lucine intermittenti, come quelle che si appoggiano sull’albero di Natale. Solo che non c’erano alberi, sul ciglio di quella strada, ma una piccola croce, un mazzo di fiori gialli e, appoggiata alla croce, la foto sorridente di una giovane ragazza. 

La signora col cappotto rosso sistemava le lucine intorno a quella croce e a quella foto con la delicatezza di una madre che rimbocca le coperte la sera, su bene in alto così non prendi freddo, la naturalezza di chi è nel salotto di casa sua a piegare i panni, la lentezza di chi fa le cose con cura, nonostante l’auto parcheggiata con le quattro frecce accese, poco più avanti.

Se ne vedono spesso di quelle croci, ai lati delle strade. Si passa oltre con la velocità di impegni e appuntamenti, con la sicurezza stupida di essere al sicuro, con la falsa convinzione che capiti solo agli altri.

Si passa e si guarda, ma non si vede, finché un cappotto rosso e delle lucine lampeggianti te lo mostrano, un pomeriggio di Natale, quando ti senti sfortunato perché stai andando a lavorare e non in vacanza, perché non sei con i tuoi figli o sul divano di casa tua.

E allora guido, lavoro, sorrido e racconto.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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