Manovre natalizie

L’albero di Natale è stato montato dalle sorelle, un ramo alla volta.

Inspiegabilmente perde aghi, nemmeno fosse una pianta vera.

Le decorazioni e il presepe sono ancora nello scatolone, lo stesso degli ultimi dieci anni, ad aspettare che il primogenito resti in casa un tempo sufficiente per aiutarci ad addobbare.

Il pomeriggio del sabato lo ha visto impegnato in una palestra lontana da casa, dove ha voluto essere accompagnato ma solo fino all’ingresso.

Pare che gli arbitri non debbano farsi vedere in giro con le loro madri, ma chissà.

Finito l’arbitraggio è stata la volta del compleanno di S, sua compagna dalla prima elementare e trasformata oggi in una bellezza dagli occhi verdi e il sorriso dolce.

Nonostante le discrete indagini -‘ma quanto dura questa festa? Cosa faranno’-e le domande appena accennate -‘ti sei divertito? Eravate in molti? C’erano i suoi genitori?’- nulla è trapelato dal misterioso adolescente, tranne uno sguardo condiscendente e un po’ beffardo.

La domenica abbiamo pranzato fuori, in una formazione familiare insolita ma bella, con un tiramisù finale che ha messo tutti d’accordo.

La piccola, pancia in dentro e coda tirata stretta stretta si è preparata per il saggio di Natale di ginnastica artistica. Per stemperare l’emozione, nel pomeriggio ha voluto comprare un grosso osso per il suo cane preferito, diventata mamma da poco.

La mezzana ha fatto quello che le piace di più dopo l’idea di possedere un iPhone: ha giocato a pallavolo e non ha studiato troppo, mica di prendere brutte abitudini.

Stesa sul divano con la testa vicina alla mia, ha passato un tempo esagerato a farsi massaggiare con una nuova crema per curare la sua pelle ribelle.

Il giovane gatto ha dormito per l’intero fine settimana, finché la piccola non l’ha svegliato per controllare che fosse vivo.

Lo era.

Il primo fine settimana del mese più impegnativo dell’anno è passato così.

Poteva andare peggio.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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