La finestra sul cortile 

Le sedie non sono bastate per tutti, se ne sono dovute aggiungere all’ultimo momento.

Le tovaglie erano diverse per ogni tavolo e l’effetto finale era di un lungo e coloratissimo patchwork.

I bambini hanno aperto più pacchi di patatine di quanto ne fosse necessario e consentito, ma gli adulti hanno chiuso un occhio o forse tutti e due, dopo qualche bicchiere di vino.

E di calici se ne sono alzati diversi, per brindare ai nuovi arrivi, al mondo e nel cortile.

Si è svolta poche sere fa la tradizionale cena di corte, se di tradizione si può parlare arrivati alla seconda edizione.

Ma per noi, abitanti di un cortile che un mattino dopo l’altro si danno il buongiorno aprendo le persiane e la buonanotte chiudendole, piace pensarla così.

Piace pensare che tante case in cerchio possono fare comunità, che si può chiedere un litro di latte, il sale grosso o di ritirare un pacco perché non sei a casa, ma anche come ti sta un vestito, se la strada fuori è ghiacciata e l’indomani ritirano il secco o l’umido.

Piace conoscere le abitudini e anche farsi i fatti degli altri, un po’ curiosi e appena pettegoli ma sempre pronti a dare una mano.

Per bagnare le piante, nutrire gli animali, ascoltare un problema. 

Seduti intorno a un tavolo rappresentiamo le nostre case disposte intorno al cortile, diventato negli anni il parco giochi ufficiale della zona tanto da attirare anche i ragazzini degli altri quartieri. 

Per la gioia della più anziana abitante della corte, sempre pronta a bucare i palloni, chiederti di chi sei figlio e inseguire con la scopa.

La signora non se l’è sentita di sedersi a tavola con noi, per non perdere la consueta puntata de “il segreto” o forse perché, a una certa età, tutta quella confusione intorno, benché festante, non la tolleri più. 

In compenso abbiamo avuto come ospiti inattesi un fragoroso temporale e un caldo arcobaleno, che abbiamo ammirato seduti, vicini.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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