
Il gatto acciambellato ai piedi del letto, il respiro pesante, le zampe che si muovono nel sogno. La casa silenziosa e immobile, il pigiama ancora indosso alle due del pomeriggio. La stanchezza che si fa sfinimento, il sonno incoercibile. La pioggia sui vetri, il fazzoletto nella manica del maglione che fa subito nonna. I brividi e la debolezza, l’inappetenza e il tè caldo sul comodino. I capelli ingarbugliati e il naso rosso. I bambini silenziosi sulla soglia della camera che litigano per chi deve rimboccare le coperte alla mamma. L’immobilità contro la frenesia, il fare nulla in un mondo di corsa, la testa pesante e i pensieri leggeri. Avere gli occhi troppo stanchi sia per leggere che per scrivere. Fermarsi dopo una lunga corsa, l’inattitudine alla calma e l’incapacità di mollare le redini. L’impazienza di guarire, la pazienza che serve per stare meglio. L’influenza arriva così, a dirti che forse hai già fatto abbastanza, a insegnarti che non tutto può essere controllato e che non si deve per forza arrivare dappertutto. A mostrarti che non crolla il mondo se si salta un allenamento di pallavolo o se la piccola viene accompagnata a scuola dalla vicina di casa. Chiedere aiuto è una virtù, non certo una debolezza. Io lo sto imparando, anche se con un po’ di ritardo.