Divieto di sosta

Centro città, pomeriggio affollato, alla ricerca di un parcheggio. Al terzo infruttuoso giro dell’isolato comincio a pensare di rientrare a casa e lasciar perdere, mentre il figlio seduto a fianco a me indica forsennatamente luoghi più o meno sensati dove lasciare la macchina.

“Lì, lì guarda mamma c’è un posto!”

“È il cancello dei vigili, non mi pare il caso”

“Eccone un altro, quello laggiù”

“Veramente è l’entrata del parcheggio a pagamento, che sfortunatamente è pure al completo!”

“Lì mamma, quel signore esce!”

“Si, ma da casa sua”

“No aspetta! Ci siamo!”

In effetti è proprio un posto libero, riquadrato nelle sue belle strisce blu tutto intorno, esattamente tra altre due auto perfettamente parcheggiate.
A onor del vero va detto che per me le strisce blu rappresentano un consiglio, un suggerimento, tuttalpiù un’indicazione, e quando parcheggio ricordo la figlia piccola quando colora: non riesco a stare nei margini.
Lasciata la macchina in tutta fretta accompagno quindi il figlio al suo improrogabile impegno e vengo liquidata velocemente a pochi metri dal luogo di ritrovo, fosse mai che gli amici lo vedessero in compagnia di sua madre. Faccio quindi per ritornare alla mia auto quando scorgo in lontananza una giacchetta blu con scritta bianca degli ausiliari del traffico, che sta osservando con attenzione il mio estroso parcheggio. Preparo il mio più bel sorriso per intenerire l’amico ausiliare, che purtroppo si rivela essere una donna di mezza età con i capelli corti, anche particolarmente agguerrita. Dopo i primi simpatici convenevoli:
“è sua la macchina?”

“ehm..sì”

“le sembra il modo di parcheggiare?”

“ehm..sì” ”

“non faccia la spiritosa”
la gentile signora estrae dal borsello il temutissimo kit per le multe. A questo punto, perso per perso, mi gioco l’ultima carta a disposizione: la verità.

“Senta, lei ha ragione e io ho parcheggiato da schifo. Ma dovevo portare mio figlio a quel maledetto torneo di carte di yu-gi-oh che fanno qui dietro, eravamo in ritardo e non ne potevo più di girare intorno come un criceto sulla ruota e allora..”

“Ha detto torneo di yu-gi-oh?”

“Si”
Rispondo temendo che anche questo costituisca reato e che il torneo sia illegale.

“Come la capisco! Anche il mio ultimo è preso con questo gioco da incubo! E i soldi che ci buttiamo! Prenda la macchina e vada, su!”

È così faccio, prima che la signora ausiliare possa cambiare idea, stupita, commossa e incredula davanti a una solidarietà che si manifesta quando meno te lo aspetti (e sulle questioni più improbabili)

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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