Ancora tu

Eccoci qua, ancora tu e io.
Di nuovo a discutere, polemizzare, recriminare e divergere. Tu che mi accusi di non capirti, io che ti dico sì, è così.
Perché sono una donna di quarantuno anni e non un maschio di dodici e, per tutti gli sforzi che possa fare, non riesco a mettermi nei tuoi panni da basket. In realtà ne so, di bambini e ragazzi, di crescita e adolescenza, di scontri e mediazioni. Ho studiato, letto i libri giusti e al lavoro a volte mi riesce anche bene comprendere, mitigare, avvicinare. Sono preparata sulle tappe evolutive, ho le idee chiare su quanto può succedere da qui ai prossimi anni. Conosco la strada in generale, come nella teoria dovrebbe essere. Ma tu, mio provocatorio e ribelle dodicenne, percorri sentieri fuori dalle mie mappe.
Io, che sono la tua mamma, ho il compito anche di farti da guida in questi primi anni di esperienze. Ma la geografia della tua crescita l’hai soltanto tu.
Io ci provo a immaginare, sai. Penso che avere dodici anni somigli molto a un giro sulle montagne russe che tanto ti piacciono. Un giorno in alto, veloce; un altro giù in picchiata, altri ancora ad arrampicarsi faticosamente prima della discesa. O disorientati a testa in giù, con la pancia in gola e le gambe in alto. Solo che da questa giostra è presto per scendere, anche se sei stanco e stufo. Abbiamo biglietti ancora per parecchi giri. E io soffro pure di vertigini, lo sai.
E allora andiamo di gioco e serietà, risate e tristezze, vicinanza e distanza. Di coccole e ripiegamenti, sorrisi e musi lunghi, abbracci e porte chiuse.
Io non ti capisco, è vero.
Ma non ti capivo nemmeno quando eri un neonato che urlava la sua rabbia e disperazione mentre io dovevo indovinarne il perché.
Non ti capivo quando non camminavi e blateravi infiniti discorsi comprensibili solo a te.
Alla fine un modo per capirci lo abbiamo trovato, impegnandoci entrambi. Tu a parlare, io a ascoltare e comprendere. Certo, adesso è complicato e faticoso mantenere la lucidità e non cadere in una pericolosa simmetria, persi tra le tue provocazioni e le mie adulte rigidità. Ma ce la possiamo fare, credimi. Perché se è vero che prima era tutto più facile, non vorrei tornare indietro. Vederti provare da solo, formulare pensieri, esprimere opinioni mi incanta e mi appassiona. Ascoltare il tuo punto di vista, seguire il tuo sguardo sul mondo fa crescere un po’ anche me.
Quindi forza e coraggio, che come diceva mia nonna, ogni male è di passaggio.

La tua mamma
(che, comunque, non ti prenderà un cellulare nuovo)

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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