A scuola

Atrio della scuola elementare.
In attesa che dal corridoio sbuchi la figlia stampellata, che da lunedì a venerdì, due volte al giorno e per due settimane devo accompagnare e riprendere. Dalle classi chiuse arriva un mormorio sommesso, un puzzle di parole di cui non si capisce il senso. C’è odore di mensa, quel profumo indefinito di verdure, ragù e budino. Guardo distrattamente gli orari della palestra e la pubblicità del nuovo corso di inglese appesi alla bacheca.
Un saluto alle mie spalle mi fa voltare di scatto.
Dietro di me, ma un po’ più in giù, c’è una bambina, età massima sei anni. Ai lati della testa due codini asimmetrici, dai quali sbucano riccioli scuri e ribelli. Mi immagino che la sua mamma la pettini ogni mattina con la speranza di disciplinare quella chioma ribelle e che si arrenda all’evidenza a ogni ritorno a casa. Gli occhi grandi sono circondati da ciglia così lunghe e folte da stare di diritto nella pubblicità di un costoso mascara. Ha le guance rosse e rotonde, mentre la bocca porta ai lati gli inequivocabili segni di una merenda al cioccolato. Indossa un grembiule nero, serio e troppo lungo, dal quale sbucano due gambette magre. Ai piedi le scarpe da ginnastica più fucsia che io abbia mai visto, con tanto di lucine che si accendono a ogni suo movimento. Tra le mani tiene un foglio ormai stropicciato con le lettere dell’alfabeto. Quando apre la bocca per parlare vedo che le manca il dente davanti.

“Ciao, cerchi la bidella?”

“Ehm..veramente no”

“Allora sei tu la bidella?”

“Ecco..no. Sono una mamma.”

“Perché, le bidelle non possono essere mamme?”

“Beh, certo, hai ragione. Però io non sono una bidella.”

“Ma io ho bisogno ora di una bidella!”

“Ah, giusto. Credo che stia per tornare. Io posso fare qualcosa per aiutarti?”

“No. Tu non sei una bidella.”

“Capisco. Allora dovremo aspettare insieme che torni, non credi?”

“Non so se posso stare qui con te. Capisci, tu non sei una bidella. Meglio se torno in classe.”

“Oh. D’accordo. Ti saluto allora.”

“Ciao mamma che non fai la bidella. Mi piacciono i tuoi capelli rossi. Me li faccio anche io se la mamma vuole.”

E se ne va cosi, con quell’andatura ondivaga che hanno solo gli ubriachi e i bambini che non sono ancora obbligati a camminare diritti.
Intanto arriva con fatica la mia fanciulla, accompagnata dalla bidella che le porta lo zaino per non farla troppo affaticare.
Altro che dal dirigente scolastico: la prossima volta che si presenta un problema, anche io vado dalla bidella.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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