Senza filtro

“È la quarta volta che te lo dico. Ti decidi a mandarmi una tua foto per il sito? Mi serve adesso!!”

Ricevo questo intimidatorio whatsapp una mattina, in macchina mentre vado a lavorare.
Non ci sono scuse, la mia collega ha ragione.
Non che io mi sia dimenticata, in verità non ho foto sottomano che siano appropriate per l’occasione. Diciamo che è difficile trovarmi sola in uno scatto, c’è sempre qualche bambino -o una sua parte- vicino, ed escludendo le foto del mare- mi pare poco professionale la foto con la crema solare e la sabbia nei capelli-non rimane molto altro.
Allora mi decido per l’unica soluzione possibile: accosto la macchina per farmi un selfie, prima che la mia collega metta per dispetto la foto di Peppa Pig di fianco al mio cognome. Spengo la macchina e mi guardo in giro: mi sono fermata nel piazzale del cimitero. In giro non c’è un’anima, guarda il caso. Abbasso lo specchietto per darmi una rapida sistemata e lo richiudo immediatamente, afferro l’iPhone alla ricerca del filtro “non più di vent’anni”. Senza naturalmente trovarlo. Mi arrendo alle evidenze anagrafiche e alla carenze tecnologiche e cerco di portare a casa uno scatto decente, sentendomi ridicola più che mai. Scatto e cancello una foto dopo l’altra, nel tentativo di trovare una prospettiva accettabile, dove il termine “accettabile” sta a significare “senza rughe/occhiaie/stanchezza”. Mi rendo conto ben presto che così non andrò lontana, quando scorgo in lontananza il gazebo del fioraio. Scendo dalla macchina senza pensarci troppo e mi affaccio timidamente all’ingresso. Fa freddo e il profumo di fiori è così intenso da far tossire. Un signore con tanti strati di vestiti addosso sta spostando un grande caso di ciclamini. Gli chiedo se può lasciare per un attimo il suo lavoro e farmi una foto.

“Signorina, sicura? Ma qui? Ora?”

“Si, deve essere adesso”

È così il gentil signore mi tende la mano e prende il telefono che gli porgo.

“Guardi, deve schiacciare lì e..”

“Non si preoccupi signorina che io ho il modello nuovo di questo e lo so far funzionare. Lei pensi a sorridere”

In effetti la situazione è talmente surreale da risultare comica. Il gentile fiorista inquadra e scatta come un professionista navigato. L’Helmut Newton dei sepolcri, che al termine della seduta fotografica mi regala pure un garofano rosso.

È così torno a casa con una foto passabile, persino bella. Peccato per le lapidi che si intravedono sullo sfondo.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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