Aspettando

“Grado di sovraffollamento: grave”
Queste parole, scritte in rosso sullo schermo luminoso di un pronto soccorso, sono l’equivalente giuridico del “fine pena: mai”.
Era da tempo, per fortuna, che non mi capitava di frequentare l’ospedale con i bambini. Va detto che in passato abbiamo ampiamente assolto questo dovere, eh. Grazie a un primogenito probabilmente montato al contrario che, come diceva il buon Elio, ha il gomito che fa contatto col ginocchio. Ed è proprio col fantasioso figlio che mi sono trovata, in una mattina uggiosa, in piedi davanti a quella scritta rossa che gettava un’ombra inquietante sulla nostra giornata. Il pronto soccorso è innanzitutto un luogo di lamentazione: si dolgono i malati -a ragione-, si lagnano i parenti in attesa, si lamentano i medici del sovraffollamento, degli spazi insufficienti, della frenesia. Da parte nostra abbiamo cercato di limitare le rimostranze, a parte il giovane infortunato che non si è fatto una ragione di non avere una connessone wi-fi. La disperazione si è impossessata di lui -e un po’ lo ammetto, anche di me- quando ha realizzato che entrambi i nostri cellulari erano al due per cento di batteria. Ci eravamo seduti nella sala d’attesa da non più di quindici minuti. Per trascorrere il tempo -sarebbero state sei ore, ma fortunatamente non ce lo immaginavamo neanche- ci siamo dedicati a piacevoli attività: con una moneta da cinque centesimi l’illusionista in erba ha intrattenuto i nostri compagni di attesa, con apparizioni, sparizioni e magie. Ci siamo poi raccontati delle storie buffe, per sorridere un po’ e alla fine, a corto di argomenti e stremati dalla fame, abbiamo spudoratamente origliato le conversazioni delle persone intorno. E’ arrivato così il nostro turno di appoggiare il piede malconcio del ragazzo sul freddo tavolo del reparto radiologia, accompagnati da un simpatico tecnico.

“Signora, entri anche lei. Devo chiederle se è in stato di gravidanza”

“Per carità. No, grazie, ho già dato”

“Ci metterebbe la mano sul fuoco?”

“Mi dica dov’è la fiamma”

Siamo usciti così, con un nulla di fatto e un nulla di rotto, delle nuove amicizie e gli stessi dubbi diagnostici di quando siamo entrati. Affamati e vicini, finalmente col sole, siamo tornati a casa.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...