Scheletri nell’armadio

“Mamma non ho più calze pulite, prendo le tue che tanto mi vanno”

“Che gioia. Va bene, guarda lì, secondo cassetto”

“Mamma? Cos’è questa??”

Che nessuno pensi male. O forse sì, non so. Come per tante altre donne al mondo, lo shopping è per me un’attività benefica, piacevole, soddisfacente e talvolta salvifica. Certo, la deriva nella compulsione e dipendenza è sempre in agguato, ma al limite ci sono i gruppi di aiuto per uscire dal tunnel. Nel corso degli anni sono passata da uno shopping “ad minchiam” che prevedeva l’acquisto indiscriminato di qualunque capo di abbigliamento che stesse bene sul manichino, fin quando ho realizzato la drammatica verità: certi abiti sono portabili solo da un manichino, pure se li vendono anche della tua taglia. Col tempo ho affinato la tecnica e raddrizzato il tiro, così bene che ora è un’impresa trovare qualcosa che mi piaccia e contemporaneamente mi stia bene. Il mio armadio porta indelebili le tracce di questa mia schizofrenia modaiola. Nello stesso ripiano stanno vicini le felpe termiche per correre col freddo, i jeans presi all’outlet all’imperdibile settanta per cento di sconto, anche se di due taglie più piccoli -con un po’ di dieta e ginnastica vuoi che non ci entri? (frase pronunciata quattro anni fa, pantaloni mai indossati)- e poi lei, che ha scatenato la curiosità della figlia di mezzo: la guaina. La guaina contenitiva è, per i fortunati che non lo sapessero, un’invenzione che mi immagino risalire al periodo della Santa Inquisizione, visto che la sua caratteristica primaria è di essere una tortura, una volta indossata. A mia discolpa posso dire di essere stata tratta in inganno dalle abili strategie pubblicitarie di un famoso marchio di lingerie, che naturalmente prometteva miracoli. Ma per questo genere di miracoli neanche Lourdes può far qualcosa, figuriamoci un pezzo di stoffa elasticizzata color carne. Inutile aggiungere che non ho mai avuto il coraggio di indossarla (altrimenti non credo sarei viva per raccontarlo) ma neanche di buttarla (per la spropositata cifra sborsata) e che lo strumento di tortura giaccia appunto nel secondo cassetto. O dovrei dire giaceva, perché l’orrida guaina ha finalmente trovato pace, trasformata dalle figlie in amaca per il cicciobello. Tanto lui, il fortunato, di pancia non ne ha.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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