Suona il telefono

Ora di cena. Il suono del cellulare mi distrae dal risotto allo zafferano che sta attaccando miseramente sul fondo della pentola.
Uno sguardo allo schermo, numero sconosciuto.

“Pronto?”

“Barbara?”

“Si, chi parla?”

“Adesso mi dici chi ti dà il diritto di impicciarti nella mia vita? Nella mia famiglia?? Chi ti ha chiesto niente, che neanche ci conosciamo?? Chi?”

“..ehm.. appunto, neanche ci conosciamo e credo che lei abbia decisamente sbagliato numero. Ad ogni modo le consiglierei di darsi una calmata”

“Ma come ti permetti?? Prima mi dai il numero per chiamarti e poi mi fai passare per scema??”

“Io avrei cosa? Guardi, facciamo che attacco e la chiudiamo qui. È evidente che c’è un errore, che lei lo voglia ammettere o meno. Addio”

“Eh no, bella. Mio figlio e il tuo vanno nella stessa scuola, in classi diverse, e proprio oggi è tornato a casa col tuo numero scritto su un foglio e mi ha detto di chiamarti, perché di lavoro fai mettere pace tra i genitori. Hai capito adesso?”

No, non ho capito. Diciamo che ho cominciato a intuire. Come si è poi appurato, il ragazzino aveva davvero il mio numero e a darglielo era stato davvero mio figlio, che in una libera interpretazione del mio ruolo e della mia professione ha ritenuto potessi fare qualcosa per i genitori del suo amico. Il colpo di genio è arrivato al termine di un’ora di lezione in cui, per mancanza dell’insegnante, lui e i suoi compagni sono stati smistati in altre classi. Una chiacchierata e qualche confidenza da parte del suo amico, il racconto di una situazione familiare un po’ complicata e per lui probabilmente faticosa. Da qui in poi, la serie di fraintendimenti che hanno portato a questa folle telefonata. Che, una volta svelato il mistero, si è conclusa con toni decisamente più miti e qualche scusa. Più complesso spiegare al primogenito di fare un uso corretto del mio numero di cellulare, dove il termine “corretto” sta a indicare l’importanza di chiedermi il permesso prima di scriverlo su un foglio di carta o muro del bagno che si trovi davanti. Anche se, lo ammetto, io l’ho trovato bello. Avere in primo luogo ascoltato un compagno, poi pensato a un aiuto possibile, mi è parso un gesto buono, attento, partecipe. Scrivere un numero di telefono sul retro di una pagina di espressioni è stato, nella sua ingenuità, un passo nella direzione giusta. E una professione che fa “mettere pace tra i genitori” mi piace parecchio.
Nonostante la varietà di insulti che mi sono piovuti addosso all’inizio della telefonata. Il risotto, pazienza. Sarebbe bruciato comunque.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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