Uomini e donne

Conosco una donna con tanta pazienza, capacità e buon senso, che una sera d’inverno ha detto alla sua figlia cinquenne di prepararsi per fare la doccia. La bambina, che altro aveva in animo piuttosto che lavarsi, si è presa di nascosto il pigiama pulito e lo ha indossato furtivamente, presentandosi alla madre con il sorriso soddisfatto di chi tiene la vittoria in pugno. La madre, che da ormai troppo tempo combatteva la cocciutaggine e la determinazione della sua bambina con alterne fortune e perpetue grida, ha capito di trovarsi di fronte a un bivio: urlare e soccombere o affermare la sua autorevole posizione. Prendendo fiato e sorridendo, è andata in bagno, ha aperto e regolato l’acqua della doccia, è tornata calma e tranquilla in camera e ha preso in braccio la sua piccola. La ha accompagnata in bagno e, nello stupore generale, l’ha appoggiata così, in pigiama celeste e calzine, sotto il getto d’acqua tiepido. La bambina ha avuto bisogno di qualche istante prima di articolare l’urlo più potente che avessero mai udito in famiglia, vicini compresi. La madre, sorridente e imperturbabile, si è fatta scivolare addosso le colorite proteste della giovane fanciulla insieme al bagnoschiuma e allo shampoo. Arrivate al balsamo, tolto il pigiama ormai zuppo, la bambina aveva smesso di piangere e la madre smesso di trattenere il fiato. Si racconta che, da quella sera, non ci furono più capricci per lavarsi, né la sera né il mattino.

Conosco un’altra donna che è entrata in un affollato supermercato insieme al suo bambino di quattro anni, ha lasciato che prendesse il piccolo carrello con la bandierina riservato ai giovani consumatori, ha pazientemente aspettato che si infilasse il guanto troppo grande, scegliesse con cura certosina le mele per la torta da fare insieme e lo ha sollevato prendendolo sotto le ascelle affinché potesse pesare il sacchetto ormai colmo. I due hanno proseguito il loro percorso fra le corsie, ognuno spingendo il proprio carrello, sereni e sorridenti. Fino al reparto giocattoli, dove l’attenzione e il cuore del piccolo sono stati rapiti da un dinosauro grosso, feroce e con un tasto da premere per ascoltarne il potente richiamo. La madre, fiutato come un predatore il pericolo nell’aria, ha cercato di distrarre il figlio verso le entusiasmanti casse fai da te, ma a quel punto il maleficio si era già compiuto e tutte le energie della creatura convogliate in un unico obiettivo: ottenere il preistorico rettile chiuso nella scatola di fronte a lui. Il capriccio è esploso lì, dietro l’espositore del cibo per animali e davanti a un folto pubblico di ignari clienti. La madre, come spesso accade in questi momenti, si è vista passare davanti le immagini della sua intera esistenza e ha dovuto decidere lì, su due piedi e un carrello, cosa fare. Si è legata i capelli sciolti con l’elastico che porta sempre sul polso, ha sollevato l’urlante creatura da terra e l’ha appoggiato nel suo piccolo carrellino, come fosse una confezione da sei di latte parzialmente scremato. Si è poi diretta verso le casse spingendo con una mano il suo grande carrello e trascinando con l’altra il piccolo. L’urlo primordiale è andato scemando solo al momento del pagamento, quando anche il bambino ha compreso che quel dinosauro non sarebbe andato a casa con loro.
I due sono stati poi avvistati in un bar, lei con un caffè (mi immagino corretto) e lui con i baffi di cioccolato e una tazza fumante di fronte.

E poi conosco un uomo, che doveva prendere un aereo con il suo bambino di sei anni, per andare a trovare i nonni. La mamma li aveva accompagnati fin dove aveva potuto e i controlli di sicurezza consentito, e dietro una transenna aveva dato l’ultimo bacio ai suoi due uomini. Il piccolo, che fino ad allora era apparso allegro e baldanzoso, con il suo trolley di Peppa Pig e l’inseparabile peluche di Saetta McQueen, ha mostrato i primi segnali di cedimento quando il cappotto colorato della mamma è scomparso dietro le porte girevoli dell’uscita. Gli occhi si sono inumiditi, il naso ha preso a pizzicare e la nostalgia si è aperta un varco dentro di lui. Ed è esploso il pianto. Il papà è stato colto di sorpresa ma non si è fatto contagiare dallo sconforto. Sulle prime ha provato, senza successo, a distrarre il piccino con promesse di cieli, nuvole rosa e case minuscole viste dall’alto. Resosi conto ben presto che far transitare un minore in lacrime attraverso il controllo documenti gli avrebbe riservato, oltre gli sguardi pietosi degli altri viaggiatori, un approfondito controllo della polizia di frontiera, si è giocato il tutto per tutto. Ha estratto dal suo zaino una bottiglietta d’acqua ancora sigillata, ne ha forzato leggermente il tappo perché si aprisse senza fatica e, con l’aria di chi sta facendo un enorme sforzo ha chiesto al suo bambino di aiutarlo, perché aveva sete ma non riusciva ad aprire la bottiglia. Il figlio, stupito e incuriosito, ha tirato su col naso, si è pulito con la manica della giacca e ha provato a girare il tappo, riuscendoci.
Pare che, tendendo fiero la bottiglia d’acqua al suo papà, abbia ricevuto tanti complimenti e ringraziamenti, e i due si siano avviati una mano nell’altra verso l’imbarco.

La pedagogia è una scienza, ma per educare ci vuole il colpo di genio.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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