
Sono partiti allo scoccare della mezzanotte, da un parcheggio desolato alla periferia di Milano.
Come una cenerentola al contrario, la zucca s’é trasformata in un Flixbus e i topini negli amici di sempre.
Dieci lunghe ore di viaggio, un po’ meno che un volo per le Mauritius è un po’ di più di quello per Zanzibar, con le ginocchia anchilosate e la faccia accartocciata sono sbarcati nella città eterna.
Roma li ha accolti con cappuccini e maritozzi alla panna, qualche goccia di pioggia e l’euforia molesta delle grandi avventure.
In attesa dell’evento per cui vi si erano recati, i quattro hanno percorso strade e stradine, visitato il Colosseo e qualche chiesa non meglio precisata, mangiato carbonara, amatriciana e l’all you can eat della cucina locale.
Dopo l’aperitivo di precetto, sono arrivati al cospetto della divinità della musica techno, religione dei quattro giovani adepti.
Hanno ballato tutta la notte, insieme a moltissimi altri accoliti, e quando s’é fatta l’ora di andare si sono resi conto che era già l’alba e di lì a poco un’altra carrozza trasformata in bus li avrebbe ricondotti a casa.
La mezzana e gli amici soci si sono fatti venti ore di flixbus per restarne a Roma altrettante.
Lei é appena affaticata, già pronta per altre mirabolanti avventure.
Sempre che riesca ad uscire dalla torre dove l’ho rinchiusa fino alla maturità.