L’ho trovata con l’acqua verde come certe foto coi filtri delle Maldive, o del laghetto dietro la centrale nucleare dei Simpson dove sguazzano pesci con tre occhi.
“Le piante, bagnate?”
“Certo!”
Ho trovato il limone che s’é praticamente spremuto da solo per trovare un po’ di refrigerio.
“I gatti, hanno mangiato?”
“Certo!”
Gatto Matisse m’ha buttato le zampe al collo in un abbraccio carico di significato e di fame
“In frigo c’è qualcosa?”
“Certo!”
Sì, l’eco.
“Piccola, ti stai preparando per gli esami?”
“…”
La pioggia che evapora sull’asfalto bagnato.
Il gelato nascosto in freezer.
La piega del parrucchiere.
Poche cose scompaiono tanto in fretta quanto il benessere delle vacanze, al rientro a casa.
Parigi non é la sola a prepararsi per l’arrivo delle Olimpiadi.
A casa mia, e lo dico con la modestia che mi contraddistingue, si svolgono da anni.
Tra il salotto e la cucina, il giardino e le camere da letto, si disputano le Olimpiadi dell’adolescenza.
Dimenticate lancio del giavellotto, il basket tre per tre, il badminton e il nuoto sincronizzato.
Qui di gareggia nel salto agli ostacoli di qualunque oggetto abbandonato sul pavimento, dai vestiti alle scarpe agli zaini.
Categoria di quest’anno la chiamata senza risposta, solo se il chiamante é il genitore e il ricevente il figlio/a/i.
Di grande interesse anche il sollevamento del rotolo esaurito della carta igienica: nessuno tra i figli é riuscito a classificarsi.
Imperdibile la sfida di pugilato, quando una delle sorelle si appropria indebitamente dei vestiti -o trucchi, fermagli, creme, varie ed eventuali-dell’altra.
Spettacolare la staffetta al termine della cena: qui la squadra punta in alto, nello scomparire uno dopo l’altro al momento di sparecchiare.
L’orienteering é disciplina quotidiana, alla ricerca del caricabatterie del cellulare. Il sacro Graal é stato più semplice da ritrovare.
In ultimo, ma non per importanza, il lancio della responsabilità.
Non sono stato io, é stato lui/lei/loro/il gatto, ma sul podio si sale con “mamma, é colpa tua se…” (il candidato completi la frase con “non ho gli occhi blu-sono bassa-non siamo ricchi-il buco nell’ozono-le guerre nel mondo)
A casa mia -Ça va sans dire-il podio é al completo in più categorie.
La mezzana china in giardino a prendere a martellate una felpa di Spongebob.
É rimasto attaccato l’antitaccheggio, e lei ha così pensato di risolvere il problema alla radice: ora ne é rimasto solo metà, magari suonerà di meno quando entra ed esce da un negozio.
La piccola sguazza nella piscina in giardino, mio incauto acquisto dovuto alla dipendenza da marketplace. Mi iscriverò ad un gruppo di auto mutuo aiuto per acquirenti compulsivi di usato.
Lei é un tripudio di felicità e regressione, perché ogni due bracciate -due, ché poi la piscina finisce- esclama “mamma guardami! Mamma guardami!” come ai bei tempi del parco giochi.
Il primogenito in sessione studia-mangia proteico-studia-beve proteine-studia-si allena, e non ha certo il tempo di ricordarsi di chiudere i finestrini dell’auto durante la Tempesta perfetta di stanotte, che mancava solo il capitano George Clooney a governare il peschereccio in balia delle onde.
Io alleno solo il muscolo della pazienza, che al momento é come l’addominale: flaccido.
Dopo anni di Blo, Mother, mamy, mammina, da poco ho un nuovo appellativo.
L’incipit di ogni mia interlocuzione con la piccola, quale che sia l’argomento.
Cara.
Risponde al telefono “pronto cara?”, chiede informazioni “Cara, é pronto?”, esprime opinioni, “cara, devi sapere che…”
A ogni “cara” pronunciato da lei sento arrivare una bolla di orticaria su di me.
Per non parlare delle truffe o dei raggiri perpetrati “no, non lo fanno il corso di recupero a scuola” (sono cominciati lunedì); “ma certo che ho sistemato la stanza”(il gatto non trovava più il modo di uscire)
Non paga di cotanto fastidio, la neo sedicenne non esce di casa senza le sue preziosissime ciglia finte.
Ciglia che, stante il suo disordine assoluto e totalizzante, vengono rinvenute nei posti più impensati.
Viste da lontano, buttate sul pavimento o appiccicate a un muro, sembrano quelle orride bestiacce con mille zampette, e non é la prima volta che le finisco a ciabattate in preda al disgusto.
E l’ orticaria peggiora.
Se me la raccontassero la troverei adorabile e spassosa.
Qualche tempo fa, dopo avere ritirato un pacco, non ho più trovato la mia carta d’identità. Cerca qui, cerca là, ma non é che magari l’ho lasciata proprio al bar?
E infatti.
Un uomo l’aveva riportata all’indirizzo scritto sopra, scoprendo dai vicini che mi ero trasferita in un’altra zona.
Cercandomi nell’altra zona, non mi aveva trovata e la carta d’identità era tornata al bar, appiccicata al mobile tra una stecca di Marlboro light e un gratta e vinci Milionario per sempre.
Finché non sono rientrata in quel bar e acclamata come Vasco sul palco di San siro.
Non ricevevo una accoglienza così festosa dalla sera che ho portato a casa il sushi per la piccola, al posto del minestrone.
La piccola ha cominciato la sua estate oratoriana sotto il segno della bicicletta.
Tenuta in garage per undici mesi, il mezzo a due ruote viene riesumato quando la fanciulla indossa la maglietta con la scritta animatrice. Quest’anno più che mai, visto che Nostro Signore dell’ortopedia aveva consigliato di fare cyclette.
É durata tre giorni: al quarto la sua esuberante pedalata s’é scontrata contro un palo beffardo, che deve essersi spostato nella notte per ostacolarle il cammino.
Palo uno, piccola zero.
La mezzana comincia domani con il primo scritto dell’esame di maturità, il tema.
Mentre il mondo si interroga sulle tracce che usciranno, lei é andata a fare la ceretta.
Sarà d’obbligo come il dizionario di italiano rigorosamente senza i sinonimi e contrari, immagino (se qualcuno sapesse il perché di questo astio verso i sinonimi ma lo spieghi, grazie)
Il primogenito, futuro dott. Nowzaradan (celeberrimo e cattivissimo nutrizionista di un famoso programma tv) macina un esame dopo l’altro, giudica con disprezzo i nostri piatti mal bilanciati mentre divora i suoi due etti di pasta di precetto.
Io fingo di essere a luglio inoltrato per illudermi che le vacanze siano vicine.
A Cesenatico, dove il suo ginocchio s’é frantumato ed é cominciata la nostra odissea tra gran visir dell’ ortopedia e viaggi premio a Rozzangeles.
Un anno che tanto ci ha arricchito di conoscenze fisioterapiche e tanto impoverito, sempre per le suddette.
É tornata non come ginnasta ma come molesta mascotte, amorevolmente accolta dai suoi meravigliosi e folli maestri dei Truzzi Volanti.
La mezzana esercita per la prima volta il suo diritto al voto nella duplice veste di votante e scrutatrice.
Per vestire i suddetti panni s’é presentata al seggio con un paio di pantaloni di pelle nera e un libro da leggere.
Al netto dell’outfit da capodanno, la sua mamma é andata a votare orgogliosissima di trovarla lì.
Il primogenito permane nel regno degli inferi che é la preparazione alla sessione d’esami estivi, da cui riemerge la sera per nottate gaudenti con gli amici.
Come possa sopravvivere a questo ritmo é cosa ignota.
Io sono nel parcheggio dell’ipermercato ma non scendo dalla macchina per origliare la litigata furibonda di una coppia parcheggiata a fianco. Pare lui l’abbia tradita, ma non é chiara la dinamica.
Questo giugno non poteva davvero cominciare meglio.
La mezzana continua con le lezioni di guida, ed io ho l’onore di essere quell’adulto patentato da almeno dieci anni che la deve affiancare.
Ormai parte senza balzi improvvisi, conosce le marce, i segnali stradali, il parcheggio a elle e a esse, qualsiasi cosa vogliano dire.
Io faccio tre aritmie con un litro, mi pare una buona media.
A brevissimo comincerà con gli esami di maturità ed é concentrata e tesa verso l’obiettivo: l’estate.
La piccola azzoppata prosegue le sue innumerevoli terapie riabilitative. Con gioia l’accompagno in palestra, a fare fisioterapia in acqua, al controllo medico a Rozzangeles e abbiamo appena vinto due sedute settimanali di tecarterapia.
Basterà allungare la settimana di un paio di giorni e dovremmo starci dentro.
Il primogenito é in sessione d’esame, e averlo accanto é piacevole come una vacanza in riviera con Voldemort.
Il fidanzato zampetta da un evento elettorale all’altro, tanto che rischio di mettere il suo nome sabato, sulla scheda elettorale.
In giardino sono tornate le gazze, e gatto Matisse-memore degli attacchi passati- le guarda da dietro il passagatto con lo sguardo carico d’odio che la piccola riserva al minestrone.
Sulla macchina -con la carrozzeria martoriata da figli piloti- oggi ho trovato sotto il tergicristallo il cartoncino del “ritiro il tuo vecchio usato”.
A breve me lo attaccheranno direttamente sulla borsa.