Stop!

In macchina, allo stop.

Altre due auto prima di me.

Traffico, tanto, in una strada particolarmente frequentata.

La piccola è seduta al mio fianco, ma nemmeno la cintura di sicurezza può contenere il moto perpetuo che la caratterizza. Sta raccontando infervorata di una ingiustizia accorsa a scuola e del suo intervento per ristabilire giustizia ed equità. Le mancano solo mantello e mascherina e per trasformarsi in Wonder Piccola, ma tant’è.

Così, tra un gesticolare e l’altro, inavvertitamente schiaccia il clacson.

Un suono stridulo fende l’aria.

Scorgiamo il proprietario della prima auto, che sta invecchiando dietro la linea bianca dello stop, inveire ed agitarsi verso l’ignaro conducente della macchina prima di lui.

Non so leggere il labiale ma sembra abbastanza evidente a tutti che non stia recitando il rosario.

Il signore dietro, destinatario di gesti vietati ai minori e parole non proprio di pace, suona a sua volta il clacson più volte, abbassa il finestrino e tira fuori la mano. Non per salutare.

A questo punto l’autista fermo allo stop scende dall’auto, si dirige minaccioso verso il suonatore di clacson e non serve più leggere il labiale per capire che non gli sta indicando la strada per arrivare prima a casa.

La lite prosegue per qualche minuto, finché il coro di clacson della fila, lunga ormai come la coda per entrare al padiglione del Brasile a Expo duemilaquindici, convince i litiganti a riallacciarsi le cinture e ripartire.

La piccola e io, silenziose responsabili della situazione, cercando di non dare troppo nell’occhio passiamo lo stop e ce ne andiamo.

“Piccola, cosa abbiamo imparato oggi?”

“Che è meglio non fare più questa strada?”

“No!”

“Che non devo suonare il clacson se ci sono due signori arrabbiati prima di noi?”

“Ecco, già meglio”

La prossima volta che vi troverete in coda, potrebbe essere colpa mia e della piccola.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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