Alien vs. genitor

Si muove lento, come se tutto il tempo fosse a sua disposizione.

Si adatta al divano con un incastro da tetris, è in grado di fissare per ore lo schermo di un cellulare, perso tra fotografie di rapper dalle vite maledette, partite di basket americane, video di magia e tutorial di ogni genere.

Vive nell’incrollabile e insindacabile convinzione di essere sempre nel giusto, soprattutto se l’interlocutore è sua madre. Conclude ogni discussione scuotendo supponente il ciuffo, dando la ragione che si dà ai matti, come se le cuffiette che tiene impiantate nelle orecchie gli suggerissero solo verità assolute anziché musica trap, storie rabbiose di riscatto sociale e di gente che esce dal ghetto per comprarsi una Lamborghini e indossare giacche di dubbio gusto che costano quanto l’apparecchio ai denti della piccola.

È stanco dello studio, si lamenta dell’alzarsi presto la mattina, porta il peso del mondo sulle spalle insieme allo zaino North Face, crede nel dogma che nessun adulto possa capirlo.

Tre volte la settimana si risveglia all’improvviso dal torpore, abbandona le polemiche e si infila i calzoncini per correre -ah, ma allora non era così stanco- dalla sua squadra di basket, la vera famiglia da cui è stato separato, per allenamenti e partite.

Talvolta ti guarda, con quegli occhi pazzeschi tra il verde e l’azzurro, dice qualcosa di profondo e vero, parole che te lo fanno immaginare l’adulto che sogni possa diventare, ma dura solo quell’attimo, prima che si rimetta a inseguire la sorella picciola per toccarle la pancia.

Se gli alieni non ci hanno ancora invaso è grazie a loro, gli adolescenti coi risvoltini a gennaio, il cappuccio sugli occhi e gli auricolari nelle orecchie.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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