Ieri
“Finito!”
“Di già? Hai già finito di studiare?”
“Certo! Che ci vuole?”
“Ti interrogo, vieni qua”
“Non è necessario, mamma, fidati”
“Ahahahahah bella questa. Siediti qui. Quindi, la Divina Commedia…”
“Sì! So tutto! Il primo mobile, Lucifero che precipita e si incastra all’inferno, i gironi coi peccatori tipo…i furibondi! Ecco! Dante l’ha chiamata commedia, un suo amico ha detto che era divina e così è stato”
“Ho capito. Adesso ci si rimette a studiare”
“Sei una madre perfida”
Oggi
“Mamma non puoi immaginare”
“Ciao tesoro, bentornata. Sei stata interrogata?”
“No, ha interrogato altri due compagni”
“Vabbè, sei preparata per la prossima volta”
“Sì, ma loro non erano preparati. Allora io ho alzato la mano perché le risposte le sapevo”
“E il professore?”
“Mi ha detto: ‘sì, vai pure in bagno’”
“Come in bagno?”
“Non aveva capito, mamma! Io non alzo mai la mano per rispondere! Quando ha capito che sapevo le cose ha detto che ero riuscita a commuoverlo, pensa un po’”
“Già, pensa un po’”
Quello della mezzana con l’istituzione scolastica è un rapporto di odio e amore.
Odio quando ci deve andare, amore il sabato, la domenica e le vacanze.
Oggi ha fatto scendere due lacrime al professore per la gioia e lo stupore di vederla preparata.
A me invece viene solo da piangere.