“Mamma, perché un bosco? Cosa può farti di male? È lì per tutti, non è di nessuno”
Brucia.
Brucia da giorni, la nostra montagna.
Le fiamme alte, il fumo, una nuvola scura nel cielo.
Il fuoco è potente, tanto quanto è criminale la mano che lo appicca.
Perché provocare un incendio non è altro che questo. Un gesto criminale.
Ma la nostra montagna è ancora lì, e non è sola. Vigili del fuoco, volontari, canadair e elicotteri, che ormai ininterrottamente lavorano per spegnere quelle fiamme.
Con una città che attende, spera, osserva.
Ci si abitua alla bellezza, delle cose, delle persone e anche della natura.
Ci si dimentica di quel monte, che ci guarda dall’alto, da sempre, che abita questi luoghi da molto prima di noi.
Ci si dimentica che distruggere è sempre più veloce che costruire.
Ci si ricorda di quanto le persone possano essere eroiche, nello svolgere il proprio lavoro.
Ci si stupisce di poter essere così in apprensione, come se quel monte fosse un parente, un amico, una persona cara.
E allora aspettiamo, con gli occhi in alto, verso la montagna.