
La finestra socchiusa della piccola cucina, gocce di vapore su un lato del vetro, gocce di pioggia sull’altro. Una pentola poggiata sul fornello al centro, acceso. Rumori sommessi che sanno di buono. Il tavolo della colazione, del pranzo e dei compiti, delle confidenze e dei caffè. La tazza bianca, sbeccata sul manico. Un decoro in rilievo davanti, su cui passare le dita mentre si aspetta. Il bordo consumato, più visibile in un punto. Il tè caldo, troppo. Una mamma stanca dentro una felpa non sua, che scalda pancia e cuore. La quiete della sera, che si avvicina alla notte. Una bambina col pigiama da gatto e un grosso libro sulle ginocchia, che parla di dinosauri. La copertina non più rigida, alcune pagine staccate alcune perdute, dopo essere state sfogliate negli anni dal fratello maggiore prima e dalla sorella poi. Una ragazzina con due pollici veloci si scambia messaggi con le compagne di classe. Un ragazzino dalle dita agili mischia mazzi di carte, trova assi, indovina numeri, compie magie. Il rumore del pacco di biscotti aperto giunge dalla cucina, un suono secco e crepitante. Dei capelli lunghi fanno capolino. Il primo biscotto. Si accomoda con grazia mentre lo intinge nel tè della mamma. Un mazzo di carte appoggiato sul tavolo. Il secondo biscotto. Un sorriso metallico arriva per ultimo, attirato dall’andirivieni in cucina. Il terzo biscotto. In cerchio, tutti intorno a una tazza di tè una sera di novembre.
La serenità, a volte, profuma di bergamotto e macine.