
Il vento forte dell’estate di San Martino ha spazzato via ogni nuvola dal cielo, lasciandoci sopra la testa un cielo turchese quasi imbarazzante da tanto bello.
Una soffiata di Eolo sarebbe servita anche a noi, per sgombrare la confusione al Salone dell’orientamento, tappa fissa per i giovani liceali del domani. Tante le persone in fila ad aspettare che l’istituto aprisse e svelasse la meravigliosa offerta formativa delle scuole superiori della provincia. Tra tutta quella gente una mamma e un ragazzino, io e il preadolescente adorato. Il quale si è presentato all’appuntamento col destino spettinato e sbrindellato, sua cifra stilistica da un po’ di tempo a questa parte. Alla ricerca disperata di un Wi-Fi, con il cavo usb pendente dalla tasca, novello cordone ombelicale e fonte di nutrimento digitale. Lo sguardo distratto, le chiacchiere con gli amici. L’interesse si è risvegliato al cospetto della scuola dei suoi sogni, da sempre rivale di quella frequentata dalla sua mamma un certo numero di anni fa. Il ragazzo ha ascoltato in silenzio le parole del dirigente, osservato le slide con le statistiche e emesso mugugni di approvazione per i numerosi laboratori. Rimettendosi la giacca ha sentenziato che avrebbe passato lì i prossimi cinque anni della sua vita, e che non era necessario perdere altro tempo. Io, che alla sua età ero incerta pure sul maglioncino da mettermi la mattina, ammiro in silenzio tanta determinazione. E forse posso passare sopra pure alla sciatteria.