È la primavera

Che fretta c’era, maledetta primavera, cantavano tanto tempo fa.
A me la primavera piace, per carità. Ci sono pure nata in questa stagione. Tuttavia presenta alcune controindicazioni, almeno per me. La distrazione è una di queste. Qualcuno potrebbe obiettare che spesso racconto episodi di sbadataggine o disavvedutezza.
Ma ci sono dei segnali di incuria e sciatteria materna che non possono essere altrimenti giustificati:
– le unghie: quando ti accorgi che i tuoi figli assomigliano sempre di più a Edward mani di forbice e se provi a prendergli la mano ti graffi;
– le merende in cartella, che si stratificano depositandosi sul fondo dello zaino che nemmeno in un sito archeologico;
– gli avvisi: di catechismo, pallavolo, festa della scuola, scioperi revocati, raccolta fondi, premiazioni, progetti, serate tematiche, tutti rigorosamente in triplice copia e altrettanto inevitabilmente scaduti;
– i libri della biblioteca, in un sacchetto del baule, che devono essere riportati da troppo tempo e invece vengono solo portati in giro;
– l’autorizzazione per la gita del catechismo con i soldi messi in una busta senza rendersi conto di essere fuori tempo massimo; scoprire che il pullman è ormai al completo e promettere a una figlia mezzana in lacrime che, se sarà necessario, verrà accompagnata in macchina, a costo di inseguire il pullman;
– il cambio armadio, che nel caso specifico fa plurale perché gli armadi da cambiare sono quattro, e quasi mi sembra di sentire una risata beffarda quando apro le ante e scorgo un ammasso disordinato di maglioni pesanti, magliette a manica corta e sciarpe, ché non si sa mai cosa mettersi;
– ultimo, ma non per gravità, avere spedito per errore su whatsapp una frase del malvagio gufetto che diffonde odio. A un neuropsichiatra con cui ho lavorato anni fa.

Se domani non ci sarà alcun post, saprete dove sono ricoverata.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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