Anno bisesto, anno di corsa

Anche se non lo dice a voce alta e fa finta di niente, ogni benedetto primo dell’anno lei sente la necessità e l’esigenza di fare qualcosa di buono che serva come traccia per i restanti trecentosessantacinque giorni, specialmente quando nell’anno ce n’è pure uno in più, di giorno. Questa volta, come altre a dire il vero, ha scelto di uscire, consegnando i bambini alla nonna e lasciandoli impegnati a spiegarle il funzionamento del suo primo e nuovo smartphone (“mamma, se noi siamo nativi digitali la nonna è preistorica digitale?”)
Ha chiuso la porta sentendosi energica e leggera, ed è andata a correre in una pista ciclabile che fa il giro del lago (la pista, ovviamente, lei potrebbe morirne qualora ci provasse) avvolta in una felpa troppo grande e nemmeno sua, che la avvolge e la riscalda con un ricordo buono e lontano. Oltre a lei, insieme al freddo e qualche raggio di sole, poche persone, qualche famiglia con i passeggini e le giacche pesanti, alcune coppie per mano con grandi sorrisi, quasi che il nuovo anno avesse svelato a loro soltanto qualcosa di bello; qua e là dei gruppetti di persone fermi a farsi gli auguri, come un capodanno alternativo che si festeggia quando i botti e le bottiglie sono andati a dormire. Ha incrociato un uomo che l’ha salutata con calore e ha pazientemente spiegato alla sua faccia perplessa che si, era proprio lui, il bambino che abitava nel suo stesso palazzo quando erano piccini e a casa del quale andava con gli altri bimbi del vicinato dopo aver giocato a palla in cortile (“non c’è ruga che tenga, hai la stessa faccia di quando bevevi la cioccolata nella mia cucina a merenda” ha detto, immaginando forse fosse un complimento).
Lei ha finito la sua corsa e le sue energie in un parco, si è seduta su una panchina e ha scritto tutto questo, pensando che una cioccolata calda l’avrebbe bevuta volentieri.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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