Ancora renne

Aveva preparato e piegato con cura i pantaloni e la maglietta termici, la felpona extralarge, appoggiando sulla cima ordinata i guanti e l’iPod con le cuffiette, mentre sotto la sedia aspettavano con ansia le colorate anche se malconce scarpe da running. La sveglia accanto al letto era programmata per dare il via a una domenica pensata, studiata e disegnata all’insegna dell’attività fisica prima e della bellezza poi, attingendo a piene mani dal cesto natalizio dono della mamma, che ha pensato per la sua unica figlia un assortimento di creme, fiale e prodotti vari rigorosamente anti age, tanto per tirarla un po’ su di morale (questa cosa poi che tua madre, per la quale dovresti essere una eterna bambina, ti faccia poco velatamente capire che hai urgente bisogno di una buona crema contorno occhi dovrebbe far riflettere). E invece.
Non c’è stato bisogno della sveglia, perché a destarla da un sonno inquieto è stato un raffreddore epico, come non succedeva da molto, contagioso regalo delle figlie minori. Riposti dunque nell’armadio indumenti termici e sogni di relax, consapevole che l’unico trattamento di bellezza sensato per la giornata sarebbe stato forse un aerosol, si è trascinata in cucina dove ha trovato le due figlie minori festanti, pronte a ricordarle un impegno che lei non ricordava di avere mai preso. Così, per onorare una promessa (probabilmente estorta in un momento di debolezza) nel pomeriggio si è trovata con le suddette ragazze davanti alla cassa di un cinema, a pagare tra uno starnuto e l’altro un intero e due ridotti per l’imperdibile quarto episodio degli scoiattoli che cantano in falsetto.
Al bar ha ordinato due pop corn medi, un’acqua frizzante, una naturale e per lei un termos di tè bollente, che ha sorseggiato cercando di non addormentarsi durante la proiezione del cartone animato. Sono ritornate canticchiando -loro-, tossendo -lei- e giunta a casa ha finalmente potuto fare ciò che aspettava fin dalla mattina, ovvero rimettersi in pigiama. E subito dopo accorgersi, con orrore, che la pappa del gatto era finita e lo schizzinoso felino non aveva intenzione di mangiare la scatoletta di tonno aperta invano. Ha concluso la giornata così, in coda alla cassa del solito supermercato, con un aspetto che, come ha commentato con amore e delicatezza la piccola, non può vantare neanche la renna protagonista della storia natalizia più amata, dal profetico titolo “Rudolph dal naso rosso”.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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