Drammi infantili (e non)

Ha aperto gli occhi sul nuovo giorno e ha cominciato a piangere. Ha versato tutte le sue lacrime dal letto al bagno, dal bagno alla cucina, dalla cucina alla sala. Ha pianto mentre faceva la pipì, quando si infilava la maglia nelle mutande come dice sempre la nonna e pucciando i biscotti nella tazza di latte. Ha intonato un lamento che neanche le prefiche ai funerali, a riprova che il sangue non è acqua e quel quarto di sicilianità che le scorre nelle vene ogni tanto si fa sentire. Ha continuato a singhiozzare fino al cancello della scuola, dove per non fare brutte figure si é asciugata gli occhi, soffiata il naso e con uno smagliante sorriso ha dichiarato ai compagni “ho gli occhi rossi perché sono allergica a matematica alla prima ora”. Il motivo di cotanta disperazione è presto detto: ieri la piccola sarebbe stata l’unica della famiglia ad andare a scuola, mentre i fratelli avrebbero trascorso una eccitante e avventurosa mattinata con la mamma dal dentista. E dire che le abbiamo pure taciuto la nostra colazione al McDonald’s, altrimenti una chiamata al telefono azzurro non ce la toglieva nessuno. Inutile aggiungere che ad avere più voglia di piangere e disperarsi era proprio la mamma, che ha dovuto spostare un bel po’ di appuntamenti per il benessere orale dei figli maggiori, attraversare l’intera città e trascorrere quattro lunghissime ore nella sala d’aspetto del presidio odontoiatrico. Quando finalmente i tre sono riusciti a rivedere la luce, si è reso necessario un passaggio in edicola, per medicare i sorrisi doloranti. Io comincio a dirlo qui: settimana prossima il dentista tocca a me, cerco qualcuno che dopo mi porti in edicola, o al bar per un cappuccino, insomma che si prenda cura di me, tanto per cambiare.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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