Di confessioni e silenzi

A insospettirla era stato il silenzio, l’assenza di risate, urla o mazzate. L’esperienza le ha insegnato che quando pace e tranquillità convivono con tre fratelli nella stessa stanza qualcosa di malvagio sta accadendo o è in procinto di accadere.
C’è stata la volta in cui la cameretta si era trasformata nel salone del parrucchiere e i due grandi stavano tagliando la frangia alla piccola con le forbici trinciapollo; in un’altra occasione sempre la terzogenita era stata invitata dai fratelli infingardi a bersi un cicchetto di detersivo per lavatrice, che aveva avuto come conseguenze un castigo epico, un po’ di mal di pancia e l’emissione di bolle di sapone nel pannolino della piccoletta per alcune ore. Con un amico invece era stata costruita una ingegnosa carrucola con il catino dei panni per trasportare il gatto sul piano alto del letto a castello.
Per questi motivi ieri pomeriggio, a cospetto di tanto silenzio, si è sentita in diritto di origliare dietro alla porta chiusa della loro stanza.
“Schifo, schifo, schifo. Non ci sono altre parole per definirlo. Se ci ripenso mi vengono i brividi.”
“Ma cosa dici tonta, è una cosa naturale”
“Sarà naturale per te, che sei nato strano. È una cosa schifosa”
“Ma dai, non può essere così terribile!”
“Tu sei piccola e certe cose non le puoi capire”
“Sì che le capisco, me lo ha spiegato la mamma come si fanno i bambini quando andavo all’asilo e le ho chiesto come ci era entrato quel bambino nella pancia della sua amica. Io so tutto”
“Eh no, tu credi di sapere tutto. Ma i dettagli…quelli sono incredibili”
“Dimmeli! Dimmeli!”
“Sei matta? Non puoi dirglieli, è piccola!”
“Basta!! Io non sono piccola! Lo volete capire? E se non me lo dite voi lo chiedo alla mamma. Mammaaaaa?????”

A scuola, nelle ore dedicate al progetto sull’affettività, la solita coraggiosa maestra ha spiegato a una classe di bambine e bambini sghignazzanti per l’imbarazzo in che modo è avvenuto il loro concepimento, da dove sono arrivati e come. Ma soprattutto, tecnicismi a parte, ha raccontato loro che sono qui per un gesto d’amore, anche se quell’amore tra i genitori, oggi, magari non c’è più. Lo ha fatto con parole semplici e sguardi diretti, senza imbarazzo e con naturalezza, sorvolando su battute e mezzi sorrisi. Lo ha fatto per chi non ha ancora trovato le parole giuste per rispondere alle domande dei propri figli, per quei bambini che avrebbero voluto chiedere ma non ne hanno avuto il coraggio, lo ha fatto per chi come me ha cercato di spiegare tutto ma è ben felice di essere aiutata.
Mi sa che la settimana prossima le porto anche la piccola.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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