Visto che la notte di ieri, funestata dalla apparizione della bambola assassina, aveva lasciato strascichi pesanti sul mio viso e nella mia psiche, ho pensato bene di tirarmi un po’ su con una massiccia dose di trucco e una qualche entusiasmante attività. Nello specifico sono andata in posta, spinta da una vena di masochismo e dall’imminente scadenza del bollettino per pagare l’assicurazione scolastica dei bambini. Il tempo trascorso nell’ufficio postale è stato ricco di spunti interessanti sia per scrivere una commedia che una tragedia, ma è sempre così è oramai non ci faccio più caso, mi godo lo spettacolo fino al mio turno. Sono uscita in tempi relativamente rapidi (credo sia stato il mio miglior tempo, se esistesse un runkeeper delle code) con l’urgenza e l’esigenza di andare a bermi un caffè doppio al bar di fronte. Ma il destino aveva altro in serbo per me è più precisamente una anziana signora che, appena dietro l’angolo, è inciampata in un dislivello della pavimentazione che circonda il palazzo, finendo a terra lunga, distesa e dolorante. Un’altra signora che passava e io l’abbiamo quindi soccorsa all’istante. A una prima e rapida occhiata la sfortunata signora ci è apparsa spaventata e un po’ acciaccata ma tutto sommato non gravissima. Mentre le prestavamo cure e conforto abbiamo scorto passare nella strada di fronte a noi -quella che mi separava dal tanto agognato bar- una pattuglia di vigili urbani e abbiamo fatto segno con le mani perché venissero ad aiutarci. I due hanno risposto al nostro saluto e hanno proseguito il loro giro. Solo al secondo passaggio si sono resi conto che non eravamo così cortesi e educate da salutare le forze dell’ordine e non eravamo sedute per terra per un sit in di protesta contro le lungaggini di Poste Italiane, e quindi sono intervenuti tempestivamente. Lui, il vigile uomo, capita la dinamica dell’incidente si è affrettato a dichiarare che la responsabilità non era del comune ma del condomino, dunque se la signora abitava lì non aveva che da rivolgersi al suo amministratore. La povera signora -ora di nuovo in piedi grazie a un baldo giovanotto che con gran delicatezza l’ha aiutata a rialzarsi- ha chiarito che no, lei non abitava in quel palazzo ed era solo inciampata. A questo punto è intervenuta la collega vigilessa che, nel giro di pochi minuti e con rara efficienza, è riuscita a tranquillizzare la signora, convincerla a farsi vedere in ospedale e chiamare la figlia per avvisarla. L’intraprendente vigilessa non aveva ancora finito di dare l’indirizzo agli operatori del centodiciotto al telefono che, davanti a noi, è arrivata un’ambulanza pronta a soccorrere la signora, prestandole le prime cure. Peccato che non fosse l’ambulanza giusta ma solo una che passava di lì, probabilmente per tornare alla vicina sede SOS. Fortunatamente il disguido non ha influito sull’umore della sventurata signora, che si è affidata fiduciosa nelle mani dei due gentilissimi volontari. Alla fine il caffè l’ho bevuto che era quasi mezzogiorno, ma pazienza, è stata sicuramente una giornata più difficile per l’infortunata signora.
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