
Si dice sia solo un pezzo di carta.
In fondo é vero, anche se é una pergamena da incorniciare.
Quella cornice però dovrebbe poter contenere ben di più: lo scoramento in terza elementare, di fronte allo studio della mezzaluna fertile e la poesia a memoria la domenica pomeriggio. La seconda media, terra di nessuno dove nella stessa classe siedono ragazzini in calzoncini e marcantoni con la barba, e ci sono giorni in cui vorresti mimetizzarti con il muro del corridoio.
Le verifiche il primo anno del liceo, che cominci a capire quanta fatica dovrai fare e anche che non ne hai voglia, vorresti passare la giornata al campetto con gli amici e un pallone da basket.
Il professore universitario che, dopo una lunga giornata di interrogazioni, ti caccia malamente e con brutte parole ti invita a ripresentarti al prossimo appello, anche se avevi studiato così tanto.
Le volte in cui sei stato chiamato a scegliere che direzione dare al tuo futuro ed eri troppo piccolo o confuso per farlo.
Le pagine lette e sottolineate, studiate e ripetute.
Ogni pagina é stata come un piccolo passo, che ti ha portato esattamente dove sei oggi.
In una mattina di luglio che sembrava ottobre, sei stato proclamato dottore con il massimo dei voti, e dal pubblico sembravo la madre di Sinner alla vittoria di Wimbledon.
Non sempre merito e risultati coincidono, lo sappiamo.
Oggi sì, Dottore.
La tua, orgogliosissima, mamma