
I passi in salita e in discesa, uno dopo l’altro. Il cielo azzurro con un sole da primavera, i palazzi alti e i vicoli stretti, i profumi e gli odori, il chiasso e la gente. Il mare e il vulcano, uno vicino all’altro. Le statue bianche, il barocco delle chiese dorate. Il cibo buono e il traffico congestionato, il fritto nel cono e la pizza per strada. Il caffè a ogni angolo, i musei e le bancarelle. Mendicanti e mercanti, chiostri di pace, chiese fredde e cornetti rossi. La fortuna e l’azzardo, la superstizione e il culto. Cinquantaquattro santi a proteggere la città, la musica e le processioni. I presepi così belli da sembrare veri, le ceramiche e i limoni. Le voci alte, una città sotterranea, un castello sul mare.
Tre giorni di bellezza e libertà, di chat su WhatsApp coi tre ragazzi rimasti a casa, le foto e i regali, la partenza e il ritorno, un treno veloce, un abbraccio lunghissimo.