
Gli inviti sono stati scritti a mano e a mano consegnati, porta a porta con l’entusiasmo dei testimoni di Geova e l’insistenza dei venditori del Folletto.
La tavolata è stata composta nel cortile, per l’occasione libero dalle auto, come un puzzle di tavolini arrivati da ogni casa. Chi ha messo le sedie, chi le posate e chi il vino. Ci siamo divisi le portate e i bicchieri, condiviso bibite e aperitivo oltre che il civico diciotto. Le bambine hanno preparato un intrattenimento degno del migliore villaggio vacanze con balli, canzoni e karaoke. Ci siamo seduti tutti vicini, noi che vicini siamo di casa, brindando alla nostra prima cena di cortile. In una serata abbiamo scoperto cose l’uno dell’altro che non ci si immaginava, pur entrando e uscendo ogni giorno dallo stesso ingresso ormai da parecchio tempo. Che il ragazzo della casa a sinistra ha più anni di quelli che dimostra e canta in un famoso coro gospel, il vicino che fatica a salutarti quando ti incrocia prepara delle piadine buonissime, la vicina mamma del bimbo più piccolo è una grande organizzatrice di eventi. Si è chiacchierato tra un piatto di insalata di riso e una fetta di anguria, il caffè si è fatto un po’ alla volta ché la caffettiera non era abbastanza per tutti.
Si è stati insieme finché si è fatto buio seduti vicini, questa volta davvero.