
Tornare a casa dal lavoro e trovarci, nell’ordine, un topo stramazzato all’inizio delle scale, come un macabro zerbino; il gatto piccolo saldamente aggrappato al gatto grande che cerca di scrollarselo di dosso, come un toro meccanico; il proprio figlio preadolescente in compagnia di altri cinque coetanei nonché amici.
Scoprire che le sei creature hanno consumato la riserva di succhi e merende di una settimana, fare un rapido calcolo del costo della vita sociale del primogenito.
Andare in cucina in cerca della spremuta arancia rossa e mandarino e ritrovarsi circondata dai suddetti preadolescenti che, invece di stare in giro come dovrebbero a cercar Pokemon per le strade hanno preferito tenere compagnia a una mamma.
Ascoltare per un’ora racconti, aneddoti, canzoni e barzellette.
Assistere a un numero infinito di trucchi con le carte.
Essere grata al settimo preadolescente venuto a suonare il campanello per richiamare gli amici dispersi.
Ospitare a cena un buon numero di ragazzini perché dove si mangia in due si mangia in tre, in quattro, in cinque…
Ma chi ha bisogno della realtà aumentata. Io la voglio diminuita.