Open day

Se pensate che gennaio rappresenti solo il mese degli inizi, dei saldi, del radicchio rosso e dei mandarini, vi sbagliate.
Sarà che prende il nome da Giano, antica divinità  preposta a passaggi e mutamenti, ma gennaio è ufficialmente il mese degli open day. Gli antichi ci avevano visto lungo.
Teatro della giornata aperta la scuola media del paese, che ospiterà per i prossimi tre anni la figlia mezzana insieme a tanti altri ragazzini e ragazzine come lei. Una scuola tirata a lucido per l’occasione ha aperto i cancelli e le classi a un considerevole numero di quasi ex bambini e ai loro trepidanti genitori. Adulti sudati e rossi in volto intabarrati in pesanti giacconi che si aggiravano per l’istituto, come pecorelle smarrite alla ricerca dell’insegnante a loro assegnato. Tra un laboratorio e un’aula, dentro una mensa e fuori dalla palestra, su da una scala, giù per un corridoio. Io, che sono quinto dan di open day, ho seguito senza indugio la mia professoressa preferita. Accanto a me una figlia emozionata e tremante, titubante e insolitamente silenziosa. Con in testa però tutt’altro pensiero: l’amichevole di volley under dodici che l’aspettava all’uscita.
E si, perché alla fine i destinatari principali di tutto questo circo sono gli adulti, le loro ansie e preoccupazioni. I bambini accettano passaggi e cambiamenti come una parte naturale e inevitabile della vita, perché sono loro stessi in costante mutamento. L’open day tranquillizza noi grandi, che le scuole le abbiamo finite da un pezzo ma viviamo ogni nuovo inizio dei figli come se fosse nostro.
E lo dice una che, al primo giorno di medie del primogenito, si è emozionata più che alla discussione della sua tesi di laurea. In questo secondo giro di giostra sono visibilmente più rilassata. Così serena e pacifica che lo scorso lunedì mi sono dimenticata di andare all’incontro informativo col dirigente. Che ho già perso tre volte la password per accedere alle iscrizioni on line.
Se continuo così, quando sarà il turno della piccola rischio di non ricordarmi nemmeno di andare.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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