E allora eccoci qui, piccolina mia, un’altra volta l’hai avuta vinta tu, con questa mamma che sembra di acciaio ma in realtà è fatta di burro. Non è la tua festa nè l’onomastico ma il tempo da aspettare sarebbe stato davvero troppo. Quindi sono qui, bimba mia, a cercare le parole più belle che ho, come ti avevo promesso. Sei giunta per ultima ed è stato subito motivo di rabbia e di furia, tu che non vuoi essere seconda a nessuno e da noi sei arrivata addirittura terza.
Ma io qui te lo devo dire, amore mio, che sei stata il regalo più grande che potessi farmi. Contro ogni logica, ogni buon senso, contro parenti e amici rimasti senza parole all’annuncio del tuo arrivo. Ma in questa famiglia mancava qualcuno, e quel qualcuno eri proprio tu, mia bambina che non vuole essere chiamata piccola e che rivendica a gran voce autonomia e indipendenza, quella che la mamma più fatica a lasciare andare, quella che ha messo più a dura prova la pazienza, la tenuta e la capacità genitoriale di tutti, che mi mette in scacco con un sorriso che sa di cicca alla fragola e uno sguardo che mi illumina quando si posa su di me. Che da grande vorrebbe sposare la mamma, che urla con suo fratello ma gli rimbocca le coperte quando è malato, che sta come un’ombra dietro alla sua altissima sorella, come uno scudo contro al mondo. Che ha paura dei cani e litiga con il corsivo, ma che viaggia con una valigia piena di parole nuove e scintillanti. Che mi fa ridere di quella risata che poi ti fa piangere, e sentire come dopo una lunga corsa, aver mangiato un pezzo di cioccolata o la panna montata direttamente dal flacone.
La mia bambina un po’ piccola e un po’ grande, con i capelli lisci colore del miele, proprio come li avrei voluti io se avessi potuto scegliere.
E allora, visto che oggi non è la tua festa nè il tuo onomastico, facciamo finta di essere nella fiaba di Alice e insieme al Cappellaio matto cantiamo “un buon non compleanno a te, or spegni la candelina e rallegrati perché.. Un buon non compleanno a teeeee!”
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