Cosa si mangia?

E oggi, cosa preparo da mangiare?”
Tra tutti gli interrogativi esistenziali, le dissertazioni sui massimi sistemi e i dubbi di fede state pur certi che alla fine la domanda che le donne si pongono più frequentemente è proprio questa. Benché sia chiara e conosciuta la piramide alimentare, che cominciamo a studiare in seconda elementare e padroneggiamo meglio delle piramidi egizie, nonostante i milioni di siti, blog, riviste e libri dedicati a cosa portare in tavola e come farlo, sebbene su Facebook impazzino le foto di scenografiche e prelibate preparazioni, non si capisce come mai io finisca sempre per ripiegare sulla pasta al pesto. Con alcune varianti sul tema -pasta al ragù, lasagne e polpettoni- le mie giornate sono funestate dal desiderio di nutrire la mia famiglia in modo sano, così come raccomanda l’organizzazione mondiale della sanità e non smette di ripetermi il pediatra dei miei figli. Il problema è che, come per l’esame della patente, io sono preparatissima nella teoria ma carente nella pratica. Mi manca il tempo, probabilmente l’attitudine e di certo la costanza. Spesso le mie azioni sono guidate da entusiasmi quantomeno passeggeri, che per qualche giorno faranno arrivare sulla nostra tavola piatti che neanche a Masterchef (junior), completamente bio, di stagione, bilanciati, gustosi e genuini, con tanto di impiattamento artistico salvo poi, a entusiasmo calato, ritrovarmi nella corsia surgelati del supermercato a fare scorta di quattro salti in padella. Quanto queste dissennate abitudini alimentari nuocciano ai miei figli ancora non mi è chiaro. Di certo so solo che, pur mangiando tutti alla stessa tavola, fisicamente non potrebbero essere più diversi, per peso, per altezza e per voracità. Senza dimenticare la difficoltà di conciliare in un solo piatto l’intolleranza al lattosio, il precoce vegetarianesimo e le bizze varie (i pomodori si, mamma, però sbucciati). Posso dire di averle provate più o meno tutte: ho pianificato con cura scientifica il menù settimanale affinché pranzo in mensa e cena a casa fossero equilibrati, tenendo conto degli impegni miei di lavoro e dei ben più pressanti impegni sportivi dei bambini. Non ho però calcolato e tantomeno previsto che magari al mercoledì, dopo una giornata frenetica e stressante la mia capacità di fronteggiare malumori e capricci davanti al passato di verdura sarebbe stata pari a zero e avrei preso il telefono e ordinato la pizza o preparato la pasta al sugo che -nove volte su dieci- i bambini hanno già mangiato a pranzo. E così la mia schizofrenia alimentare va avanti, tra un bastoncino findus e un arrosto con spinaci, un’insalata di quinoa e un bon roll, senza dimenticare che al venerdì a scuola è obbligatoria la merenda vegetale e che il budino alla fragola NON vale come frutto.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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