Un sole splendente, la ricerca di un parcheggio, l’ora di riprendere figli, nipoti e vicini di casa da scuola per andare a mangiare. Le strade intorno all’edificio chiuse, con una iniziativa contestata ma tutto sommato positiva per i bambini che, almeno per quei dieci minuti, non devono camminare con il timore di essere travolti dal veloce automobilista di turno. Ho parcheggiato in una strada nei pressi della scuola, non lontana da un semaforo. Recuperate le bambine mi sono avviata alla macchina con le due fanciulle allegre e saltellanti che mi raccontavano come era andata la mattinata. Altri genitori e figli percorrevano la nostra stessa strada, mano nella mano. Arrivati sulla strada principale si è sentito un rumore assordante, che se non fossimo nel centro di un piccolo paese ricorderebbe il rombo dei circuiti di formula uno. Davanti a noi è sfrecciata a folle velocità una vecchia Peugeot, bassa e probabilmente taroccata, di quelle con le cinture Sparco da rallysta mancato, in gara con il semaforo per non prendere il rosso. Cosa che puntualmente è avvenuta e il novello Ayrton è stato costretto suo malgrado a fermarsi, con un gran stridore di freni. E a trovarsi letteralmente circondato da un gruppetto di madri inviperite che, con la dolcezza e la ragionevolezza tipica della leonessa a cui è stato strappato il cucciolo, gli hanno rinfrescato la memoria sul codice della strada e quello penale. Lui, il pilota, il coraggioso, non è riuscito nemmeno a trovare la forza necessaria a girare la manovella del finestrino ed è rimasto chiuso e zitto nel suo scatolino con le ruote, facendo probabilmente il conto alla rovescia per il verde. Ora, senza voler mettere in dubbio l’utilità degli autovelox, l’efficacia dei dossi, il buon lavoro dei vigili urbani: ecco, secondo me questo signore ci penserà due volte in futuro prima di schiacciare il pedale dell’acceleratore come se non ci fosse un domani.
Perché lo ha rischiato ieri, di non avere un domani.
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