La palestra è sempre la stessa dell’anno passato, l’orario pure, l’istruttore anche.
Al loro arrivo hanno trovato un’umanità varia e a tratti surreale. C’è la giovanissima in leggings e canotta fluo, c’è la ben più inquietante vecchietta in leggings e canotta fluo, ci sono le sciantose, quelle truccate di tutto punto probabilmente anche in spiaggia, c’è un uomo, di cui non si è ancora ben spiegata la presenza, ci sono le mamme con le occhiaie che si auto infliggono questa tortura per smaltire i rotoli di pancia post parto. E poi ci sono loro due, amiche, con la canotta taglia L e il mollettone sulla testa che ormai da un paio d’anni usano quest’ora come alternativa alla psicoterapia. Che si ostinano, nonostante le evidenze scientifiche, ad ancheggiare a ritmo replicando i passi del loro istruttore cubano, con la canotta aderente e il bicipite scolpito, che incarna il secondo motivo per cui le due proseguono con costanza questa folle danza. Ad oggi i loro muscoli più allenati sono quelli facciali, per le infinite risate che si fanno volteggiando e zompettando beate a destra quando il resto del gruppo va a sinistra, seguendo una coreografia nota solo al loro. Senza fiato e senza ritmo, hanno ricominciato ieri sera la stagione di zumba. Chissà mai che tra un Kamasutra do Brasil e un Viva la vida quest’anno imparino a ballare.