
Lunedì. Mattina. Pioviggina.
Il parcheggio vicino alla stazione é facile da trovare come il santo Graal, quindi si lascia la macchina a chilometri di distanza e cosa saranno mai quattro passi sotto una romantica pioggerella, con una borsa che ha il peso specifico dell’uranio impoverito.
“Il treno delle 8.52 termina la sua corsa da un’altra parte”
Mannaggia, meno male che sono in grande anticipo, prendo quello dopo.
“Il treno successivo é soppresso”
accidenti, vabbè ma ce la faccio pure con quello dopo ancora, mi tengo sempre larga quando vado a Milano
“Il treno viaggia con un ritardo di ennemila minuti”
Eh no, così non ce la faccio. Aspetta, se il problema é qui posso correre in una stazione dello Stato.
Correre certo, sotto la romantica pioggerella e con la borsa di prima, verso l’infinito e oltre.
Di nuovo in macchina verso l’altra stazione, pochi minuti per arrivarci, e nell’ordine davanti a me: camioncino pulisci strade, centoduenne che sta probabilmente andando a rinnovare la patente, neopatentato.
Ma non importa, raggiungo al volo la stazione e mentre lancio la macchina in un divieto di sosta, vedo arrivare il treno.
Corro -pioggerella, uranio impoverito, divieto di sosta- e per un soffio salgo, prima che si chiudano le porte. Sudata nonostante i tre gradi esterni ma felice, ce l’ho fatta.
“Dlin Dlon! Si avvisano i gentili passeggeri che a causa di persone sui binari nella stazione di C. il treno ripartirà quando ripartirà”
Spoiler: il treno non é ripartito, e a questo punto da domani userò un mezzo più affidabile ed economico per andare al lavoro: l’armadio di Narnia.